13 Settembre 2026
Culture

Cuba, il cuore che ha salvato Di Battista: la lezione di una sanità che non si arrende. 

Cuba, il cuore che ha salvato Di Battista: la lezione di una sanità che non si arrende.                                                         (di Paolo Fedele)


Il malore che ha colpito Alessandro Di Battista il 28 agosto a Santa Clara lo ha portato al ricovero e poi all’intervento chirurgico all’ospedale Hermanos Ameijeiras dell’Avana, una delle strutture d’eccellenza dell’isola.

La sua associazione “Schierarsi” ha ringraziato i medici cubani con parole di profonda gratitudine, parlando di “eccellenza della sanità cubana” e di una dedizione capace di affrontare una situazione estremamente delicata.

Una cura che va oltre i mezzi a disposizione

Due specialisti del Policlinico Gemelli di Roma sono volati a Cuba per affiancare i colleghi cubani e valutare un possibile rientro in Italia, mentre la diplomazia italiana ha seguito da vicino ogni fase del ricovero.

Colpisce, in questa storia, il contrasto tra la povertà di mezzi degli ospedali cubani, alle prese con blackout energetici e carenza di farmaci a causa dell’embargo statunitense  e la qualità delle cure prestate: una dimostrazione di come la competenza umana riesca spesso a colmare il divario lasciato dalla mancanza di risorse.

Competenza riconosciuta, risorse scarse

Non è la prima volta che la sanità cubana si fa notare a livello internazionale, dalle missioni mediche all’estero (come quella a Torino nel 2020) agli accordi di cooperazione recenti, ad esempio con la Regione Calabria.

Il caso Di Battista ha riportato l’attenzione su un sistema capace di formare personale altamente qualificato nonostante il contesto economico difficile.

Cuba investe da decenni nella formazione medica, con un rapporto medici-abitanti tra i più alti al mondo e una tradizione consolidata di scuole di specializzazione in neurochirurgia e terapia intensiva.

È proprio questa preparazione, unita a una capacità di adattamento clinico maturata in condizioni di scarsità cronica di mezzi, ad aver permesso ai sanitari dell’Hermanos Ameijeiras di gestire con competenza un caso complesso come quello di Di Battista.

Un’abilità riconosciuta anche dagli specialisti italiani giunti sull’isola, che hanno lavorato fianco a fianco con l’équipe locale senza mettere in discussione la qualità delle cure già prestate.
Dietro ogni turno in corsia, dietro ogni intervento riuscito nonostante l’assenza dei mezzi più moderni, c’è una storia di dedizione che va raccontata: medici e infermieri cubani sono da sempre ambasciatori silenziosi di un’idea di medicina fondata sulla vicinanza al paziente prima ancora che sulla tecnologia.

È questo spirito, fatto di sacrificio quotidiano e senso del dovere, ad aver reso possibile il “miracolo” clinico che ha permesso a Di Battista di affrontare il momento più difficile della sua vita con le persone giuste al proprio fianco.