3 Agosto 2026
Culture

La Calabria ha riacceso la luce: infrastrutture, turismo, identità e orgoglio di un popolo.                                  

La Calabria ha riacceso la luce: infrastrutture, turismo, identità e orgoglio di un popolo.                       (di Paolo Fedele)

C’è stato un tempo in cui parlare della Calabria significava quasi dover chiedere scusa.

La si raccontava attraverso le sue ferite, mai attraverso la sua forza.

Le difficoltà della sanità, le infrastrutture da migliorare, l’emigrazione giovanile, le fragilità economiche diventavano spesso l’unico ritratto possibile di una terra che, invece, ha sempre avuto molto altro da offrire.

Una regione con tremila anni di storia, due mari, montagne straordinarie, borghi unici, cultura, tradizioni e un popolo capace di sacrificio e accoglienza non può essere ridotta soltanto ai suoi problemi. Una terra non si giudica soltanto dalle sue difficoltà, ma anche dalla capacità dei suoi cittadini di reagire, costruire e guardare avanti.

Per questo occorre dire con chiarezza che non serve alla Calabria chi continua a descriverla esclusivamente attraverso un’immagine devastante, alimentata talvolta da interessi politici o da contrapposizioni sterili.

Criticare ciò che non funziona è un dovere democratico. Segnalare i ritardi è necessario. Ma una critica che dimentica i passi avanti, che cancella gli sforzi di migliaia di calabresi e che presenta questa regione come una realtà senza speranza non è un servizio alla verità.

La Calabria merita uno sguardo più giusto. Merita di essere raccontata nella sua complessità: con i problemi che ancora deve affrontare, ma anche con le energie positive che stanno emergendo.

Negli ultimi anni qualcosa è cambiato. Non tutto è stato risolto, sarebbe illusorio sostenerlo. Ma è cambiata la direzione. La Calabria ha ricominciato a progettare il proprio futuro e a credere nelle proprie possibilità. È questo il senso della stagione politica guidata dal presidente Roberto Occhiuto.

La scelta dei medici cubani, che ha generato discussioni e critiche, è stata una risposta a una carenza drammatica di personale sanitario che rischiava di mettere in difficoltà interi territori. Non una soluzione definitiva ai problemi della sanità, ma una decisione assunta per garantire servizi essenziali ai cittadini.

Lo stesso spirito si ritrova nel rilancio delle infrastrutture. Gli aeroporti rappresentano il simbolo di una Calabria che vuole tornare protagonista. Lamezia Terme rafforza il proprio ruolo, Reggio Calabria ha ritrovato nuove prospettive con nuovi collegamenti, Crotone mantiene una funzione strategica e Scalea guarda al futuro con il progetto di un aeroporto capace di collegare l’Alto Tirreno cosentino con Roma e con la rete nazionale.

Ogni collegamento in più non è soltanto un numero. È una possibilità. È un turista che arriva, un’impresa che investe, una famiglia che sceglie la Calabria per le proprie vacanze, un giovane che sente la propria terra meno lontana.

Anche il turismo racconta una storia diversa. I dati indicano una crescita degli arrivi e delle presenze, con una presenza sempre maggiore di visitatori stranieri. La Calabria sta diventando una destinazione cercata non solo per il suo mare, ma per la sua autenticità: i borghi, la cultura, la natura, l’enogastronomia, le tradizioni.

In questo percorso si inserisce anche il lavoro dell’assessore Gianluca Gallo, che ha puntato sulla valorizzazione dell’agricoltura e delle eccellenze calabresi. Il Made in Calabria non è soltanto un marchio: è il racconto di una comunità produttiva che porta nel mondo prodotti e qualità. È il lavoro degli agricoltori, degli imprenditori e delle famiglie che custodiscono una ricchezza costruita nel tempo.

Il cambiamento più importante, però, resta quello culturale.

È tornato l’orgoglio di essere calabresi.

Per troppo tempo molti hanno sentito il bisogno di difendersi quando pronunciavano il nome della propria terra. Oggi cresce una consapevolezza diversa: amare la Calabria non significa negarne i problemi, significa avere la forza di affrontarli senza rinunciare alla fierezza della propria identità.

Alla Calabria servono critiche costruttive, non racconti pregiudiziali. Servono idee, proposte e responsabilità, non rappresentazioni capaci soltanto di alimentare sfiducia.

Perché una terra cresce quando chi la governa lavora, quando chi la vive si impegna e quando chi la racconta sceglie di farlo con onestà.

La Calabria non chiede sconti. Chiede soltanto di essere vista per ciò che è: una regione con difficoltà reali, ma anche con risorse straordinarie e con un popolo che non ha mai smesso di credere nel proprio futuro.

E oggi, più che mai, il messaggio è semplice: chi ama la Calabria ha il dovere di raccontarne la verità. Tutta la verità. Anche quella di una terra che sta rialzando la testa. Ed è forse questa la conquista più grande di questi anni: aver restituito ai calabresi qualcosa che nessuna opera pubblica può comprare.

L’orgoglio di dire, con il cuore e senza più esitazioni:

SONO CALABRESE