19 Aprile 2024
Culture

Università Popolare di Milano: “La laurea? Sempre più importante in un mondo che evolve rapidamente”

In un mondo estremamente tecnologico e in rapida evoluzione, la laurea triennale o specialistica, hanno ancora un senso? Servono ancora a trovare lavoro? All’Università Popolare degli Studi di Milano, istituto internazionale riconosciuto dal Miur che ogni anno sforna migliaia di neolaurati e iscritti da ogni parte del paese da circa una ventina di nazioni tra cui Svizzera, Spagna, Romania, Costa d’Avorio e Madagascar, quest’ultimo  grazie a una recente convenzione firmata con il Presidente del Madagascar e con il Ministro dell’Istruzione della Repubblica Malgascia nel 2017.

Molte persone fra i 30 e i 40 anni sono cresciute con il mito della laurea come passaggio fondamentale per trovare un lavoro, quasi sicuramente a tempo indeterminato e ben remunerato. Peccato che, alla prova dei fatti, il mondo fosse cambiato e in diversi casi ciò che si era studiato fino al giorno prima era ormai obsoleto, ed era necessario integrare le proprie conoscenze. Per chi ritiene che la laurea non serva a trovare lavoro, si laureano più persone di quante il mondo del lavoro possa assorbirne, con ingressi in azienda sempre più difficoltosi. Nonostante queste ipotesi, la laurea continua a essere un prezioso strumento per trovare lavoro, anche se non con la rapidità a cui erano abituati coloro che entravano nel modo del lavoro negli anni ’80 e ’90.

Studiare e ottenere una laurea consente di ampliare il proprio bagaglio culturale, consentendo di apliare i propri orizzonti mentali e ottenendo preziose nozioni che sarebbe complesso ottenere sul campo. Le analisi del Consorzio interuniversitario AlmaLaurea inoltre dimostrano che la laurea continua a essere un aspetto fondamentale nella ricerca di un lavoro rispetto al semplice diploma. Durante la recessione che ha colpito l’Italia fra il 2007 e il 2014, il tasso di disoccupazione per i neolaureati (25-34 anni) è cresciuto di 8,2 punti, passando dal 9,5 al 17,7%, mentre nello stesso periodo il tasso di disoccupazione fra i neodiplomati (18-29 anni) è cresciuto di 16,9 punti, passando dal 13,1 al 30%.

Per quanto possano essere sensati appelli da parte degli industriali per invitare i ragazzi a seguire percorsi di studi tecnico-formativi che li aiutino ad entrare facilmente nel mondo del lavoro, diventando tecnici specializzati grazie agli istituti di formazione professionale, per chi desidera davvero studiare, non esiste consiglio più deleterio di questo. Un laureato infatti guadagna in media il 42,6 per cento in più rispetto a un non laureato, a patto di avere voglia di studiare e di scegliere le facoltà più spendibili sul mercato del lavoro.

La società Jobpricing, nata nel 2014 con l’obiettivo di fornire indagini sulle retribuzioni ad aziende e istituzioni, ha analizzato la differenza di retribuzione fra diplomati e laureati, confrontando  400 mila profili retributivi di lavoratori dipendenti di 35 settori diversi e realizzando per Panorama una mappa con le 100 posizioni più diffuse nelle imprese e il relativo stipendio lordo.

“In media” spiega Alessandro Fiorelli, amministratore delegato di Jobpricing, a Panorama “un lavoratore laureato guadagna 39.534 euro lordi all’anno contro i 27.726 di un non laureato. La differenza varia a seconda dell’età: tra i 25 e i 34 anni il gap è del 22 per cento e cresce fino al 70 per cento oltre i 45 anni, questo perché la laurea consente di salire nella gerarchia aziendale”.

JobPricing, assieme a Spring Professional (società del gruppo Adecco), ha inoltre analizzato le facoltà e le retribuzioni lorde percepite. Coloro che si laureano alla Bocconi di Milano, possono aspettarsi una retribuzione lorda annua di 35 mila euro, più alta del 16,5 per cento rispetto alla media dei laureati italiani. “In genere tutti i profili legati a Ingegneria e alle discipline tecnico-scientifiche garantiscono una crescita delle retribuzione più sostenuta” conferma Fiorelli.