29 Giugno 2026
Culture

La corte del Re Sole: la dirigenza pubblica che non risponde a nessuno 

La corte del Re Sole: la dirigenza pubblica che non risponde a nessuno                                                                             (di Paolo Fedele)

C’è una crisi silenziosa nella pubblica amministrazione italiana: la responsabilità dirigenziale è quasi scomparsa.

Non conta più cosa sai fare, ma quanto sei vicino a chi decide.

Sembra la corte di Luigi XIV: non contava il valore del cortigiano, ma la sua vicinanza al trono.

Oggi, negli uffici pubblici, è uguale.

Si arriva ai vertici per lealtà, non per risultati.

Ed ecco lo scandalo vero: stipendi a sei zeri, posizioni blindate, e la possibilità di fallire un obiettivo restando comunque al proprio posto.

Non parliamo di tutti, esistono dirigenti seri e capaci, ma il sistema, nel complesso, non li premia per questo.

Quando il merito è eccezione, i migliori smettono di provarci.

Chi resta non è chi vale di più, ma chi si è adattato meglio alle regole non scritte del potere.

E chi vale se ne va.

Il vero costo, pagato dal merito

Questo costo non lo pagano i dirigenti: lo paga chi avrebbe i titoli, le competenze, la dedizione per fare meglio, e resta fuori.

Il cittadino capace, quello che si è formato, che ha lavorato, che avrebbe tutto il diritto di avanzare per merito, guarda altri scavalcarlo.

Non perché sappiano fare meglio, ma perché hanno saputo stare più vicino al sole.

Ogni promozione data per fedeltà, e non per risultato, è un posto rubato a chi quel posto lo avrebbe meritato davvero.

Serve un cambio di paradigma: chi guida la macchina pubblica deve essere scelto per merito e rispondere di ciò che produce.

Finché la prossimità al potere conterà più della competenza, la pubblica amministrazione resterà una corte.

E in una corte non vince chi serve meglio i cittadini, ma chi sta più vicino al sole.