Società estere e paure italiane: il vero rischio è restare fermi
Negli ultimi mesi, dopo aver trasformato Tublat in una LTD regolarmente iscritta al regime OSS in diversi Stati europei, ho ricevuto un’ondata di commenti surreali.
Clienti spaventati. Consigli “prudenziali”. Frasi del tipo:
“Il mio commercialista mi ha detto di non avere a che fare con società estere.”
Società estere.
Come se stessimo parlando di un paradiso fiscale sconosciuto, e non dello stesso ecosistema in cui operano ogni giorno PayPal, Stripe, Google, Facebook, TikTok, Amazon, eBay. Tutte società estere. Tutte utilizzate quotidianamente da chi vende online. Tutte perfettamente integrate nella contabilità italiana.
La verità è che il problema non sono le società estere.
Il problema è l’incapacità di alcuni professionisti di lavorare in un contesto internazionale.
Ed è grave.
Perché quando un imprenditore digitale viene convinto che “estero = rischio”, non lo si sta proteggendo. Lo si sta limitando. Lo si sta spingendo fuori dal mercato globale. Lo si sta, di fatto, condannando a giocare una partita del 2026 con regole mentali del 1998.
Aprire una LTD non è stata una scelta improvvisata o “furba”. È stata una decisione studiata.
Molto più semplice da gestire per investitori e azionisti.
Molto più lineare a livello societario.
Molto più prevedibile sotto il profilo normativo.
La certezza del diritto nel Regno Unito non è uno slogan. È una realtà. Le regole sono chiare, i tempi sono chiari, l’interpretazione è stabile.
Chi fa impresa sa che la prevedibilità vale più di qualsiasi incentivo fiscale.
In Italia, purtroppo, la giurisdizione è spesso un terreno incerto. Giurisprudenza con tempi biblici. Interpretazioni variabili. Un imprenditore può ritrovarsi a dover “sperare” che un contenzioso si risolva prima che il mercato cambi.
E allora mi chiedo quale sia il vero rischio.
Lavorare con una struttura internazionale, trasparente e integrata nei sistemi europei, oppure restare intrappolati in una visione provinciale del business digitale?
Il mondo non si è fermato ai confini amministrativi.
Le piattaforme sono globali. I pagamenti sono globali. I clienti sono globali.
Chi continua a raccontare che “meglio non avere a che fare con società estere” non sta difendendo gli imprenditori. Sta difendendo la propria zona di comfort.
E la zona di comfort, nell’economia digitale, è il posto più pericoloso in cui stare.
Chi fa impresa oggi deve scegliere se circondarsi di professionisti che sanno navigare il mare aperto… oppure di chi preferisce restare al porto spiegando che fuori è troppo rischioso.
Il futuro non aspetta chi ha paura di capirlo.
