Covid-19. E’ morto Luis Sepúlveda: lo scrittore cileno era ricoverato ad Oviedo

Se n’è andato Luis Sepúlveda. Lo scrittore cileno si è spento in un ospedale di Oviedo, ucciso dal covid-19. Aveva 70 anni.

Luis Sepúlveda è stato ecologista, esule politico, guerrigliero. Esordì con un racconto bollato come pornografia dal preside del suo liceo, a Santiago del Cile. Sepúlveda credeva che la letteratura fosse finzione e intrecciava i fili della narrativa per dare vita a personaggi picareschi e trame avventurose inzuppate di passioni e ideali.

Con “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore”, dedicato a Chico Mendes, regalò ai lettori un primo pezzo della sua intensa vita, cioè 7 mesi trascorsi nella foresta amazzonica con gli indios Shuar. Nel 1977, espulso dal Cile dopo due anni e mezzo di carcere, si era unito ad una missione dell’Unesco per studiare l’impatto della civiltà sulle popolazioni native. Nacque così una storia sospesa tra due mondi, quello degli indios diffidenti nei confronti dei bianchi e quei bianchi che al protagonista avevano insegnato a leggere dandogli così un rifugio per la perdita della giovane moglie.

Con il secondo romanzo, “Il mondo alla fine del mondo”, descrisse invece ciò che gli era sembrato inevitabile dal ponte di una nave di Greenpeace, organizzazione a cui si era unito negli anni Ottanta. Navi-fabbrica che trascinano a bordo balene esangui e si trasformano in mattatoi, inseguimenti tra le nebbie dell’Antartide, militanti ecologisti contro pescatori giapponesi.

Alla militanza politica ci pensò “La frontiera scomparsa”. I racconti che compongono il libro seguono le tappe di un cileno che dalle prigioni di Pinochet ritrova la libertà attraversando l’Argentina, la Bolivia, il Perù, l’Ecuador, la Colombia, in treno o su veicoli di fortuna fino a Panama dove si imbarcherà per la Spagna.

Leggere Sepúlveda non richiede sforzi, le pagine scivolano sotto gli occhi ma le passioni di cui parla, gli amori e gli ideali irrinunciabili lasciano tracce indelebili nella memoria dei lettori. L’ombra per esistere ha bisogno di luce. Quella di Sepúlveda non si è spenta e mai lo farà.