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Allestire un home bar: cosa serve davvero per partire con il piede giusto

Che cosa serve davvero per allestire un home bar? Ce lo chiediamo un po’ tutti, di solito la sera in cui ci accorgiamo di aver servito un buon rosso nei bicchieri dell’acqua. È un desiderio che si coltiva, quello di avere un angolo dedicato in casa, e che rimandiamo perché ci sembra un progetto costoso in termini di tempo e denaro.

In realtà bastano pochi oggetti, scelti con cura. Del resto in un angolo bar rimane tutto in vista, quindi ogni pezzo lavora due volte: come strumento e come elemento d’arredo. Qualche consiglio per partire nel modo giusto, senza acquisti superflui.

Da dove partire per allestire un home bar

Quanto spazio abbiamo? È la domanda da cui parte tutto, e la risposta è quasi sempre più generosa di quanto immaginiamo. Un carrello, una consolle stretta, il ripiano alto di una libreria: l’home bar non ha bisogno di metri quadri, ma di una postazione riconoscibile, un punto della casa che sappiamo essere suo.

Poi ci sono le nostre abitudini, che conviene guardare con sincerità prima di aprire il portafoglio. Se amiamo i cocktail ci servirà l’attrezzatura; se invece ci muoviamo tra un buon vino e due distillati, il budget andrà quasi tutto in bicchieri e conservazione. Naturalmente si può cominciare in piccolo e aggiungere strada facendo.

Gli strumenti essenziali del bartender casalingo

Lo shaker è il pezzo immancabile, e già qui c’è una scelta da fare. Il modello Boston, quello a due parti che si incastrano, è il preferito dei bar professionali perché lascia più libertà di movimento, mentre il cobbler, con il colino integrato e il tappino, risulta più intuitivo per chi comincia adesso (e fa un’ottima figura lasciato in vista).

Il jigger è il piccolo misurino a doppio cono. Il mixing glass, invece, serve per tutti i cocktail che vanno mescolati e mai agitati, come il Negroni o il Martini: essendo un gesto che si vede, vale la pena sceglierlo in vetro spesso e lavorato. In ultimo, lo strainer, il colino a molla che trattiene ghiaccio e residui quando versiamo.

Bicchieri e calici per ogni cocktail

Sui bicchieri l’estetica e la funzione vanno a braccetto, perché la forma incide sul drink: flûte per il perlage; il tumbler basso lascia respirare un distillato con ghiaccio; il calice ampio apre i profumi di un rosso strutturato.

Come regolarsi? Tendenzialmente tre famiglie coprono quasi ogni esigenza. I tumbler, alti e bassi, che accolgono la maggior parte dei long drink. Le coppe, dal Martini al Nick & Nora, dedicate ai cocktail serviti senza ghiaccio. E i calici da vino, possibilmente in due misure. Se lo spazio è poco, con sei tumbler bassi e quattro coppe abbiamo già un servizio completo.

Gli apribottiglie di design che non possono mancare

Pochi oggetti quotidiani hanno ricevuto tanta attenzione dai progettisti quanto l’apribottiglie. Pensiamo al celebre cavatappi disegnato da Alessandro Mendini per Alessi, diventato negli anni un pezzo da esposizione più che un utensile.

Nel nostro angolo bar questo oggetto resta sempre in vista, quindi tanto vale sceglierlo con la stessa attenzione che dedicheremmo a una lampada. Il modello a leva è il più rapido sul sughero, il cavatappi da sommelier rimane il più elegante e occupa pochissimo, mentre per le capsule troviamo versioni bellissime in acciaio spazzolato o in ottone. E se al momento manca l’idea giusta per l’angolo bar, nel catalogo di FormAdore si trovano diversi apribottiglie di design firmati dai grandi marchi.

Conservare e servire al meglio distillati e vini

Il decanter è forse l’oggetto che meglio rappresenta lo spirito di questo angolo, perché fa una cosa utilissima – ossigenare un vino giovane, separare un rosso maturo dal suo sedimento – e nel frattempo arreda.

Per le bottiglie già aperte c’è il tappo sottovuoto, che allunga la vita del vino di qualche giorno e costa pochissimo. Sul ghiaccio, invece, soffermiamoci un attimo: i cubi grandi si sciolgono lentamente e non annacquano il drink, quindi uno stampo da sfere o da cubetti maxi migliora ogni distillato servito on the rocks. Completa il quadro il secchiello, in acciaio o in materiale isolante, che mantiene la bottiglia in temperatura senza costringerci ad aprire il frigo ogni cinque minuti; per numerosi spumanti, come lo champagne, è indispensabile per servirlo in tavola.

Lo stile del tuo angolo bar

Il carrello rimane l’arredo più amato, e non solo per quel richiamo agli anni Cinquanta che ci piace tanto: si sposta, si porta in terrazzo, e quando le bottiglie sono belle diventa quasi una scultura. Per chi preferisce l’ordine, un mobile chiuso da aprire solo al momento giusto è un’alternativa raffinata.

Sull’esposizione, cerchiamo il ritmo: bottiglie alte dietro, basse davanti, e uno spazio lasciato volutamente vuoto. La luce fa moltissimo, e una lampada da tavolo piccola, meglio se calda, rende il ripiano ancor più scenico.

Partire con il piede giusto: i consigli finali

Volendo ridurre l’essenziale al minimo indispensabile, ci servono uno shaker, un jigger, un buon cavatappi, sei bicchieri e uno stampo per il ghiaccio grande. Tutto il resto arriva con il tempo, ed è giusto che sia così.

Perché gli angoli bar più belli sono sempre quelli cresciuti nel tempo; ogni oggetto porta con sé una piccola storia, come il bicchiere trovato in vacanza, l’apribottiglie ricevuto in regalo, la bottiglia che apriamo solo nelle occasioni che contano.

Redattore Travel

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