22 Ottobre 2026
Culture

Libritalia al Festival del Sud: dieci opere, un viaggio tra cultura, memoria e identità

Dall’arte contemporanea alla storia delle donne, dalla lotta alla mafia alla filosofia, passando per la musica, la pasticceria e le tradizioni mediterranee: la casa editrice porta al Festival del Sud un percorso letterario che racconta la ricchezza e la pluralità della cultura.

Il libro come strumento di conoscenza, incontro e valorizzazione dei territori. È questa la prospettiva con cui Libritalia si presenta al Festival del Sud, in programma il 23 ottobre 2026, con una selezione di opere capaci di attraversare linguaggi, esperienze e discipline differenti. Una partecipazione che mette al centro la pluralità della produzione editoriale e la possibilità di costruire, attraverso la lettura, un dialogo tra la cultura calabrese, la dimensione nazionale e le grandi questioni del nostro tempo.

I titoli proposti compongono un itinerario che non si limita alla narrativa, ma abbraccia l’arte contemporanea, la riflessione civile, la memoria familiare, la spiritualità, la conoscenza del patrimonio storico e archeologico, fino alla formazione artistica e alla cultura gastronomica. Ne emerge un’idea di editoria come spazio aperto, capace di custodire la memoria senza rinunciare alla sperimentazione e di raccontare le radici senza smettere di guardare al futuro.

Tra le opere che caratterizzano questa presenza figurano SENSE – Catalogo MABOS 2023-2026, Madri e figlie di Franca Fortunato, Senza resa di Gerardo Lardieri, Edith Stein di Antonio Sangeniti, Da principiante a maestro di Alessandro Russo, Play! La musica nel teatro di Vittorio Matteucci e Maria Teresa Ionadi, Oro verde del Mediterraneo di Pino Cinquegrana, Istoria a cura di Vincenzo De Angelis e Archeologia salvata di Michele Mazza e Maria D’Andrea.

SENSE – Catalogo MABOS 2023-2026: quando l’arte incontra il paesaggio

(Castello Svevo ore 9:15)

Il percorso si apre con SENSE – Catalogo MABOS 2023-2026, un volume che racconta l’esperienza del Museo d’Arte del Bosco della Sila e il suo rapporto con il paesaggio, la ricerca artistica e la sperimentazione contemporanea.

Il MABOS si configura come un luogo nel quale l’opera d’arte non è isolata dal contesto, ma entra in relazione con l’ambiente naturale e con le persone che lo abitano. Il catalogo restituisce questa vocazione attraverso progetti, percorsi espositivi, residenze artistiche e occasioni di confronto tra discipline differenti. Tra le esperienze raccontate figurano il progetto The Calabreser e il format residenziale Stanze di Vita Immaginaria, insieme a opere e contributi che coinvolgono artisti, studiosi e autori.

Il volume assume così un significato che va oltre la semplice documentazione. È una testimonianza di come un museo possa diventare laboratorio, luogo di ricerca e spazio di relazione, contribuendo alla valorizzazione culturale della Sila catanzarese. L’arte dialoga con la natura, mentre il territorio si trasforma in una risorsa creativa e in una fonte inesauribile di ispirazione.

La presenza di questo catalogo al Festival del Sud sottolinea l’importanza di investire in progetti culturali capaci di mettere in comunicazione il patrimonio locale con i linguaggi dell’arte contemporanea.

Madri e figlie di Franca Fortunato: la memoria privata diventa storia collettiva

(Castello Svevo ore 10:30)

Con Madri e figlie, Franca Fortunato affronta uno dei legami più profondi e complessi dell’esperienza umana: quello tra una madre e una figlia. Il libro si sviluppa come un percorso di memoria, ricerca interiore e ricostruzione della propria storia, nel quale la relazione familiare diventa anche una chiave per comprendere la condizione femminile e i cambiamenti sociali.

Al centro dell’opera c’è la possibilità di rileggere il passato senza fermarsi alla superficie dei ricordi. I sentimenti, le incomprensioni, le aspettative e le eredità affettive diventano elementi attraverso cui interrogare la propria identità. La storia individuale si intreccia con quella di altre donne e con una società nella quale i ruoli familiari sono stati a lungo condizionati da modelli patriarcali.

Particolarmente significativo è il riferimento alla storia vivente, una pratica che riconosce valore storico anche all’esperienza personale, alla memoria e alla dimensione emotiva, affiancandole alle fonti documentali tradizionali.

Fortunato propone quindi una riflessione che riguarda non soltanto il rapporto tra due generazioni, ma anche il modo in cui le donne possono raccontare sé stesse e recuperare la propria esperienza come parte della storia collettiva. Un libro che invita a considerare la memoria non come un archivio immobile, ma come un processo capace di trasformare il presente e aprire nuove possibilità di comprensione.

Senza resa di Gerardo Lardieri: la guerra contro la mafia e quella dentro di sé

(Castello Svevo ore 10:00)

Con Senza resa. La guerra contro la mafia, la battaglia dentro di sé, Gerardo Lardieri porta il lettore in una dimensione in cui il dovere professionale si confronta continuamente con la coscienza individuale.

Il protagonista è un giovane ufficiale dei Carabinieri che lascia l’Irpinia per il suo primo incarico operativo in Sicilia. Porta con sé i valori della famiglia, il senso dello Stato e la convinzione che servire le istituzioni significhi assumersi responsabilità senza sottrarsi alle difficoltà. La realtà che incontra è quella di una lotta alla criminalità organizzata fatta di indagini, pedinamenti, pericoli e decisioni che possono cambiare per sempre la vita di una persona.

Un conflitto a fuoco segna una svolta decisiva: per salvare sé stesso e un collega, il protagonista è costretto a uccidere. Da quel momento, la vicenda investigativa si intreccia con una battaglia interiore, nella quale il peso delle scelte, la memoria e le conseguenze emotive del servizio diventano centrali.

Il romanzo affronta così il tema della legalità da una prospettiva umana. Dietro la divisa esiste una persona, con le proprie fragilità, gli affetti, le paure e le contraddizioni. Il coraggio non viene presentato come assenza di paura, ma come capacità di continuare ad agire responsabilmente anche quando il prezzo personale è elevato.

La lotta alla mafia emerge dunque non soltanto come contrasto alla violenza criminale, ma anche come difesa quotidiana dei valori democratici e della dignità umana. Un racconto che invita a riflettere sul significato del servizio allo Stato e sulle conseguenze interiori di chi sceglie di svolgerlo.

Edith Stein di Antonio Sangeniti: il pensiero, la fede e la ricerca della verità

(Sala Gesuiti 10:15)

Il volume Edith Stein di Antonio Sangeniti richiama la figura di una delle personalità più significative del pensiero filosofico e spirituale europeo del Novecento.

Edith Stein, filosofa di formazione fenomenologica, intraprese un percorso intellettuale e spirituale che la condusse dal confronto con la filosofia contemporanea alla fede cristiana e alla vita religiosa. La sua vicenda personale, conclusasi tragicamente ad Auschwitz, è legata a questioni che continuano a interrogare il nostro tempo: la ricerca della verità, il rapporto tra ragione e fede, il valore della persona e il significato della responsabilità morale.

Il suo pensiero invita a considerare l’essere umano nella sua complessità, senza ridurlo a una sola dimensione. La conoscenza razionale, l’esperienza interiore, la relazione con gli altri e la domanda sul senso dell’esistenza si intrecciano in una ricerca che non separa la riflessione filosofica dalla vita concreta.

La figura di Stein permette inoltre di affrontare il tema della dignità umana in un secolo segnato da persecuzioni, totalitarismi e violenze. La sua testimonianza ricorda quanto sia essenziale difendere il valore di ogni persona, anche quando la storia sembra negarlo.

Attraverso un’opera dedicata a questa pensatrice, il percorso editoriale di Libritalia si apre alla filosofia e alla spiritualità, offrendo al pubblico un’occasione di approfondimento su una figura nella quale la ricerca intellettuale e la vicenda umana si incontrano in maniera profonda.

Da principiante a maestro di Alessandro Russo: la pasticceria come conoscenza e creatività

(Sala Gesuiti ore 11:00)

La cultura si esprime anche attraverso il sapere pratico, l’apprendimento e la capacità di trasformare una tecnica in un linguaggio personale. È questo l’orizzonte suggerito da Da principiante a maestro. Le 10 ricette che ti trasformano, di Alessandro Russo, dedicato al mondo della pasticceria.

Il titolo indica un percorso di crescita che parte dalle prime esperienze e conduce verso una maggiore consapevolezza del lavoro artigianale. In pasticceria, infatti, non basta seguire una ricetta: occorre comprendere le materie prime, conoscere le proporzioni, rispettare le temperature, riconoscere gli errori e sviluppare la sensibilità necessaria per intervenire sugli impasti e sulle preparazioni.

Ogni passaggio richiede precisione, pazienza e capacità di osservazione. Dietro un dolce riuscito si trovano studio, esercizio e conoscenze che si consolidano con l’esperienza. La tecnica non limita la creatività, ma le fornisce gli strumenti per esprimersi in modo consapevole.

L’opera si presta quindi a una lettura che va oltre il ricettario: diventare maestri significa imparare a comprendere ciò che si fa, trasformando la ripetizione in competenza e la competenza in possibilità creativa.

In un territorio come la Calabria, dove la cultura gastronomica rappresenta una componente importante dell’identità e della trasmissione dei saperi, un volume di questo genere richiama anche il valore delle professioni artigianali e della formazione delle nuove generazioni.

Play! La musica nel teatro di Vittorio Matteucci e Maria Teresa Ionadi: imparare attraverso la scena

(Sala Gesuiti ore 9:30)

Con Play! La musica nel teatro. Primo manuale per studenti, Vittorio Matteucci e Maria Teresa Ionadi affrontano il rapporto tra due linguaggi artistici che condividono la capacità di emozionare, raccontare e dare forma alle esperienze umane.

La musica e il teatro si incontrano nella voce, nel ritmo, nel gesto, nell’interpretazione e nella costruzione della presenza scenica. La parola pronunciata sul palcoscenico acquista una particolare intensità quando dialoga con il suono, mentre la musica può diventare strumento narrativo, elemento drammaturgico e veicolo di significati.

Pensato come manuale per studenti, il volume unisce teoria, esercitazioni e riflessioni artistiche, offrendo un percorso di avvicinamento alla musica nel contesto teatrale. L’apprendimento non riguarda soltanto le nozioni tecniche, ma anche la consapevolezza del corpo, dell’ascolto, dell’espressività e della relazione con gli altri interpreti.

La dimensione formativa è particolarmente importante: avvicinarsi alle arti performative significa imparare a collaborare, a mettersi in gioco e a trasformare le proprie capacità in un’esperienza condivisa.

Il libro valorizza dunque il teatro come spazio educativo, oltre che artistico, nel quale la disciplina incontra la libertà espressiva. Un contributo rivolto a chi desidera comprendere più a fondo il linguaggio della scena e scoprire come la musica possa amplificare la forza comunicativa della rappresentazione.

Oro verde del Mediterraneo di Pino Cinquegrana: l’olio come patrimonio di civiltà

(Castello Svevo ore 9:50)

Con Oro verde del Mediterraneo, Pino Cinquegrana conduce il lettore alla scoperta dell’olio d’oliva attraverso una prospettiva che intreccia storia, antropologia, tradizioni, scienza e cultura materiale.

L’olio non è soltanto un prodotto agricolo o un ingrediente della cucina mediterranea. È anche il risultato di un rapporto millenario tra le comunità e il paesaggio, tra il lavoro umano e i ritmi della natura. Intorno all’ulivo si sono sviluppati sistemi economici, pratiche agricole, rituali, conoscenze tramandate e forme di socialità che hanno contribuito a definire l’identità di intere popolazioni.

Il volume invita a guardare all’olio come a un bene culturale oltre che alimentare. La coltivazione dell’ulivo, la raccolta delle olive e la trasformazione del frutto raccontano una storia di lavoro, esperienza e adattamento al territorio. La conoscenza delle varietà, delle caratteristiche organolettiche e dei processi produttivi si intreccia con la memoria delle famiglie e delle comunità rurali.

Particolare rilievo assume la dimensione calabrese, con le sue cultivar e il patrimonio di competenze legato alla produzione olivicola. La Calabria diventa così parte di una più ampia geografia mediterranea, nella quale l’olio rappresenta un elemento di continuità storica e di dialogo tra popoli.

L’opera suggerisce anche una riflessione sul futuro: tutelare questo patrimonio significa sostenere la biodiversità, valorizzare le produzioni di qualità e trasmettere alle nuove generazioni il sapere custodito nei territori.

Istoria, a cura di Vincenzo De Angelis: la lingua delle radici e la memoria di una comunità

(Castello Svevo ore 9:15)

Con Istoria, poema dialettale curato da Vincenzo De Angelis, la parola poetica si lega alla memoria collettiva e alla forza espressiva della lingua del territorio.

Il dialetto rappresenta molto più di una variante linguistica. È un deposito di immagini, modi di dire, suoni e significati che restituiscono il carattere di una comunità. Nelle sue espressioni sopravvivono la quotidianità, le relazioni familiari, il lavoro, le feste, le sofferenze e le speranze delle generazioni che hanno preceduto il presente.

La scelta della forma poetica dialettale richiama una tradizione nella quale il racconto del mondo passa attraverso una lingua vicina all’esperienza vissuta. Il dialetto possiede una musicalità e una capacità evocativa che possono restituire sfumature difficili da riprodurre nella lingua standard, facendo emergere il legame tra parole, luoghi e identità.

Il valore di un poema di questo genere risiede anche nella possibilità di trasmettere un patrimonio linguistico che rischia di perdere spazio nella comunicazione contemporanea. La scrittura diventa uno strumento di conservazione, ma anche di rinnovamento: ciò che appartiene alla tradizione può continuare a parlare al presente quando trova nuove forme di espressione.

Nel contesto del Festival del Sud, Istoria richiama quindi il valore delle radici e delle culture locali, ricordando che la storia di una comunità si conserva non soltanto nei documenti e nei monumenti, ma anche nelle parole con cui essa racconta sé stessa.

Archeologia salvata di Michele Mazza e Maria D’Andrea: proteggere le tracce del passato

(Palazzo Santa Chiara ore 11:30)

Il titolo Archeologia salvata, di Michele Mazza e Maria D’Andrea, richiama una questione fondamentale per la tutela del patrimonio culturale: salvaguardare le testimonianze del passato affinché possano continuare a parlare alle generazioni future.

L’archeologia permette di ricostruire la vita delle società attraverso le tracce materiali lasciate nel tempo. Reperti, strutture, oggetti e testimonianze del paesaggio costituiscono fonti preziose per comprendere le abitudini, le conoscenze e le trasformazioni delle comunità umane.

La parola “salvata” pone l’attenzione sulla necessità di proteggere questo patrimonio dalla dispersione, dal degrado e dalla perdita di contesto. Recuperare una testimonianza archeologica significa infatti preservare non soltanto un oggetto, ma anche le informazioni che lo rendono significativo: il luogo di provenienza, la relazione con altri reperti e il quadro storico nel quale si inserisce.

La tutela richiede competenze specialistiche, ricerca, documentazione e collaborazione tra istituzioni e comunità. Ma richiede anche una diffusa consapevolezza culturale, perché la conservazione diventa realmente efficace quando i cittadini riconoscono il patrimonio come parte della propria storia.

L’opera si inserisce così in una riflessione più ampia sul rapporto tra memoria e responsabilità. Salvare l’archeologia significa impedire che il passato venga ridotto a una presenza muta, restituendogli la possibilità di contribuire alla conoscenza del presente e alla costruzione del futuro.

Carolina e Gioacchino di Corrado Antonio L’Andolina: un amore che attraversa la storia

(Sala Gesuiti 11:45)

Tra le opere protagoniste della maratona editoriale di Libritalia trova spazio Carolina e Gioacchino. Un amore nella storia, di Corrado Antonio L’Andolina, un romanzo storico che riporta il lettore nell’Europa delle rivoluzioni, degli ideali politici e delle grandi trasformazioni che hanno segnato il passaggio tra il Settecento e l’Ottocento.

Al centro del racconto si colloca la vicenda di Carolina Bonaparte e Gioacchino Murat, due figure che hanno legato il proprio destino personale alle vicende politiche del loro tempo. Lei, sorella di Napoleone Bonaparte; lui, valoroso comandante militare divenuto re di Napoli. La loro relazione si sviluppa sullo sfondo di un’epoca nella quale amore, ambizione, fedeltà e potere si intrecciano in maniera indissolubile.

L’originalità del racconto sta nel mettere in dialogo la grande Storia con la dimensione privata dei protagonisti. Dietro le corone, le battaglie e le decisioni politiche emergono sentimenti, legami familiari, separazioni e scelte drammatiche. La parabola di Gioacchino Murat, dalla gloria alla condanna e alla morte, e quella di Carolina, segnata dall’esilio e dalla memoria del passato, restituiscono il ritratto di un amore sottoposto alla prova del tempo e delle circostanze storiche.

L’opera, tuttavia, non si esaurisce nella ricostruzione di una relazione sentimentale. Il racconto si allarga alle vicende di un’intera epoca, alle aspirazioni di libertà, alle trasformazioni politiche e ai destini di persone spesso rimaste ai margini delle narrazioni ufficiali. La memoria diventa così il filo che unisce le generazioni e permette al passato di continuare a interrogare il presente.

Particolarmente suggestivo è il legame tra il ricordo dei protagonisti e quello delle loro discendenze, in un percorso che giunge fino alle vicende che accompagnano il processo di unificazione italiana. La storia privata si trasforma in una chiave per comprendere la complessità di un periodo decisivo per l’identità europea e italiana.

Con Carolina e Gioacchino, Corrado Antonio L’Andolina propone dunque un viaggio nel quale il sentimento individuale incontra la memoria collettiva. Un’opera che si inserisce pienamente nel percorso culturale di Libritalia, perché dimostra come la letteratura possa restituire umanità alla Storia, facendo emergere, accanto ai grandi eventi, le emozioni e le vite che li hanno attraversati.

Un percorso editoriale che racconta la complessità del presente

Le opere proposte da Libritalia restituiscono un panorama culturale nel quale convivono linguaggi e prospettive differenti. L’arte contemporanea dialoga con la natura; la storia personale diventa strumento per comprendere la società; il contrasto alla mafia si confronta con la coscienza individuale; la filosofia apre domande sulla verità e sulla dignità umana. Accanto a questi temi, la formazione artistica, la gastronomia, la poesia dialettale e la tutela archeologica mostrano quanto la cultura sia radicata nei gesti quotidiani, nei mestieri e nella memoria dei luoghi.

È proprio questa varietà a definire il senso della partecipazione al Festival del Sud: proporre libri che non parlino a un solo pubblico, ma che possano raggiungere lettori diversi, offrendo occasioni di approfondimento, confronto e scoperta.

La presenza di Libritalia si colloca così in una visione dell’editoria come strumento di crescita culturale e civile. Pubblicare significa dare spazio alle idee, custodire le testimonianze, valorizzare le competenze e permettere alle storie di circolare oltre i confini in cui sono nate.

In un festival dedicato all’incontro e alla conoscenza dei territori, i libri diventano ponti tra generazioni, discipline e comunità. E la cultura si conferma non come un patrimonio immobile da contemplare, ma come un’esperienza viva, capace di alimentare nuove domande, rafforzare le identità e immaginare possibilità per il futuro.

Il ringraziamento di Libritalia alla Fondazione Valentia

La casa editrice Libritalia desidera rivolgere un sentito ringraziamento alla Fondazione Valentia e al suo presidente, Anthony Lo Bianco, per l’impegno, la disponibilità e l’attenzione riservati alla promozione culturale e alla valorizzazione del territorio.

La partecipazione al Festival del Sud rappresenta un’importante occasione di incontro e condivisione, resa ancora più significativa dalla possibilità di portare dieci opere in altrettanti momenti di approfondimento, concentrati in un’unica giornata e distribuiti in luoghi di particolare valore storico e culturale della città.