26 Giugno 2026
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Gioia Tauro, la sfida della PMA: 35 anni di eccellenza raccontati dalla dottoressa Cremonese tra scienza, umanità e futuro

Una lunga storia di medicina, ricerca e impegno umano che attraversa 35 anni di attività nel campo della procreazione medicalmente assistita. Al centro del confronto internazionale andato in scena nel consueto appuntamento del venerdì di Fast News Platform, la dottoressa Leona Cremonese ha ripercorso le origini e l’evoluzione del percorso del centro di Gioia Tauro, tra difficoltà iniziali, riconoscimenti internazionali e l’impatto sociale di migliaia di nascite.

Nel corso dell’incontro, trasmesso in collegamento internazionale, è stato evidenziato come il progetto nato in Calabria rappresenti oggi una realtà consolidata e riconosciuta anche a livello europeo. La dottoressa Cremonese, protagonista dell’approfondimento, ha ricordato con chiarezza le origini del percorso: «Tutto questo nasce per una storia d’amore nata in Calabria. Lui era ginecologo (ndr il dottor Tripodi). Con una grande scommessa e grande fatica nasce il primo centro calabrese di procreazione medicalmente assistita».

Un’avventura scientifica e umana iniziata in un contesto tutt’altro che semplice. «All’inizio non era mica facile perché ci guardavano quasi come maghi – ha raccontato – era una cosa impossibile perché 35 anni fa erano altri tempi. Era molto complicato». La difficoltà principale, ha spiegato, era soprattutto culturale: la diffidenza verso una scienza allora ancora agli inizi, in un territorio privo di strutture specializzate e di formazione adeguata.

«La difficoltà principale era proprio un taglio che andava a fare perché le persone non credevano tanto nella scienza. Era una scienza molto nuova», ha aggiunto la dottoressa, ricordando come il primo bambino nato in vitro risalga a circa 45 anni fa, quando la disciplina muoveva i suoi primi passi a livello internazionale.

Il centro di Gioia Tauro nasce dunque in un contesto pionieristico, dove mancavano strumenti, scuole di specializzazione e competenze diffuse. «Non avevamo professionisti perché non esistevano le scuole, doveva venire gente dall’estero», è stato ricordato nel corso del dialogo. Una sfida non solo medica ma anche sociale, affrontata con la consapevolezza di essere tra i primi a portare in Calabria una speranza destinata a cambiare la vita di molte coppie.

Nel tempo, però, i risultati hanno iniziato a dare forza al progetto. «Quando poi nasceva un bambino uno si prendeva coraggio e diceva andiamo avanti», ha spiegato la dottoressa, sottolineando come proprio le prime nascite abbiano rappresentato il motore principale per continuare a sviluppare l’attività.

Nel corso della trasmissione è stato anche ricordato il valore dei riconoscimenti internazionali ottenuti dal centro, tra cui un premio a Bruxelles nel 2024, citato come testimonianza dell’eccellenza raggiunta. Un percorso che oggi viene associato a numeri significativi: si parla di migliaia di bambini nati grazie alle tecniche di procreazione assistita sviluppate a Gioia Tauro.

Durante il confronto è stato sottolineato come il tema della denatalità rappresenti oggi una delle principali emergenze sociali in Italia e non solo. «In Italia oggi non esiste un paese che non ha problemi con la denatalità», è stato osservato, evidenziando come il ricorso alla PMA sia sempre più centrale per molte coppie che incontrano difficoltà nel percorso verso la genitorialità.

Uno dei momenti più intensi della discussione è arrivato con l’intervento della professoressa Liliana Di Masi, collegata dall’Argentina, che ha condiviso anche una riflessione personale. Con grande emozione ha sottolineato le difficoltà vissute nel proprio percorso di vita familiare e il valore dei centri specializzati: «Ci sono molte persone che lo fanno… qui in Argentina era molto difficile». Rivolgendosi alla dottoressa Cremonese, ha espresso gratitudine per l’attività svolta: «Queste famiglie devono essere molto felici per poter realizzare il sogno di formare una famiglia».

Un passaggio che ha trasformato il confronto da scientifico a profondamente umano, mettendo al centro non solo la tecnologia ma le storie personali e le speranze di chi affronta il percorso della fertilità.

Nel corso dell’incontro è intervenuto l’editore Francesco Mannarino, che ha raccontato la propria esperienza diretta all’interno del centro di Gioia Tauro, sottolineandone la struttura e la qualità organizzativa. «Non tutti conoscono la realtà che c’è a Gioia Tauro e in Calabria», ha detto, evidenziando come il centro rappresenti una risorsa spesso poco conosciuta anche a livello nazionale. «Parlarne è bene, ma consiglio sempre di fare una passeggiata lì: si può rendersi conto personalmente di quello che è una grande infrastruttura».

Mannarino ha inoltre ricordato come la struttura non sia solo sanitaria, ma un vero e proprio sistema multidisciplinare, in cui professionisti diversi collaborano per la realizzazione di un “progetto di vita”. Un lavoro di squadra che sarà celebrato anche nell’evento dei 35 anni, durante il quale tutto il personale verrà coinvolto sul palco.

Un altro tema centrale emerso è stato quello del benessere psicofisico nel percorso di PMA. Nel corso della trasmissione è stato presentato un contributo video dedicato all’importanza dell’ambiente naturale durante la fase dell’embryo transfer, in cui si sottolinea come la serenità del contesto possa influire positivamente sullo stato emotivo e, indirettamente, sul percorso terapeutico. «Il benessere delle persone è la priorità», è stato ribadito.

La dottoressa Cremonese ha poi approfondito questo aspetto, sottolineando come il desiderio di maternità sia un’esigenza profonda: «È come realizzare il sogno di continuare, di lasciare qualcosa dopo di loro». Ha inoltre evidenziato l’importanza di un approccio umano alla medicina: «Se non si dà umanità a tutto questo si perde tutto, perché dietro ci sono persone, emozioni e speranze».

Nel corso del suo intervento ha anche affrontato i limiti della scienza e le nuove sfide, tra cui la difficoltà crescente nel reperire gameti per le tecniche di fecondazione eterologa e i cambiamenti ambientali che incidono sulla fertilità. «Oggi viviamo in un ambiente poco sano, abbiamo nanoplastiche nell’ovocita e nel seme», ha affermato, richiamando l’attenzione sull’impatto dell’inquinamento sulla salute riproduttiva.

Un altro passaggio significativo riguarda l’introduzione, già dal 2009, di figure psicoterapeutiche all’interno del percorso di cura, per accompagnare le coppie nei momenti più delicati del trattamento. «Ogni insuccesso era come un lutto», è stato ricordato, a testimonianza della complessità emotiva che accompagna la PMA.

Infine, è stato ribadito il carattere profondamente territoriale e imprenditoriale del centro, nato senza finanziamenti pubblici e cresciuto esclusivamente grazie all’iniziativa privata e al lavoro del team. Una realtà che oggi, secondo quanto emerso nel confronto, rappresenta un punto di riferimento non solo per la Calabria ma anche per il panorama internazionale.

L’incontro si è chiuso con un clima di grande partecipazione emotiva e con l’idea condivisa che la storia del centro di Gioia Tauro sia non solo una storia medica, ma anche una storia di comunità, di persone e di sogni realizzati.