18 Agosto 2026
Culture

La sanità calabrese non è più solo un’emergenza sanitaria: è una questione sociale

La scena è quella di un Pronto soccorso regionale, nel cuore dell’estate, quando la pressione sui servizi aumenta e le fragilità del sistema diventano più evidenti. È il Policlinico “Renato Dulbecco” di Catanzaro, dove Ada Cosco, giornalista e voce di Radio Amore Catanzaro, ha vissuto una disavventura che non può essere derubricata a episodio isolato.

Ada ha raccontato pubblicamente ciò che ha visto: attese interminabili, personale ridotto all’essenziale, pazienti costretti a ore di sofferenza, un Pronto soccorso che fatica a garantire il diritto alla cura. Il suo sfogo non è stato un gesto impulsivo: è stato un atto civile, un richiamo alla responsabilità collettiva.La vicenda di Ada non è un fulmine a ciel sereno. Da tempo, operatori sanitari, sindacati e cittadini segnalano una carenza cronica di personale, una rete dell’emergenza-urgenza che fatica a reggere, ambulanze spesso incomplete, protocolli non uniformi, tempi di attesa che diventano ore.

Il Policlinico di Catanzaro è solo uno dei luoghi in cui questa fragilità emerge con forza. La Calabria vive una condizione che non può più essere definita “criticità sanitaria”: è qualcosa di più profondo, più esteso, più grave. Accanto alla carenza di personale, c’è un fenomeno che non può più essere ignorato: il burnout del personale sanitario in tutte le sue componenti.

Non riguarda solo i medici. Riguarda infermieri, operatori socio-sanitari, tecnici, autisti del 118, triagisti, personale amministrativo che lavora in condizioni di pressione continua. Il burnout non è semplice stanchezza: è collasso emotivo, perdita di lucidità, riduzione della capacità decisionale, rischio di errore. È la condizione in cui chi cura non riesce più a sostenere il peso della responsabilità, pur continuando a lavorare. Quando un sistema sanitario produce burnout, significa che non sta proteggendo chi dovrebbe proteggere gli altri. E questo è un segnale sociale, non solo clinico. Quando un territorio non riesce a garantire un accesso equo e tempestivo alle cure, la ferita non è solo sanitaria: è sociale, civile, comunitaria. Significa che le famiglie vivono nell’incertezza. Che gli anziani temono di non essere assistiti. Che i giovani percepiscono un futuro fragile. Che la fiducia nelle istituzioni si incrina. La sanità è il primo patto tra Stato e cittadini. Quando quel patto si indebolisce, non si incrina solo un servizio: si incrina la coesione sociale. Ada Cosco non ha denunciato per polemica, ma per responsabilità. Ha dato voce a chi non può parlare, a chi aspetta in silenzio, a chi vive la fragilità del sistema sulla propria pelle. Il suo sfogo è diventato un simbolo: non della rabbia, ma della consapevolezza.

A Ada Cosco, amica cara, va la mia vicinanza più sincera e la mia solidarietà. Le auguro di stare bene e di ritrovare serenità dopo ciò che ha vissuto.Per uscire da questa crisi non bastano le denunce. Servono scelte politiche, organizzative e culturali. E ora, più che mai, la politica è chiamata a fare il suo ruolo: assumersi la responsabilità di intervenire, programmare, ricostruire.

Ecco alcune direttrici possibili:

  • Potenziamento dell’emergenza-urgenza: assunzioni straordinarie, incentivi mirati, mobilità temporanea.
  • Rafforzamento del 118: mezzi adeguati, equipaggi completi, protocolli uniformi, formazione continua.
  • Rete territoriale di supporto: ambulatori di prossimità, triage diffuso, telemedicina per ridurre gli accessi impropri.
  • Trasparenza dei dati: tempi di attesa pubblici, monitoraggio indipendente, report mensili.
  • Programmazione strutturale: investimenti pluriennali, stabilizzazione del personale, revisione dei modelli organizzativi.
  • Supporto psicologico per il personale sanitario: prevenzione del burnout, sportelli dedicati, formazione emotiva.
  • Partecipazione civica: comitati locali, osservatori cittadini, tavoli permanenti con operatori e utenti.

La Calabria non può più permettersi una sanità che funziona solo sulla carta. La cura non è un privilegio: è un diritto. E quando un diritto viene negato, la società intera si indebolisce. Lo sfogo di Ada Cosco non è un episodio da dimenticare: è un punto di partenza. Un segnale che chiama alla responsabilità, alla verità, alla ricostruzione. Perché la sanità calabrese non è più solo un tema sanitario. È un tema sociale. E riguarda tutti.

Domenico Nardo

Presidente dell'"Associazione Culturale Rachele Nardo-LLFF", avvocato, docente di discipline giuridiche ed economiche presso gli Istituti Superiori di Secondo Grado, scrittore, conduttore radiofonico.