18 Settembre 2026
Culture

Il Sud vuole e deve costruire il proprio futuro

Si parla spesso di chi parte. Molto meno di chi crede, investe, torna e prova a costruire. De Lio: «Lo dobbiamo ai nostri figli»

Del Sud conosciamo bene le partenze. Il treno, l’aereo, la valigia. Conosciamo i giovani che vanno via per studiare, lavorare, cercare opportunità.

Ma c’è un’altra storia, meno raccontata. È quella di chi sceglie di restare, di chi torna, di chi investe, apre un’attività, crea lavoro, studia, innova e continua a credere nella propria terra.

È da qui che il Mezzogiorno deve ripartire.

Lo vediamo ogni giorno in tanti giovani professionisti che decidono di scommettere sul proprio territorio: nella ristorazione, nel turismo, nei servizi, nelle nuove attività, nelle professioni e nell’innovazione. Persone che avrebbero potuto cercare altrove la propria strada e che invece scelgono di investire competenze, energie e risorse nel luogo in cui sono nate o nel quale hanno deciso di vivere.

Queste esperienze vanno sostenute.

E sostenerle non significa soltanto creare strumenti economici o condizioni favorevoli. Significa anche raccontarle, valorizzarle, farle conoscere.

Perché anche la comunicazione può diventare uno strumento di sviluppo. Un’attività che lavora bene, un giovane professionista che offre un servizio di qualità, un’impresa che crea occupazione, un progetto turistico che valorizza il territorio: tutto questo merita di essere conosciuto.

Il Sud ha bisogno anche di una nuova narrazione. Non di pubblicità vuota, ma della capacità di mettere in luce ciò che funziona, chi rischia, chi investe e chi costruisce.

Il vero cambiamento, però, non è soltanto economico. È anche culturale.

In molte realtà esiste ancora una mentalità che guarda con diffidenza chi prova a fare qualcosa di diverso. C’è chi dice: «Qui non si può fare». Chi ridimensiona chi investe, ironizza su chi innova, scoraggia chi propone nuove idee.

È questa mentalità che dobbiamo superare.

Non combattendo le persone, ma rifiutando l’idea che il passato debba stabilire i confini del futuro.

Chi ha un’idea deve poterla realizzare. Chi investe deve poterci provare. Chi innova deve poter sbagliare, correggere e ricominciare.

Nel frattempo, il mondo è già cambiato.

Un’impresa può nascere in un piccolo paese del Mezzogiorno e lavorare con clienti dall’altra parte del mondo. Un giovane può trasformare una competenza digitale in un lavoro. Un software può diventare un’impresa. La tecnologia può creare opportunità anche in luoghi dove, fino a pochi anni fa, sembravano difficili da immaginare.

Sono cambiati gli strumenti. Ora deve cambiare anche la mentalità.

E il Sud non è soltanto politica.

Le istituzioni hanno responsabilità importanti: creare condizioni, infrastrutture, servizi e opportunità. Ma il futuro di un territorio non può dipendere soltanto dalle istituzioni.

Il Mezzogiorno è fatto anche di imprese, professionisti, giovani, università, associazioni, lavoratori, comunità e cittadini.

Il futuro può nascere da chi decide di investire nel proprio paese. Da chi torna portando competenze nuove. Da un giovane che sceglie di costruire qui il proprio percorso. Da imprenditori che scommettono su territori considerati troppo piccoli. Da persone che mettono insieme conoscenze, idee e professionalità.

«Il Sud deve smettere di essere considerato soltanto una terra dalla quale partire. Deve diventare una terra nella quale sia possibile investire, tornare e costruire. Abbiamo potenzialità enormi, ma dobbiamo avere il coraggio di trasformarle in lavoro, impresa e futuro», sottolinea Luca De Lio.

La sfida è trasformare il Sud da terra raccontata soprattutto attraverso ciò che perde in una terra capace di raccontare ciò che costruisce.

Non significa negare i problemi. Significa smettere di considerarli come un destino.

E significa anche imparare a riconoscere chi, oggi, sta già facendo la propria parte.

Perché ogni giovane professionista che apre un’attività, ogni imprenditore che investe, ogni persona che crea un servizio utile alla comunità rappresenta un pezzo di futuro.

Il Sud può essere una terra giovane. Una terra per il futuro.

Non una terra che aspetta qualcuno.

Una terra che valorizza chi crede, sostiene chi costruisce e dà visibilità a chi, ogni giorno, prova a fare qualcosa di nuovo.

Il vero riscatto non è aspettare che qualcuno venga a salvarci. È dimostrare che il futuro può essere costruito anche qui.

Lo dobbiamo ai nostri figli.

Perché possano partire, se lo desiderano. Tornare, se lo desiderano. Ma soprattutto perché possano scegliere liberamente dove costruire la propria vita, senza essere costretti a pensare che per avere un futuro sia necessario lasciare il Sud.