Scacchi e Catalogna: la partita infinita di un popolo stratega
In un’epoca in cui i riflettori dei media si accendono più facilmente su influencer e reality show, sorprende scoprire che una delle regioni più moderne e dinamiche d’Europa, la Catalogna, abbia nel gioco degli scacchi uno dei simboli culturali più amati e radicati. Non si tratta solo di una passione, ma di un fenomeno sociale che affonda le radici nella storia, nella politica e nell’identità collettiva di un popolo.
In Catalogna gli scacchi sono ovunque: nelle scuole, nei parchi, nei bar, nelle biblioteche. Lì, il nobile gioco ha assunto un valore che va oltre la semplice attività ricreativa. È disciplina, forma mentis, educazione civica. Sin dalla giovane età, i bambini catalani imparano a muovere torri e alfieri come parte del percorso scolastico, non per diventare tutti campioni, ma per formare cittadini riflessivi e capaci di prevedere le conseguenze delle proprie mosse.
Non è un caso che la Federació Catalana d’Escacs sia tra le più attive in Europa. Fondata nel 1925, essa ha saputo trasformare un passatempo elitario in un linguaggio universale. Oggi conta migliaia di tesserati, ma soprattutto promuove tornei e progetti educativi che arrivano persino alle carceri e agli ospedali, dimostrando che la scacchiera può essere anche uno strumento di inclusione sociale.
La tradizione scacchistica catalana si lega inevitabilmente all’orgoglio identitario. Nei decenni in cui la Catalogna cercava di ritagliarsi uno spazio culturale e politico nell’ambito dello Stato spagnolo, gli scacchi sono diventati un’espressione silenziosa ma potente di autodeterminazione. Emblematica è la figura di Josep Paluzie, dirigente storico e promotore instancabile della diffusione del gioco durante il franchismo, quando ogni espressione culturale regionale veniva repressa. Gli scacchi, in quel contesto, divennero un rifugio intellettuale, un campo di battaglia dove la strategia e l’identità potevano coesistere.
Anche oggi, in tempi di tensioni politiche latenti, gli scacchi rappresentano per i catalani uno spazio neutro ma altamente simbolico. La logica del gioco, che premia l’intelligenza, la pazienza e la capacità di adattamento, rispecchia la mentalità di un popolo che non si è mai arreso alle imposizioni, ma che ha sempre cercato soluzioni creative ai conflitti.
Curiosamente, molti grandi maestri internazionali hanno scelto Barcellona come sede di allenamento o di residenza. L’ambiente culturale vivace, la presenza di scuole specializzate e una comunità appassionata rendono la Catalogna una terra fertile per la crescita di nuovi talenti.
Oggi, mentre nel mondo aumentano le distrazioni digitali e il tempo di attenzione si accorcia, i catalani continuano a sedersi davanti alla scacchiera con la stessa serietà di sempre. E forse è proprio questa lentezza, questa attenzione al dettaglio, questo pensiero strategico a rappresentare la vera sfida contemporanea. Non vincere, ma capire. Non attaccare, ma prevedere. In Catalogna, come negli scacchi, è sempre il momento di pensare alla prossima mossa.
