2 Luglio 2026
Culture

Promos Italia (Camere di commercio), l’AI è entrata nell’export ma in Italia solo il 16,4% delle imprese la utilizza

L’intelligenza artificiale sta entrando nelle dinamiche dell’export e sta modificando il modo in cui le imprese leggono i mercati, selezionano i Paesi target, individuano buyer, costruiscono contenuti commerciali, gestiscono canali digitali e prendono decisioni di internazionalizzazione.

Il cambiamento è già misurabile. Secondo il World Trade Report 2025 della WTO, l’intelligenza artificiale può contribuire a una crescita del commercio mondiale compresa tra il 34% e il 37% entro il 2040, grazie alla riduzione dei costi commerciali, all’aumento della produttività e alla possibilità di rendere più efficienti logistica, compliance, comunicazione e servizi digitali. La stessa WTO evidenzia che l’AI sta trasformando il modo in cui beni e servizi vengono prodotti, scambiati e consumati, aprendo una nuova fase del commercio internazionale.

La trasformazione è già visibile anche nei flussi commerciali più recenti. Nel 2025 la crescita del commercio mondiale di merci è stata sostenuta dalla forte domanda di beni collegati all’AI, tra cui semiconduttori, server e apparecchiature per le telecomunicazioni, che ha compensato parte degli effetti negativi dell’incertezza commerciale e dell’aumento dei dazi.

Anche il quadro italiano conferma che l’export resta una leva centrale per la crescita. Secondo Istat, ad aprile 2026 le esportazioni italiane sono aumentate dell’8,8% in valore e del 3,5% in volume su base annua; la crescita è stata più sostenuta verso i mercati extra UE, con un incremento del 12,0%, rispetto al +5,9% registrato verso l’area UE. Nel primo trimestre 2026, inoltre, l’export ha registrato una dinamica positiva in tutte le macroaree italiane, con una crescita particolarmente significativa per Sud e Isole, pari al +13,1%, seguite dal Centro con +7,2%, Nord-ovest con +1,5% e Nord-est con +0,8%.

In questo scenario, l’intelligenza artificiale rappresenta una leva per rafforzare la capacità delle PMI di stare sui mercati internazionali, ma il suo utilizzo è ancora disomogeneo. Secondo Eurostat, nel 2025 il 19,95% delle imprese europee utilizzava tecnologie di AI; la quota sale al 55,03% tra le grandi imprese, ma si ferma al 17% tra le piccole e al 30,36% tra le medie imprese. Il divario dimensionale resta quindi uno dei principali nodi della transizione digitale.

In Italia il ritardo è ancora più evidente, pur in presenza di una crescita rapida. I dati Istat ripresi nel dibattito europeo indicano che l’adozione dell’AI da parte delle imprese italiane è passata dall’8,2% nel 2024 al 16,4% nel 2025. Il dato mostra un’accelerazione importante, ma resta inferiore alla media europea. Tra le principali barriere emergono la mancanza di competenze, l’incertezza regolatoria, le preoccupazioni legate alla protezione dei dati e i costi di implementazione.

“L’intelligenza artificiale non è una moda tecnologica, ma un cambio di paradigma per l’export che le imprese di ogni dimensione devono considerare”, dichiara Giovanni Da Pozzo, Presidente di Promos Italia. “I dati ci dicono che il commercio internazionale sta già cambiando: la WTO stima che l’AI possa contribuire ad aumentare il commercio mondiale fino al 37% entro il 2040, mentre in Italia l’export continua a crescere, con un +8,8% ad aprile 2026. Ma ci dicono anche che molte PMI sono ancora all’inizio: in Italia solo il 16,4% delle imprese utilizza l’intelligenza artificiale. La vera sfida è trasformare la tecnologia in metodo, competenze e risultati misurabili anche nell’attività sui mercati esteri”.

In questo contesto, i dati raccolti da Promos Italia confermano che le imprese italiane, PMI in particolare, hanno compreso il valore del digitale per l’internazionalizzazione, ma devono ancora compiere un salto di qualità nell’integrazione strategica degli strumenti. Il 21% delle imprese intervistate considera il digitale un fattore determinante per l’apertura di nuovi mercati e un ulteriore 32% ne riconosce il contributo. Il 58% vende o promuove le proprie attività all’estero in modo strutturato e il 95% dispone di un sito web in più lingue. Tuttavia, solo il 32% dichiara di avere un sito aggiornato regolarmente ma non ancora pienamente ottimizzato, segnalando che la presenza online è diffusa ma non sempre capace di generare visibilità qualificata e opportunità commerciali.

I canali utilizzati dalle imprese confermano una fase di transizione: gli eventi fisici e il networking restano il principale strumento di sviluppo commerciale internazionale, indicati dal 63% delle imprese; seguono i canali digitali proprietari, come sito ed e-commerce, al 58%, e i social media al 47%. Tra le piattaforme social, LinkedIn è utilizzato dal 74% delle imprese, Instagram dal 47% e Facebook dal 37%. Il dato mostra come la relazione diretta continui a essere centrale, ma venga sempre più affiancata da strumenti digitali capaci di ampliare la portata commerciale, generare lead e rafforzare il posizionamento nei mercati esteri.

La leva dei dati è un altro elemento decisivo. Secondo l’indagine di Promos Italia, il 58% delle imprese utilizza strumenti di data intelligence, anche se spesso in modo ancora limitato, mentre circa il 32% ne fa un uso più avanzato e strutturato. Sul fronte degli investimenti, il 74% delle MPMI ha destinato nell’ultimo anno meno di 50mila euro alle attività digitali legate all’export, mentre una quota più contenuta, pari al 5%, ha investito oltre 50mila euro in strumenti digitali per l’internazionalizzazione.

Questi numeri indicano che la sfida non è più soltanto “essere online”, ma trasformare strumenti digitali e AI in una vera infrastruttura commerciale. L’intelligenza artificiale può supportare le imprese nell’analisi dei mercati, nella valutazione del potenziale di un Paese, nella segmentazione dei clienti, nella produzione di contenuti multilingua, nell’adattamento dei messaggi ai diversi mercati, nell’analisi dei competitor, nella gestione dei marketplace, nella risposta ai prospect e nel monitoraggio delle performance export.

“Per le imprese italiane, l’AI può ridurre barriere che storicamente rendono più complesso esportare: distanza dai mercati, carenza di informazioni, difficoltà nel selezionare controparti, costi di promozione e complessità nella gestione dei canali digitali”, prosegue Da Pozzo. “Ma l’AI non sostituisce la strategia. Al contrario, rende ancora più importante avere dati di qualità, obiettivi chiari, competenze interne e un accompagnamento adeguato. Il rischio non è solo non usare l’intelligenza artificiale, ma usarla in modo episodico, senza integrarla nei processi commerciali e nelle scelte di internazionalizzazione”.

La questione è particolarmente rilevante per il sistema produttivo italiano, composto in larga parte da micro, piccole e medie imprese. Secondo l’OCSE, l’adozione dell’AI da parte delle PMI resta ancora inferiore rispetto alle grandi imprese e ad altre tecnologie digitali, nonostante il potenziale in termini di produttività, innovazione e competitività. Tra le condizioni abilitanti indicate dall’OCSE rientrano infrastrutture digitali, competenze, qualità dei dati, accesso a risorse finanziarie e capacità di integrare l’AI nei processi aziendali.

Anche l’Unione europea sta orientando le proprie politiche industriali verso un’accelerazione dell’adozione dell’AI. La Commissione europea, con l’AI Continent Action Plan e la Apply AI Strategy, punta ad aumentare l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei settori produttivi e pubblici, con un’attenzione specifica alle esigenze delle PMI.

“In questa fase, la competitività internazionale non dipende più soltanto dalla qualità del prodotto, che resta il punto di forza del Made in Italy, ma anche dalla capacità di renderlo visibile, leggibile e competitivo nei nuovi ambienti digitali globali”, conclude Da Pozzo. “Buyer, distributori e clienti finali utilizzano sempre più piattaforme, motori generativi e sistemi intelligenti per orientare le proprie decisioni. Le PMI italiane devono essere presenti anche lì, con contenuti adeguati, dati strutturati e strategie di export più evolute”.

Promos Italia è l’agenzia nazionale del sistema camerale che supporta le imprese italiane nei processi di internazionalizzazione e affianca le istituzioni nello sviluppo dell’economia locale e la valorizzazione del territorio. Promos Italia, l’agenzia italiana per l’internazionalizzazione, è partecipata da 15 Camere di Commercio italiane, oltre a Unioncamere, Unioncamere Lombardia e Unioncamere Emilia-Romagna.