Cultura digitale: tutti gli aspetti

Nonostante ormai tutti, ma proprio tutti, salvo rarissimi casi, posseggono uno smartphone, in Italia manca ancora una vera e propria educazione alla cultura digitale. Anzi, se non fosse per i corsi di laurea ad hoc, sarebbe una materia sconosciuta ai più. Come spesso succede nel nostro paese, le innovazioni tardano ad arrivare e vengono prese o sottogamba o con una sensazione ‘strana’, come se volessero rompere lo status quo. Nonostante, a conti fatti, la letteratura è piena di opera di questo tipo e ci sono diverse aziende che si mantengono in vita proprio grazie all’online. Ed è proprio da una opera che vogliamo partire per approfondire il discorso che riguarda la cultura digitale. Un discorso che coinvolge adulti e bambini, adolescenti e anziani.

Cos’è la media literacy per crescere nella cultura digitale?

Media Literacy per crescere nella cultura digitale è un libro molto importante scritto da David Buckingham, uno dei maggiori esperti nel Regno Unito per quanto concerne proprio questo aspetto relativo al digitale. Abbiamo scelto di partire con qualcosa di letterario, appunto, per estrapolare un aspetto molto importante.

Qualsiasi media deve intrecciarsi sia con la cultura proprio del territorio e legata all’età e, questo, riguarda proprio il fatto che l’utilizzo dei media si collega con l’educazione digitale. In altre parole, l’utilizzo delle nuove tecnologie, in particolare quando si è molto piccoli, deve essere fatto in parallelo con lo sviluppo di tutte quelle capacità cognitive che vengono fuori con il passare degli anni.

Il motivo? La persona non può accettare minimamente le informazioni in modo asettico e, in poche parole, credere a tutto. Anzi, c’è bisogno che impari fin da subito a essere abbastanza critico, a tratti diffidente, verso ciò che vede scritto on line.

Ed è proprio questo, provando ad attualizzare, ciò che succede con i cosiddetti ‘boomer’: quelli, al di là dell’anno di nascita, nati con l’analogico e ora di fronte al digitale. Una rivoluzione copernicana che porta con sé diversi rischi.

Perché hanno la necessità di acquisire un linguaggio nuovo, diverso, mai studiato e approfondito prima. Un linguaggio che consenta loro di non credere necessariamente a qualsiasi fake news che trovano sui social, a non cadere nei tentativi di pishing e a riuscire a trovare subito ciò che cercano. Per non parlare, poi, dei vari acquisti che vengono fatti on line.

Cosa si intende per cultura digitale e della comunicazione?

Qui bisogna scindere due aspetti: partire dalla cultura intesa in senso tradizionale e, poi, accompagnare questa parola con l’aggettivo ‘digitale’. Se volessimo darle una connotazione più sociologico e antropologica, si può dire che quando parliamo di cultura intendiamo tutte quelle usanze, tradizioni, modi di fare tipici di un territorio che si sono tramandati nel corso degli anni e che servono a mantenere in vita quella società stessa.

La cultura è un qualcosa di così personalistico che può essere adatta per uno specifico territorio ma basta percorrere anche soli 100 chilometri e tutto può cambiare. Ovviamente, anche se diversi aspetti restano immutabili nel tempo, comunque ce ne sono altri che possono cambiare. Basti pensare all’istituzione del matrimonio: fino a qualche decennio fa era una tappa quasi obbligatoria in Italia. Oggi, invece, ci sono tantissimi quarantenni single, che non hanno un partner con cui sono convolati a nozze.

La cultura digitale, invece, è appunto tutto ciò che concerne il digitale, il web, il mondo di internet. È sbagliato dire che sia solo un insieme di nozioni tecniche. Ma è molto altro. Rappresenta l’insieme di tutto che riguarda la capacità di comprendere la vastità di questo campo. È fondamentale capirlo per almeno due motivi: il primo per trovare nuove opportunità lavorative e per incrementare il proprio business attraverso una brand reputation on line che deve passare necessariamente attraverso un’attività di link building professionale e, poi, per non cadere, come dicevamo prima, in tranelli pericolosi.

Avere una buona cultura digitale vuol dire riuscire a prevedere il futuro. Sembra un parolone ma non lo è affatto. Perché sul web si può trovare il reale sentiment delle persone, ciò di cui si discute e ciò che è importante per le persone. A maggior ragione adesso che la TV ha perso il suo primato di mezzo di comunicazione di massa.

Consapevolezza, quindi, di tutto ciò che comprende il mondo dell’on line, in modo da riuscire a utilizzare tutti gli strumenti che offre la tecnologia nel miglior modo possibile. C’è chi dice che la cultura digitale abbia aperto una nuova era poiché mai nella storia c’era stato un cambiamento così evidente di modi, usi e costumi.

Forse è ancora presto per fare questi paragoni però, sicuramente, al netto degli entusiasti e dei detrattori del digitale, c’è da dire che il cambiamento portato con sé ha cambiato la vita di tante persone. In meglio o in peggio è una valutazione del tutto personale che esula da questo approfondimento.

Come si interfaccia la cultura digitale e della comunicazione in questo periodo?

Comunicazione e cultura digitale viaggiano di pari. L’una deve necessariamente andare a braccetto con l’altro. Qualora viaggiassero su binari differenti, si correrebbe il rischio di imbattersi nelle cosiddette fake news.

Il ragionamento è molto semplice: se una persona non ha le competenze culturali e tecniche per comprendere se una notizia è vera o falsa, è un attimo che un terzo ‘attore’ possa indirizzare senza difficoltà la comunicazione verso un certo.

Per non parlare, poi, dell’educazione digitale. Forse, solo in questi ultimi anni, si sta cominciando a fare sensibilizzazione nelle scuole proprio relativamente all’educazione digitale, ai danni duraturi nel tempo portati dal cyberbullismo.

A cosa può comportare il dileggio sui social per un ragazzo o una ragazza di 12 o 13 anni. Ferite che si porterà per tutta la vita. Insomma, comunicazione ed educazione digitale mai come in questo periodo devono viaggiare di pari passo. Per creare future generazioni che sappiano usare il mezzo e far sì che anche i più anziani possano, in un certo qual modo, usufruire dei vantaggi che il progresso tecnologico sano porta con sé.