Italia sotto pressione tra guerra e rincari: l’appello dell’editore Buonanno per condizioni eque e sviluppo reale
di Enrico Buonanno *
La Calabria, al pari dell’Italia, si trova oggi a operare in un contesto economico complesso, segnato non solo dall’aumento dei costi energetici, ma anche dalle conseguenze delle tensioni e dei conflitti internazionali che stanno ridefinendo gli equilibri economici globali. In questo scenario, la guerra e l’instabilità geopolitica incidono direttamente sui mercati, sulla disponibilità delle risorse e sulla stabilità dei prezzi, con effetti immediati anche sul tessuto produttivo locale. Questa non è una fase ordinaria: è una condizione che mette sotto pressione l’intero sistema economico. Tuttavia, è fondamentale chiarire un punto: la Calabria non è il problema, ma una parte fondamentale della soluzione per il Paese. Le imprese calabresi continuano a garantire lavoro, servizi e presenza sul territorio, nonostante condizioni oggettivamente più difficili rispetto ad altre aree d’Italia. Questa resilienza rappresenta un valore reale, ma non può diventare una condizione permanente. Durante la pandemia da COVID-19, il sistema produttivo ha dimostrato di essere essenziale per la tenuta del Paese, assicurando continuità nei servizi e nelle attività economiche anche nei momenti più critici. Oggi, però, si trova ad affrontare una nuova sfida, ancora più complessa, perché legata a fattori esterni difficilmente controllabili, come le tensioni internazionali e le crisi energetiche.
A tutto questo si aggiunge una realtà strutturale che penalizza la Calabria da anni: un divario infrastrutturale che limita la competitività, rende più onerosi i processi produttivi e riduce la capacità di attrarre investimenti. In questo contesto, la somma tra instabilità globale e fragilità interna rischia di amplificare ulteriormente le difficoltà. Secondo l’editore Enrico Buonanno, è necessario affrontare la questione con chiarezza e responsabilità, rivolgendosi in modo diretto alle forze politiche e a chi ha il compito di governare. “Non chiediamo privilegi, chiediamo condizioni eque”, afferma. “Non è più accettabile che fare impresa in Calabria significhi partire svantaggiati rispetto al resto d’Italia e ai mercati internazionali.”
Buonanno evidenzia come il contesto attuale, segnato anche dalla guerra e dalle sue conseguenze economiche, stia rendendo ancora più evidente la fragilità di alcuni territori. “Le dinamiche globali stanno cambiando rapidamente, e proprio per questo serve una visione capace di proteggere e valorizzare le aree più esposte, non di lasciarle indietro.” Il rischio, sottolinea, non è soltanto economico ma anche sociale e generazionale. “Senza interventi concreti, continueremo a perdere competenze e capitale umano. I giovani saranno costretti a cercare altrove opportunità che dovrebbero poter trovare qui.
Il suo è quindi un appello chiaro: “Rivolgo un invito alle forze politiche che hanno la capacità di costruire e di agire. È il momento di scelte coraggiose, di una visione chiara e di interventi concreti, capaci di incidere realmente sulla vita delle imprese e delle persone.” In questo scenario complesso, diventa sempre più evidente la necessità di un sistema che permetta alla Calabria di competere in modo reale e non marginale. Non si tratta solo di ridurre un divario, ma di riconoscere un ruolo strategico alla regione all’interno del sistema economico nazionale.
La Calabria ha dimostrato nel tempo forza, capacità di adattamento e determinazione. Ora è il momento di trasformare questa resilienza in opportunità concreta, sostenendo chi produce, chi investe e chi ogni giorno continua a credere in questo territorio. Perché mettere la Calabria nelle condizioni di crescere non è una concessione: è una responsabilità condivisa, soprattutto in un momento storico in cui le crisi globali rendono ancora più evidente il valore delle economie locali forti e integrate.
* Riceviamo e pubblichiamo integralmente la nota dell’Editore di Libritalia
