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Alessandro Costacurta compie 60 anni: il difensore che ha fatto la storia del Milan, Sessant’anni e non sentirli

Sessant’anni. Per alcuni è un traguardo, per altri è quasi un’astrazione. Per Alessandro Costacurta è la conferma che il tempo passa anche per chi sembrava immortale in campo. Billy, come lo chiamavano tutti, compie oggi sessant’anni e il calcio italiano si ferma un momento a ricordare quello che è stato uno dei difensori più forti che questo paese abbia mai prodotto.

E non è retorica. È proprio così.

Una carriera costruita sulla disciplina

Guarda, ci sono giocatori che nascono già fenomeni e altri che diventano grandi attraverso un lavoro oscuro, metodico, quasi maniacale. Costacurta appartiene chiaramente alla seconda categoria. Non aveva la velocità fulminea di certi terzini, né la fisicità imponente di alcuni suoi contemporanei. Aveva però una lettura del gioco fuori dal comune, quella capacità rara di capire dove sarebbe finito il pallone prima ancora che ci arrivasse chiunque altro.

È una dote che non si insegna facilmente.

Il Milan di Sacchi e Capello: un’era intera

La sua storia è ovviamente intrecciata in modo indissolubile con quella del Milan degli anni Ottanta e Novanta, prima con Arrigo Sacchi e poi con Fabio Capello. Quella squadra lì era qualcosa di diverso da tutto il resto, un collettivo costruito su principi tattici che all’epoca sembravano rivoluzionari e che oggi sono diventati patrimonio comune del calcio mondiale.

Costacurta in quella difesa era una colonna. Insieme a Baresi, Maldini e Tassotti formava un reparto che gli attaccanti di mezza Europa ricordano ancora con un certo fastidio. Cinque Scudetti, tre Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali. Una bacheca che parla da sola, senza bisogno di aggiunte.

Quella notte a Wembley e non solo

Ci sono momenti che definiscono una carriera. Per Billy uno di questi è sicuramente la finale di Champions League del 1994 contro il Barcellona, vinta 4-0 in una di quelle serate in cui il Milan sembrò un’entità sovrannaturale più che una squadra di calcio. Costacurta era lì, in mezzo a tutto, silenzioso e preciso come sempre.

Poi ci sono anche le ombre, le squalifiche nei momenti cruciali, qualche finale persa. Ma fanno parte della storia quanto le vittorie, forse di più.

La nazionale e quel Mondiale sfiorato

Con la maglia azzurra ha vissuto momenti intensi, tra cui il quarto posto ai Mondiali del 1990 in casa e la finale persa ai rigori nel 1994 contro il Brasile. Quella generazione di difensori italiani era probabilmente irripetibile, e Costacurta ne era una delle espressioni più eleganti.

Pensando a competizioni e tornei, nel calcio dilettantistico e giovanile si respira la stessa passione, tipo il torneo di calcio a 5 a Francavilla dove la squadra Ice Bar ha conquistato il titolo in una serata di grande calcio e festa collettiva. Perché il calcio è questo, a qualsiasi livello.

Dopo il calcio giocato

Appesa la maglia, Costacurta non è sparito. Ha lavorato per la UEFA, ha fatto televisione, è rimasto nel mondo del calcio con un ruolo diverso ma sempre presente. La sua voce nei programmi sportivi è diventata un punto di riferimento per chi vuole analisi serie, senza urla o provocazioni gratuite.

Secondo me è uno di quei casi in cui la carriera da opinionista riflette esattamente il carattere del giocatore. Misurato, preciso, mai sopra le righe.

Buon compleanno, Billy

Sessant’anni sono un numero tondo che invita alla riflessione. Costacurta li porta con quella stessa compostezza che aveva in campo, senza fronzoli. Il calcio italiano gli deve molto, forse più di quanto venga riconosciuto pubblicamente, perché i difensori raramente ricevono la stessa attenzione degli attaccanti.

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Buon compleanno, Billy. Sessanta anni portati benissimo.

Redattore Travel

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