Semi di cannabis legale: quante tipologie vi sono?

Cambio radicale nel panorama dei ceppi delle piante di cannabis. Inizialmente, i ceppi puri di piante di cannabis erano solamente tre: Sativa, Indica e Rureralis. Con il passare del tempo, le cose sono cambiate, visto che si è registrato un incremento delle varietà genetiche. Il motivo principale risiede nell’ibridazione dei semi. Per ulteriori informazioni sulle tipologie di semi, visita la pagina.

Allo stato attuale delle cose, infatti, risulta cosa assai complessa trovare strain pure. Questo vuol dire che dalle varietà, 100% Indica, 100% Sativa, 100% Ruderalis, si è passati a miscele di almeno due tipologie.

Due scogli da aggirare

Questo settore è decisamente complesso ed in costante aggiornamento, specie per ciò che concerne la coltivazione. Tenendo conto dei semi, si è passati a bypassare due importanti problemi:

– il primo era attinente al fatto che vi fosse appena il 50% di probabilità che un seme di marijuana potesse produrre una pianta femmina;

– la resistenza della pianta non sempre fosse all’altezza. Questo punto di debolezza risultava strettamente collegata alla eccessiva fotosensibilità. Inoltre, anche i tempi di fioritura apparivano piuttosto lunghi.

L’avvento di tre nuove tipologie di semi

La nascita di tre nuovi tipi di semi, vale a dire i semi femminizzati, i semi autofiorenti e i semi a crescita rapida hanno cambiato definitivamente le carte in tavola. Quali sono i loro tratti distintivi? Come vengono ottenuti? Dove è possibile reperirli? All’interno del seguente articolo, proveremo a dare una risposta completa a questi e ad altri interrogativi.

  1. I semi femminizzati

Anni addietro, il fatto che il 50% di probabilità che una coltura di marijuana potesse dare alla luce piante maschio o in alternativa ermafrodita, portava i coltivatori a percorrere due sentieri: il primo, decisamente più comune, verteva sul raddoppiamento delle piante di cannabis in fase di semina. Il metodo in oggetto, per ovvi motivi, comportava anche la necessità di dover sfruttare un maggiore spazio da adibire al suddetto scopo; il secondo metodo, invece, ruotava sullo sradicamento delle piante maschio, affinché non avvenisse l’impollinazione delle piante femmine. In questo modo, non c’era alcuna chance di veder nascere le infiorescenze.

In seguito, le manipolazioni genetiche hanno apportato interessanti cambiamenti. Il più evidente consiste tuttora nella generazione del seme femminizzato. Di cosa si tratta? In estrema sintesi di un nuovo tipo di seme che ha come principale caratteristica l’innalzamento delle possibilità di far nascere piante femmine. I numeri parlano chiaro in tal senso, visto che da ogni seme femminizzato, le probabilità di nascita di piante femmine si attestano attorno al 99%.

Ma non è tutto, dato che la pianta che verrà fuori dai semi femminizzati presenterà i tratti tipici delle piante maschio, vale a dire le cime e i fiori. Però, pur potendo impollinare, presenteranno soltanto il cromosoma X. Tirando le somme, ciò vuol dire che le piante originate dai semi femminizzati potranno far nascere solo piante femmina.

  1. I semi autofiorenti

I semi autofiorenti si ottengono grazie all’incrocio di semi femminizzati con i semi di marijuana Ruderalis. I coltivatori, perciò, sfruttano appieno i tratti distintivi, o meglio i punti di forza, delle due tipologie di semi: dai semi femminizzati, nascono quasi sempre piante femmina; dai semi di marijuana Ruderalis, vengono fuori piante più resistenti che fioriscono in tempi più brevi. Due sono così le novità più evidenti apportate dai semi autofiorenti: la coltivazione all’esterno è fattibile, dato che non c’è dipendenza dal fotoperiodo in riferimento alla fioritura; il ciclo di 12 ore di luce non è imprescindibile. Non a caso, tra i coltivatori si suole dire che i semi in oggetto dipendono dallo scorrere del tempo e non dalle stagioni.

Bastano appena 10 settimane affinché la fioritura diventi effettiva.

Il target di riferimento dei semi autofiorenti sono i novizi che devono farsi le ossa in un campo dove c’è davvero molto da imparare. Idem gli appassionati di coltivazioni outdoor.

  1. I semi a crescita rapida

Il nome è tutto un programma. In termini di tempi di fioritura, i semi a crescita rapida fanno ancora meglio di quelli della categoria precedente.

La loro nascita è frutto dell’unione di un seme femminizzato, facente parte della tipologia di Sativa o di Indica, presentano tratti genetici della marijuana Ruderalis. Sulla nascita, però, c’è da dire che alcune tipologie di semi autofiorenti possono dar luogo ai semi a crescita rapida, a patto che siano sottoposti a stress specifici.

Oltre alle elevate possibilità di produrre piante femmine, il vantaggio principale per i produttori risiede nell’eccessiva resistenza. Motivo per cui, non sono necessarie cure complesse. Perché le piante originate da un seme a crescita rapida vanno per la maggiore sul mercato? Alla base di questa risposta ci sono, come è facile intuire, tempi rapidi di germinazione. Bastano appena 6 o 7 settimane per la fioritura. La fase vegetativa, di fatto, viene semplicemente aggirata.

Il target di riferimento delle piante in questione è rappresentato dai coltivatori esperti che hanno una conoscenza certosina del prodotto finale. Lo stesso dicasi per i coltivatori a cui serve che dai semi in questione nascano piante maschio, in modo da avviare processi di ibridazione o ancora ai estendere le coltivazioni. Sul mercato statunitense, i semi a crescita rapida vanno letteralmente a ruba.

Insomma, per ogni tipo di seme, di specie differenti di piante di marijuana ce ne sono a iosa. Gli shop online e i growshop sono i posti ideali dove ci si può fare un’approfondita cultura in materia, prima di effettuare le scelte.

Come vengono conversati i semi di cannabis?

Indipendentemente dalla specie della pianta, la conservazione dei semi gioca sempre un ruolo di prioritaria importanza. Questione di sensibilità. Affinché la germogliazione non ne risenta, umidità e temperatura sono fondamentali come criteri.

A fronte di eventuali sbalzi di temperatura e di umidità, è indubbio che il seme di cannabis ne risenta in negativo. La pianta, affinché fiorisca regolarmente, necessità di temperature stabili, nell’eventualità anche basse, e di un tasso di umidità che si attesti attorno al 9%. Molti addetti ai lavori suggeriscono di tenere i semi in frigo, perché la condizione termica non muta più di tanto rispetto a quella iniziale. Altri esperti indicano che la via migliore è quella dell’immersione dei semi di marijuana nel riso, in quanto l’eccesso di umidità viene completamente assorbita.

Ogni tipologia di seme ha le sue istruzioni di conservazione. Su questo aspetto, è sempre bene chiedere delucidazioni ai professionisti del settore. Rispettandole, le probabilità di veder nascere la pianta sono decisamente superiori. Semi trattati con cura, assicurano conservazioni nel lungo periodo. Addirittura anche sino a 5 anni.

Sensoryseeds.it: lo shop online ideale per qualità di prodotto, eccellenza del servizio e competitività dei prezzi

Di piattaforme, dove reperire tutto sommato facilmente le suddette tipologie di semi, non se ne trovano molte. Tuttavia, Sensoryseeds.it è da anni lo shop online più completo. Non a caso, viene messa in vendita solo l’eccellenza sul mercato, in quanto a semi. L’obiettivo primario di Sensoryseeds.it consiste nel rendere accessibile a chiunque le straordinarie proprietà della marijuana, pianta purtroppo il più delle volte ampiamente sottovalutata in quanto a potenzialità. Il miglior servizio, insomma, lo trovi solo qui.

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Per concludere, prezzi imbattibili, conoscenza del prodotto, qualità e sicurezza sono valori che nessun altro shop online è in grado di proporre.