Quando la poesia torna nelle piazze: a Briatico il libro di Domenico Nardo che trasforma l’amore in responsabilità collettiva
Con “Amarsi per Amare”, Domenico Nardo riporta la poesia al centro del dibattito pubblico. In Calabria, una semplice presentazione editoriale si trasforma in una riflessione europea sull’educazione emotiva, il valore delle relazioni e il ruolo della cultura nelle comunità.
La cultura riesce ancora a fermare il tempo? In un’epoca dominata dalla velocità delle informazioni, dai rapporti liquidi e dalla continua esposizione digitale, la risposta può arrivare da un piccolo borgo affacciato sul Tirreno. A Briatico, in Calabria, la presentazione del volume “Amarsi per Amare” di Domenico Nardo, svoltasi il 30 luglio lungo la suggestiva Via del Pescatore, ha dimostrato come la poesia possa ancora diventare uno spazio di confronto civile, di educazione e di costruzione della coscienza collettiva.
Non è stata una semplice presentazione letteraria. È stato un evento che ha restituito alla parola scritta una funzione ormai rara: quella di creare comunità. In un tempo in cui i libri vengono spesso consumati rapidamente e dimenticati altrettanto in fretta, il lavoro di Nardo propone una direzione opposta. Invita a rallentare, ad ascoltare, a interrogarsi. E soprattutto a riscoprire un principio tanto semplice quanto rivoluzionario: nessuna relazione autentica può nascere senza un autentico rapporto con sé stessi.
Una strada che racconta la storia di un popolo
La scelta della location non è stata casuale. Via del Pescatore rappresenta uno dei luoghi simbolici di Briatico, una strada che custodisce la memoria di intere generazioni di uomini e donne che hanno costruito la propria esistenza attraverso il mare, il lavoro e il sacrificio.
In questo contesto la poesia ha assunto un valore ulteriore. Non confinata all’interno di una sala conferenze o di un auditorium, ma restituita allo spazio pubblico, tra le persone, diventando patrimonio condiviso.
La letteratura, quando incontra i luoghi della memoria, acquista una forza particolare. Le parole dialogano con la storia, con le pietre, con i ricordi di una comunità. Ed è proprio questa dimensione che ha caratterizzato l’intera serata: un incontro dove cultura e territorio hanno parlato lo stesso linguaggio.
“Amarsi per Amare”: un manifesto sull’educazione emotiva
Il cuore dell’evento è naturalmente il volume di Domenico Nardo.
“Amarsi per Amare” affronta uno dei temi più urgenti della società contemporanea: l’alfabetizzazione emotiva. In un mondo che investe enormi risorse nella formazione professionale e tecnologica, rimane spesso trascurata la capacità di comprendere le proprie emozioni, gestire il dolore, affrontare le fragilità e costruire relazioni equilibrate.
Nardo sceglie la poesia per affrontare questi temi. Una scelta controcorrente.
La sua scrittura evita volutamente ogni artificio retorico. Non cerca effetti spettacolari né formule ad effetto. Predilige invece una lingua essenziale, capace di accompagnare il lettore lungo un percorso di crescita personale.
Il libro si sviluppa come un itinerario esistenziale.
Si parte dalle ferite.
Si attraversa il dolore.
Si incontra la resilienza.
Si arriva alla libertà interiore.
È un percorso che non promette scorciatoie né facili consolazioni. Al contrario, invita ad assumersi la responsabilità della propria crescita emotiva, mostrando come il cambiamento autentico nasca dall’accettazione della propria vulnerabilità.
In questo senso il titolo stesso del volume racchiude la sua tesi fondamentale: amare gli altri diventa possibile soltanto dopo aver imparato a rispettare e custodire sé stessi.
La poesia come strumento civile
Per molti anni la poesia è stata considerata un genere destinato a una ristretta élite culturale.
La serata di Briatico ha dimostrato il contrario.
Quando affronta questioni universali — l’amore, il dolore, il perdono, la speranza, la ricerca di senso — la poesia torna a parlare a tutti.
Le liriche di Nardo non descrivono semplicemente emozioni. Invitano a elaborarle.
Non offrono risposte definitive.
Aprono domande.
Ed è proprio questa la loro forza.
Nel panorama editoriale contemporaneo, dominato da pubblicazioni orientate prevalentemente al consumo immediato, un’opera che propone una riflessione lenta e meditata rappresenta una scelta culturale significativa.
La poesia torna così a svolgere una funzione pubblica, quasi pedagogica, contribuendo alla formazione della coscienza individuale e collettiva.
Il ruolo delle istituzioni culturali
A guidare l’incontro è stata Maria Teresa Centro, Vicesindaco e Assessore alla Cultura del Comune di Briatico.
La sua introduzione ha collocato il libro all’interno di una riflessione più ampia sul valore della cultura come bene comune, sottolineando come iniziative di questo genere rappresentino un investimento sul capitale umano della comunità.
Le istituzioni locali, quando scelgono di sostenere la cultura non come semplice intrattenimento ma come occasione di crescita civile, assumono un ruolo fondamentale nella costruzione del tessuto sociale.
La presenza del Sindaco, dottor Lidio Vallone, ha confermato l’attenzione dell’amministrazione verso un modello di sviluppo che riconosce nella cultura uno degli elementi essenziali della qualità della vita.
In un’Europa chiamata a confrontarsi con nuove sfide sociali — dalla solitudine crescente alle difficoltà relazionali, fino alle fragilità delle giovani generazioni — eventi di questo tipo assumono un significato che supera i confini del singolo territorio.
La voce che dà vita ai versi
Determinante è stato anche il contributo della poetessa Romina Candela, chiamata a interpretare le poesie del volume.
La sua lettura non si è limitata alla declamazione.
Ha restituito ritmo, intensità e profondità emotiva ai testi, accompagnando il pubblico lungo un percorso fatto di pause, silenzi e immagini.
La poesia nasce sulla pagina, ma trova piena espressione anche nella voce.
L’interpretazione ha permesso di cogliere le molteplici sfumature dei componimenti, trasformando la lettura in un’esperienza condivisa.
Sei poesie come sei tappe di un viaggio
Il percorso proposto durante la presentazione ha attraversato alcune delle liriche più significative della raccolta.
“Io ci sarò” racconta la forza della presenza autentica, quella che sostiene senza possedere.
“Dolore e libertà” affronta il tema della sofferenza come possibilità di trasformazione e rinascita.
“Non fermarti” invita a proseguire anche quando la strada sembra farsi più difficile.
“Amarsi per Amare”, che dà il titolo all’intero volume, rappresenta il manifesto dell’opera, ricordando come il rispetto verso gli altri nasca dal rispetto verso sé stessi.
“Ho guardato il cielo” parla della ricerca di orientamento in un tempo spesso segnato dall’incertezza.
Infine “Perdonare” affronta uno dei gesti più complessi dell’esperienza umana, mostrando come il perdono costituisca innanzitutto un atto di liberazione personale.
Ogni poesia diventa così una tappa di un cammino interiore che invita il lettore a riflettere sulla propria esperienza di vita.
Il silenzio dei giovani che vale più di molti applausi
Tra gli aspetti più significativi della serata emerge la presenza dei giovani.
In un’epoca nella quale si tende spesso a descrivere le nuove generazioni come disinteressate alla cultura, quanto accaduto a Briatico racconta una realtà diversa.
Molti ragazzi hanno seguito con attenzione l’intera presentazione.
Non un ascolto distratto.
Non una partecipazione formale.
Ma un coinvolgimento autentico, testimoniato dal silenzio rispettoso con cui hanno accompagnato ogni lettura.
È un segnale importante.
Significa che i giovani continuano a cercare linguaggi capaci di parlare delle grandi domande dell’esistenza.
Forse non rifiutano la poesia.
Rifiutano semplicemente una cultura incapace di dialogare con la loro esperienza.
Quando la parola poetica affronta temi concreti — la fragilità, la paura, la speranza, il bisogno di appartenenza — riesce ancora a costruire ponti tra le generazioni.

Cultura come investimento sul futuro
L’incontro di Briatico suggerisce una riflessione che va oltre il libro di Domenico Nardo.
In molte realtà europee si discute di rigenerazione urbana, sviluppo sostenibile, inclusione sociale.
Ma esiste anche una rigenerazione culturale.
Ed è quella che nasce quando uno spazio pubblico viene restitu
ito alla parola, all’ascolto e al confronto.
Portare i libri nelle piazze significa sottrarli all’isolamento.
Significa ricordare che la cultura non appartiene soltanto alle biblioteche o alle università, ma costituisce un bene comune.
È proprio questa la lezione lasciata dalla serata del 30 luglio.
Una strada storica trasformata in luogo di dialogo.
Una comunità riunita attorno alla poesia.
Un autore che sceglie di parlare di responsabilità affettiva in un tempo segnato da profonde fragilità relazionali.
E un pubblico che dimostra come la domanda di senso sia ancora viva.
In un’Europa attraversata da cambiamenti sociali, crisi identitarie e nuove forme di isolamento, iniziative come questa ricordano che la cultura continua a rappresentare uno degli strumenti più efficaci per rafforzare il legame tra le persone.
Perché la poesia, quando riesce a uscire dai libri e ad abitare le piazze, non racconta soltanto il mondo: contribuisce a trasformarlo.
