“La parola delle pietre”, la Calabria che conquista l’Italia: da Torino a Roma, fino a Sant’Onofrio
Il romanzo di Domenico Sorace, pubblicato da Libritalia, continua il suo viaggio nazionale. Dopo il Salone del Libro di Torino e il successo della presentazione romana alla Libreria Eli, una nuova tappa in Calabria per un’opera che ha fatto della memoria dei luoghi e dell’identità calabrese la propria cifra narrativa
Ci sono libri che raccontano una terra e libri che riescono a trasformare quella terra in una storia capace di parlare a tutti. La parola delle pietre di Domenico Sorace appartiene certamente alla seconda categoria. Il romanzo, pubblicato da Libritalia nella prestigiosa collana Li, torna a incontrare il pubblico calabrese con la presentazione di Sant’Onofrio, dopo un percorso che lo ha portato in alcuni importanti luoghi della cultura italiana, consolidandone progressivamente la dimensione nazionale.

Dalla Calabria a Torino, passando per Roma, il libro ha costruito intorno a sé un itinerario fatto di incontri, confronti e crescente attenzione da parte del pubblico. Un percorso che ha avuto uno dei suoi momenti più significativi proprio a Torino, dove La parola delle pietre è stato presentato il 17 maggio 2025 al Collegio degli Artigianelli, nel Salone delle Idee, con Massimo Scorsone e Marilena Lamanna. Pochi giorni prima, il volume era stato protagonista anche del Salone Internazionale del Libro di Torino, all’interno dello Spazio Calabria, dove Libritalia ha portato una selezione significativa della propria produzione editoriale. La parola delle pietre è stato presentato insieme ad altri titoli della casa editrice, in un appuntamento che ha dato visibilità nazionale alla narrativa calabrese contemporanea.
Da Torino a Roma: il libro incontra il pubblico nazionale
Se Torino ha rappresentato una vetrina fondamentale, Roma ha costituito un’altra tappa di particolare rilievo nel cammino del romanzo.

Il 21 giugno 2025 La parola delle pietre è arrivato alla Libreria Eli Indipendente, in viale Somalia, una delle realtà culturali più interessanti della capitale. L’incontro ha visto dialogare con Domenico Sorace il giornalista Rai e scrittore Mauro Valentini e l’editore Enrico Buonanno. Una presentazione che ha riscosso grande interesse e partecipazione, confermando come la storia nata dalla sensibilità di un autore calabrese fosse riuscita a superare rapidamente il perimetro regionale.


La scelta della Libreria Eli non è un elemento secondario. Portare un romanzo fortemente legato ai borghi, alla memoria e alle radici calabresi nel cuore culturale della capitale significa sottoporlo a un confronto con un pubblico diverso, più ampio, non necessariamente legato alla Calabria. Ed è proprio qui che emerge uno degli elementi di maggiore forza dell’opera: la sua capacità di partire da un’identità precisa senza trasformarla in un limite.
Una Calabria immaginaria e autentica
Il romanzo racconta una Calabria “senza volto e senza nome”, immaginaria ma profondamente autentica, nella quale si intrecciano abbandono, violenza, memoria e possibilità di risorgenza. Il protagonista, Alfredo, è un architetto attratto dalle parole e dalle immagini scolpite sulle facciate delle antiche abitazioni. Quelle pietre, apparentemente immobili e mute, diventano invece materia viva, custodi di identità e memoria. Da una traccia incisa su una casa prende avvio una ricerca destinata ad allargarsi ben oltre il borgo di partenza, fino a diventare un viaggio nel tempo e nello spazio. È questa la dimensione che rende La parola delle pietre qualcosa di più di un romanzo territoriale. La Calabria è il punto di partenza, non il punto d’arrivo.

Il viaggio dell’opera e la sua dimensione nazionale
La traiettoria editoriale del libro appare particolarmente significativa proprio per la sequenza delle sue presentazioni. Torino, con il Salone del Libro e il Salone delle Idee. Roma, con la Libreria Eli.

La Calabria, con le numerose tappe che hanno riportato il romanzo nei luoghi e nelle comunità che ne costituiscono l’ispirazione.
A Vibo Valentia, nell’ambito de Il Maggio dei Libri, l’opera è stata accolta con particolare entusiasmo e l’editore Enrico Buonanno ha sottolineato la scelta di inserirla nella collana più prestigiosa della casa editrice, proprio per la sua capacità di rappresentare la missione editoriale di Libritalia: valorizzare territori e talenti attraverso opere di qualità. Anche il ritorno in Calabria non è stato dunque un semplice percorso promozionale, ma un vero e proprio confronto con una comunità di lettori sempre più ampia.
A Serra San Bruno, ad esempio, la presentazione ha posto al centro temi come lo spopolamento dei borghi, le radici, la distanza e il possibile ritorno. A Catanzaro, nel gennaio 2026, il romanzo è stato presentato alla Biblioteca Comunale De Nobili, confermando la continuità di un percorso che dal cuore dei borghi calabresi arriva idealmente fino al Cile e agli altri luoghi evocati dalla storia.
A luglio, la presentazione di Pizzo Calabro ha rappresentato un’altra significativa tappa di questo percorso. Le cronache hanno riferito di una forte partecipazione di pubblico e di un interesse crescente attorno al volume, segnalando anche la presenza dell’opera nelle principali classifiche di vendita e il suo inserimento tra i titoli scelti dal laboratorio critico del Premio Gutenberg 2026.

Più che parlare semplicemente di un “caso editoriale”, si può dunque parlare di un libro che sta costruendo progressivamente il proprio spazio nel panorama della narrativa calabrese contemporanea.
Un titolo identitario nel catalogo Libritalia
È proprio all’interno di questo percorso che La parola delle pietre assume un significato particolare per Libritalia. La casa editrice vibonese ha fatto della valorizzazione della cultura e degli autori calabresi una delle proprie principali direttrici editoriali. In questo contesto, il romanzo di Sorace appare come uno dei titoli capaci di incarnare meglio questa missione. Non è soltanto un libro scritto da un calabrese. È un libro che interroga la Calabria, che ne racconta le fragilità e le potenzialità, che affronta il problema dello spopolamento dei centri interni e, soprattutto, prova a restituire dignità narrativa a luoghi che rischiano di scomparire dalla memoria collettiva. La stessa casa editrice ha presentato l’opera come un libro capace di dare voce ai luoghi e alle storie che rischiano di essere dimenticati. In questo senso, La parola delle pietre può essere considerato a pieno titolo un titolo identitario della narrativa calabrese contemporanea, capace però di oltrepassare i confini regionali. La collocazione nella Collana Li rappresenta un ulteriore elemento qualificante del percorso del volume e ne sottolinea il rilievo all’interno del catalogo Libritalia. Non si tratta, dunque, soltanto di un’opera legata alla Calabria per ambientazione e sensibilità, ma di un titolo individuato dalla casa editrice come particolarmente rappresentativo della propria idea di editoria.

Il successo oltre i confini regionali
Il dato più interessante non è soltanto la quantità degli appuntamenti, ma la loro collocazione geografica e culturale. Un libro profondamente calabrese è stato portato in una delle più importanti manifestazioni librarie italiane, presentato a Torino, accolto a Roma in una libreria indipendente di riferimento e successivamente riportato nei principali centri culturali della Calabria. È un movimento quasi circolare: dalla Calabria all’Italia e dall’Italia nuovamente alla Calabria. E proprio questo itinerario sembra rispecchiare il cuore del romanzo. Le pietre raccontate da Sorace sono immobili, ma le loro storie viaggiano.
Sant’Onofrio, una nuova pagina di questo viaggio
La presentazione di Sant’Onofrio del 20 Agosto 2026 arriva nel pieno di un percorso che ha già attraversato luoghi diversi e pubblici diversi. Dopo Torino e Roma, il romanzo torna nella sua terra d’origine ideale, quella Calabria che ne costituisce l’anima narrativa.

Non sarà soltanto la presentazione di un libro, dunque, ma un’occasione per discutere di memoria, identità, spopolamento, appartenenza e futuro. Perché La parola delle pietre pone una domanda che riguarda ogni comunità: che cosa rimane quando le persone partono e i luoghi sembrano destinati al silenzio?
La risposta di Sorace è affidata alla letteratura.
