“La natura multifattoriale della crisi in corso nel settore primario rende difficile prevedere scenari migliori, per lo meno in una prospettiva a corto e medio raggio”. È quanto ha affermato il presidente di Confai Bergamo e Confai Lombardia, Leonardo Bolis, commentando i dati emersi da una recente indagine Ismea sui livelli di fiducia manifestati dalle imprese agricole e agroalimentari, risultati più bassi persino rispetto ai primi due trimestri del 2020 in corrispondenza degli inizi e della fase acuta della pandemia. Il quadro a tinte fosche presentato dall’Istituto di servizi per il mercato agricolo riguarda principalmente la zootecnia da carne e da latte e il comparto dei seminativi, alle prese con molteplici criticità in termini di costi di produzione, approvvigionamento di materie prime, condizioni meteorologiche avverse e difficoltà nel reperire personale specializzato.
“Il rapporto di Ismea fotografa una realtà che coincide pienamente con la situazione che stanno vivendo l’agricoltura bergamasca e lombarda – conferma il segretario provinciale di Confai Bergamo, Enzo Cattaneo -. Le aziende più reattive hanno iniziato da qualche tempo a modificare alcune scelte gestionali, a variare le razioni alimentari e a razionalizzare le operazioni colturali, spesso rivolgendosi alle imprese agromeccaniche al fine di contenere i costi generali di produzione. Ad ogni modo, la maggioranza delle aziende agricole si trova in un forte stato di sofferenza dal punto di vista organizzativo e finanziario e si sta rassegnando a chiudere anche questo primo semestre del 2022 con un segno negativo”.
Neppure la notizia della definizione dei riparti a livello regionale dei fondi della prossima politica agricola comune – 16 miliardi di euro nel periodo 2023-2027 per l’insieme dell’agricoltura italiana – sembra portare motivi di sollievo rispetto alla congiuntura in corso. “L’avvicinarsi dell’inizio della prossima politica europea per il settore primario è senz’altro un fatto di tutto rilievo – conclude Cattaneo -, ma che non inciderà, se non a lungo termine, sulle prospettive di un’agricoltura in sofferenza, che necessita di interventi istituzionali immediati per poter gestire una transizione dominata da una totale incertezza”.
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