La scena è quella di un Pronto soccorso regionale, nel cuore dell’estate, quando la pressione sui servizi aumenta e le fragilità del sistema diventano più evidenti. È il Policlinico “Renato Dulbecco” di Catanzaro, dove Ada Cosco, giornalista e voce di Radio Amore Catanzaro, ha vissuto una disavventura che non può essere derubricata a episodio isolato.
Ada ha raccontato pubblicamente ciò che ha visto: attese interminabili, personale ridotto all’essenziale, pazienti costretti a ore di sofferenza, un Pronto soccorso che fatica a garantire il diritto alla cura. Il suo sfogo non è stato un gesto impulsivo: è stato un atto civile, un richiamo alla responsabilità collettiva.La vicenda di Ada non è un fulmine a ciel sereno. Da tempo, operatori sanitari, sindacati e cittadini segnalano una carenza cronica di personale, una rete dell’emergenza-urgenza che fatica a reggere, ambulanze spesso incomplete, protocolli non uniformi, tempi di attesa che diventano ore.
Il Policlinico di Catanzaro è solo uno dei luoghi in cui questa fragilità emerge con forza. La Calabria vive una condizione che non può più essere definita “criticità sanitaria”: è qualcosa di più profondo, più esteso, più grave. Accanto alla carenza di personale, c’è un fenomeno che non può più essere ignorato: il burnout del personale sanitario in tutte le sue componenti.
Non riguarda solo i medici. Riguarda infermieri, operatori socio-sanitari, tecnici, autisti del 118, triagisti, personale amministrativo che lavora in condizioni di pressione continua. Il burnout non è semplice stanchezza: è collasso emotivo, perdita di lucidità, riduzione della capacità decisionale, rischio di errore. È la condizione in cui chi cura non riesce più a sostenere il peso della responsabilità, pur continuando a lavorare. Quando un sistema sanitario produce burnout, significa che non sta proteggendo chi dovrebbe proteggere gli altri. E questo è un segnale sociale, non solo clinico. Quando un territorio non riesce a garantire un accesso equo e tempestivo alle cure, la ferita non è solo sanitaria: è sociale, civile, comunitaria. Significa che le famiglie vivono nell’incertezza. Che gli anziani temono di non essere assistiti. Che i giovani percepiscono un futuro fragile. Che la fiducia nelle istituzioni si incrina. La sanità è il primo patto tra Stato e cittadini. Quando quel patto si indebolisce, non si incrina solo un servizio: si incrina la coesione sociale. Ada Cosco non ha denunciato per polemica, ma per responsabilità. Ha dato voce a chi non può parlare, a chi aspetta in silenzio, a chi vive la fragilità del sistema sulla propria pelle. Il suo sfogo è diventato un simbolo: non della rabbia, ma della consapevolezza.
A Ada Cosco, amica cara, va la mia vicinanza più sincera e la mia solidarietà. Le auguro di stare bene e di ritrovare serenità dopo ciò che ha vissuto.Per uscire da questa crisi non bastano le denunce. Servono scelte politiche, organizzative e culturali. E ora, più che mai, la politica è chiamata a fare il suo ruolo: assumersi la responsabilità di intervenire, programmare, ricostruire.
Ecco alcune direttrici possibili:
La Calabria non può più permettersi una sanità che funziona solo sulla carta. La cura non è un privilegio: è un diritto. E quando un diritto viene negato, la società intera si indebolisce. Lo sfogo di Ada Cosco non è un episodio da dimenticare: è un punto di partenza. Un segnale che chiama alla responsabilità, alla verità, alla ricostruzione. Perché la sanità calabrese non è più solo un tema sanitario. È un tema sociale. E riguarda tutti.
I Mossos d’Esquadra hanno lanciato un’allerta ai cittadini della Catalogna su una tecnica utilizzata dai…
La Generalitat de Catalunya prepara un nuovo sistema basato sull’intelligenza artificiale per individuare con maggiore…
Il Consiglio dei ministri ha approvato il 5 agosto 2026 una mini-riforma del bollo auto…
A nove anni dagli attentati terroristici del 17 e 18 agosto 2017, Barcellona e Cambrils…
Il 17 agosto si celebra la Giornata Mondiale del Pedone, una ricorrenza dedicata alla sicurezza…
Il miracolo delle Secche di Tor Paterno e la grande squadra di Marco Visconti. …