Jovanotti e il Cile, il viaggio che ha segnato la sua vita: «Il mio amore è nato lì»
Uno dei ricordi più importanti risale al febbraio 1995, quando il cantante partecipò per la prima volta al Festival di Viña del Mar. Dopo l’esibizione, decise di noleggiare un’automobile per raggiungere Isla Negra, località sulla costa cilena famosa per la casa del poeta Pablo Neruda. Con lui c’era la donna che sarebbe diventata sua moglie, Francesca Valiani.
Era una relazione appena iniziata. Quel viaggio, tra il paesaggio dell’oceano e la casa del poeta, avrebbe però assunto un significato destinato a durare nel tempo. «Il mio amore si è rafforzato in Cile. O il mio amore è nato in Cile», ha raccontato Jovanotti, ricordando un’esperienza che considera ancora oggi speciale.
Il cantante ha spiegato anche perché il pubblico cileno abbia accolto così calorosamente la sua musica negli anni Novanta. Secondo la sua interpretazione, Italia e Cile condividono una sensibilità musicale nella quale convivono ritmo, ballo, energia e romanticismo. Il suo stile, capace di mescolare rap, pop e sonorità latinoamericane, trovò in quel pubblico un terreno particolarmente favorevole.
Il rapporto con il Cile affonda le radici anche nella storia culturale e politica del Paese. Da bambino, Jovanotti aveva sentito parlare spesso della dittatura di Augusto Pinochet e delle divisioni che attraversavano la società italiana rispetto alla situazione cilena. Tra i suoi ricordi musicali di quegli anni ci sono gli Inti-Illimani, il gruppo cileno diventato un simbolo della cultura latinoamericana anche in Italia.
Negli anni, la curiosità dell’artista si è estesa alla letteratura e al cinema. Tra i suoi riferimenti figurano Pablo Neruda, Gabriela Mistral, Roberto Bolaño e il regista Pablo Larraín. Un interesse che si intreccia con il suo modo di viaggiare: non limitarsi alle mete più conosciute, ma attraversare i territori e scoprirne le storie.
Jovanotti ha infatti raccontato di aver percorso in bicicletta la Carretera Austral, da Puerto Montt fino alla Terra del Fuoco, dedicando a quell’itinerario circa un mese e mezzo. In altri viaggi ha attraversato la costa fino ad Antofagasta e raggiunto San Pedro de Atacama partendo da La Serena. Esperienze che gli hanno permesso di conoscere paesaggi molto diversi, dalla Patagonia alle regioni desertiche del nord.
Il Cile è legato anche a un ricordo più intimo: quello del padre Mario, scomparso nel 2015. Nel corso di una precedente intervista televisiva a Domenica In, Jovanotti aveva raccontato di aver incontrato durante un viaggio in bicicletta un uomo che gli ricordava moltissimo il padre. I due trascorsero insieme un pomeriggio e il cantante arrivò persino a chiamarlo «babbo».
Un incontro rimasto impresso nella sua memoria, tanto da alimentare un pensiero affettuoso: immaginare il padre in Sud America, intento a gestire una piccola locanda lungo una strada. Un’immagine che unisce il desiderio di viaggio, il ricordo familiare e il legame con una terra che per lui ha assunto un valore personale.
Il rapporto con il Cile continua anche attraverso la musica contemporanea. Nell’intervista a La Tercera, Jovanotti ha espresso grande apprezzamento per la scena latinoamericana attuale, citando tra gli artisti che considera particolarmente interessanti la cilena Mon Laferte e la rapper Ana Tijoux, oltre al giovane argentino Milo J.
Le sue parole raccontano un interesse che va oltre la nostalgia per il successo ottenuto negli anni Novanta. Per Jovanotti, l’America Latina continua a essere un luogo di creatività, contaminazioni e nuove possibilità artistiche.
A oltre trent’anni dal suo debutto al Festival di Viña del Mar, il Cile rimane così una presenza importante nella sua storia: il Paese di un amore diventato famiglia, dei lunghi viaggi in bicicletta, delle scoperte culturali e di un ricordo del padre che conserva una particolare intensità.
Una relazione costruita nel tempo, nella quale musica e vita personale finiscono per incontrarsi. E nella quale Isla Negra, con la casa di Pablo Neruda affacciata sul Pacifico, continua a rappresentare il luogo simbolico di un viaggio che, come racconta lo stesso artista, ha lasciato un segno indelebile.
