Francavilla Angitola riscopre le sue radici: il Festival dell’Emigrante diventa una grande festa di comunità
Si è concluso, con un bilancio decisamente positivo, il “Festival dell’Emigrante” nel Paese del Drago, il ritorno dei bastimenti e il risveglio del Drago.
Un progetto della Regione Calabria, giunto alla XIV edizione, che il Comune di Francavilla è riuscito ad intercettare e fare proprio grazie all’impegno e alla determinazione dei suoi rappresentanti istituzionali che hanno lavorato alacremente per aggiudicarsi quello che poi si è dimostrato come una grande occasione per Francavilla e la sua comunità resiliente. Si, perché il fine del progetto è quello di far uscire i piccoli paesi dall’isolamento e dal silenzio del letargo in cui si ritrovano, dopo la vivacità agostana di quanti ritornano ed abitano i luoghi di nascita, a seguito delle ripartenze che fanno piombare i cari luoghi in anime senza vita.
Sono stati tre giorni intensi e vissuti con entusiasmo e convinta partecipazione, attraverso un ricco programma che ha visto le scuole, con i ragazzi di ogni età, diventare protagonisti medianti laboratori, visite guidate ed esperienze ludiche che li hanno portati a contatto con il mondo dell’emigrazione e la presa di coscienza di un fenomeno particolarmente significativo che ha segnato, e continua a segnare, le vecchie e nuove generazioni alla ricerca di un posto di lavoro. La visione e il contatto diretto con valigie di cartone, bauli, lettere, immaginette sacre, fotografie che documentano uno dei più grandi esodi della storia e del Mezzogiorno in particolare, non poteva che trovare un pubblico migliore, quello dei ragazzi e la loro curiosità ed interesse nella scoperta di un mondo solo ascoltato dai racconti dei loro nonni.
Momento di grande significato e valore, quello che ha visto i rappresentanti comunali, la Pro Loco, il Centro di Cultura e tradizioni popolari, l’Associazione Giovani, studiosi dei fenomeni migratori, rappresentanti delle tante associazioni di emigrati, dalla Argentina, Svizzera, dalle Americhe, dal Nord Italia, ecc., confrontarsi sul tema attraverso collegamenti via social, in cui hanno raccontato la propria esperienza di vita con la partenza, il dolore del distacco, la lontananza, i sacrifici, i loro successi ed anche le loro delusioni. Un racconto emozionante sulle condizioni degli emigranti di cui la nostra letteratura calabrese è piena di esempi attraverso gli scritti degli autori a noi cari come Alvaro, Strati, Costabile, Pasquino Crupi, Francesco Perri, Mimmo Gangemi ed altri.
Un incontro che ha voluto mettere al centro la figura degli emigrati, la loro prova di coraggio e la considerazione ed il rispetto che meritano per quanto hanno dato al paese di origine in termini di rimesse utili a migliorane le condizioni sociali. E, infine, il loro valore nel rappresentare un filo ideale che lega la vecchia e nuova generazione con la comune origine, oltre che un ponte di relazioni e di affetti che deve essere salvaguardato e costantemente sostenuto da contatti diretti che ne proseguano vincoli e identità. A coordinare i lavori, in modo magistrale, il noto ed apprezzato giornalista Vincenzo Neri, conduttore di Clapper, il batacchio della campana, su Radio Onda Verde che, a conclusione dei lavori della tavola rotonda ha consegnato, a nome del Comitato, di cui fanno parte anche il professore Pietro Comito e la dottoressa Rosamaria Tomaino, un importante riconoscimento al Sindaco Giuseppe Pizzonia, quello di Primo Ambasciatore Territoriale di Resilienza.
Non sono mancati, nel fitto calendario del programma, momenti di intrattenimento musicale con la partecipazione di Mimmo Cavallaro, rappresentante di quella etno musica, assai in voga tra i giovani e gli adulti, che ha richiamato un pubblico numerosissimo, giunto da ogni parte della provincia vibonese e divertito quanti hanno avuto modo di assistere al suo spettacolo. Il Gruppo dei Quartaumentata e quello dei Taranta Jonica, hanno allietato con grande merito le altre due serate. Il corteo simbolico per le vie del paese, in abiti tradizionali, è stato invece accompagnato dai suoni del gruppo dei Giamberiani guidato dall’etnomusicologo Andrea Bressi.
Tra dibattiti, consegna di premi, intrattenimenti musicali, laboratori e tanto altro, non sono mancati i momenti di convivialità, di esposizione e degustazione di prodotti tipici del territorio grazie agli sponsor locali che hanno voluto arricchire di gusto e contenuto il festival. Per arrivare a domenica, dopo la celebrazione della Messa, al pranzo comunitario, offerto dall’amministrazione comunale, come momento conclusivo di questa straordinaria esperienza del Festival dell’Emigrante che, si spera, possa essere replicato anche in estate.
Superfluo dire che, oltre al merito di aver riportato il tema emigrazione al centro del dibattito, la partecipazione di gran parte della popolazione, in una splendida giornata di sole, è servita a creare una vera e propria festa popolare, occasione per rafforzare i vincoli tra le persone e ritrovare quel senso di appartenenza che è l’identità stessa di una comunità ricca di storia e radicata come la nostra. E i tanti obiettivi degli organizzatori, possiamo confermare, sono stati raggiunti e diventano, a dire dell’amministrazione comunale, condizione e stimolo per programmare altri più ambiziosi traguardi.
