Obsolescenza programmata | 12 tonnellate di rifiuti in Europa nel 2020

Sicuramente tutti hanno sentito parlare di obsolescenza programmata. Si tratta di pratiche messe in atto dalla aziende produttrici di oggetti tecnologici e volte a rallentare/deteriorare le prestazioni dei dispositivi in un arco temporale più o meno breve, costringendo quindi le persone all’acquisto di nuovi prodotti.

Cos’è l’obsolescenza programmata

L’obsolescenza programmata è una pratica alquanto diffusa e in realtà risalente nel tempo, infatti non sono mancate pratiche volte ad aumentare la vendita di prodotti anche in tempi remoti, ad esempio quando fu resa irreperibile la lametta per rasoi a base di tungsteno che aumentava di molto la durata delle tradizionali lamette andando però ad incidere negativamente sulle vendite. In tempi recenti due aziende sono già state multate per aver messo in atto operazioni volte a rallentare i dispositivi e a indurre un consumo repentino della carica della batteria. In particolare questo è avvenuto con una nota azienda che si occupa di telefonia e computer che, pur consapevole che gli aggiornamenti messi a disposizione dei clienti avrebbero potuto rallentare le prestazioni dei dispositivi, ha invitato gli utenti a eseguire gli aggiornamenti senza avvertirli delle conseguenze. Questo è solo un caso perché l’obsolescenza programmata ha riguardato anche le cartucce delle stampanti che attraverso un microchip bloccavano il funzionamento quando in realtà anche ancora presente il 20% di inchiostro. In questo caso l’azienda produttrice ha affermato che in realtà non si tratta di obsolescenza programmata ma di un modo per evitare che le cartucce ormai quasi terminate potessero danneggiare la stampante. Qualunque sia la motivazione, tali comportamenti portano ad un esborso di denaro spesso non necessario. I prodotti a cui si applicano tecniche per l’obsolescenza programmata, una sorta di scadenza per i dispositivi di ultima generazione sono numerosi, infatti è stato riscontrato che questa si applica anche a frigoriferi, lavastoviglie, elettroutensili e i vari prodotti che comunque sfruttano software di ultima generazione e quindi in un certo senso programmabili.

Il progetto PROMPT per la profilazione dei sistemi di obsolescenza programmata

Per far fronte a questa problematica nasce il progetto PROMPT. La sigla PROMPT indica PRemature Obsolescence Multi-stakeholder Product Testing programme, l’obiettivo è fare fronte comune e individuare i comportamenti delle aziende produttrici volti a favorire l’obsolescenza programmata dei prodotti tecnologici. In realtà la necessità di sostituire i propri dispositivi come televisori, frigoriferi, computer, stampanti e altro in modo continuo crea numerosi problemi, infatti oltre a provocare un dispendio di risorse economiche e limitare la libertà di scelta dei consumatori che si vedono costretti a dover comprare nuovi dispositivi, provoca anche inquinamento. Le stime eseguite mettono in evidenza che nel solo continente europeo nel 2020 saranno prodotte 12 tonnellate di RAEE da smaltire, una quantità davvero rilevante perché i dispositivi di ultima generazione purtroppo contengono anche grosse percentuali di elementi inquinanti e non mancano casi in cui questi siano anche smaltiti illecitamente all’estero.
Il progetto PROMPT si propone di mettere in atto una serie di misure che in primo luogo cercano di delineare i caratteri dei comportamenti che possono essere ritenuti sintomo di attività di obsolescenza programmata. Di conseguenza la prima parte del progetto mira alla raccolta dei dati empirici, attraverso la codificazione di comportamenti standardizzati. Una volta raccolti sufficienti dati sarà possibile avvisare i consumatori circa gli elementi da attenzionare e che possono portare a scoprire che un dispositivo in proprio possesso sia soggetto a obsolescenza programmata. In questo modo i consumatori nel tempo possono avere una chiara idea di quali produttori attuano questa tecnica e quali invece si comportano in modo corretto. In teoria il mercato dovrebbe punire le aziende che mettono in commercio oggetti e aggiornamenti dei programmi e software applicativi che sono volti a rendere inutilizzabili i dispositivi. Il progetto si avvale di fondi dell’Unioine Europea e di Horizon 2020 (un programma dell’Unione Europea per l’innovazione e la ricerca).

Chi sono i membri del progetto PROMPT

Il progetto PROMPT è guidato da un consorzio formato da vari enti che agiscono a livello europeo, associazioni a tutela dei consumatori che operano a livello nazionale ed europeo e aziende che si occupano di riparazione dei dispositivi. Al progetto partecipano anche tre importanti associazione di tutela dei consumatori italiane come Altroconsumo, Adiconsum e Consumatori Italiani per l’Europa. La prima associazione è andata oltre infatti ha messo a disposizione dei consumatori il proprio sito internet per la segnalazione dei sospetti di obsolescenza programmatica sui propri elettrodomestici, smartphone e computer. Comunicare le informazioni ad Altroconsumo è molto semplice e richiede 5 minuti.

Regolamento Ecodesign

L’impegno dell’Europa al contrasto dell’obsolescenza programmata non finisce qui, infatti è stato messo a punto anche il Regolamento Ecodesign, si tratta di una direttiva definita eco-compatibile che mira a ridurre i rifiuti prodotti dalla dismissione dei dispositivi, questo attraverso l’uso di materiali riciclabili e attraverso la riparabilità dei prodotti. Tra le regole principali di questo documento vi è l’obbligo per le case costruttrici di elettrodomestici e altri dispositivi elettronici di fornire per almeno 7 anni i pezzi di ricambio per i vari prodotti. Questa regola è in realtà difficile da rispettare soprattutto per gli smartphone visto che negli ultimi anni gli stessi sono stati creati con una possibilità minima di cambio dei pezzi. Addirittura un’azienda è stata multata perché aveva creato un cacciavite particolare per smontare la batteria e di conseguenza nessun tecnico poteva materialmente effettuare la sostituzione.
Il progetto PROMPT e il Regolamento Ecodesign sono atti piuttosto recenti e messi in atto in seguito a diverse pronunce dei tribunali che hanno appunto sanzionato comportamenti volti all’obsolescenza programmata e quindi in un certo senso hanno riconosciuto l’esistenza di questo problema. I risultati dovrebbero vedersi a breve anche se per il momento sono impercettibili in quanto si è ancora alla fase iniziale.