Un secolo di luce: Vita Carluccio, memoria vivente di un tempo che non si arrende.

(foto con Don Stefano Toma Parroco di Nociglia nella Sala Consiliare del Palazzo Baronale)
Un secolo di luce: Vita Carluccio, memoria vivente
di un tempo che non si arrende
Il 4 febbraio 2026 la signora Vita Carluccio ha compiuto cento anni. Un secolo. Cento inverni attraversati con passo lento ma fermo, cento primavere rifiorite negli occhi di una donna che porta nel nome il suo destino: Vita. E mai nome fu più profetico. Nata all’indomani della Prima Guerra Mondiale, quando l’Europa cercava ancora di ricucire le proprie ferite, Vita ha attraversato il Novecento con la discrezione delle donne di una volta: quelle che non alzano la voce, ma tengono in piedi il mondo. Ha visto arrivare la Seconda Guerra Mondiale, l’ha vissuta, l’ha temuta, l’ha superata. Ha conosciuto la povertà dignitosa delle campagne, il lavoro instancabile, le mani segnate dalla terra e dal tempo.
Accanto a lei, per tanti anni, il marito Domenico, emigrante in Svizzera e in Francia quando partire era un atto di coraggio e necessità. Insieme hanno costruito una famiglia tra sacrifici e speranze, dividendosi tra il lavoro nei campi e quello domestico, con la fede come bussola e il rispetto come fondamento. La vita, però, non è stata avara di prove. Il dolore più grande, quello che nessuna madre dovrebbe conoscere, è arrivato con la perdita del figlio Michele, scomparso a poco più di quarant’anni per un male incurabile. Una ferita profonda, che avrebbe spezzato chiunque. Ma non lei. Non Vita. Con lo sguardo rivolto al Padreterno e il cuore ancorato alla speranza, ha continuato a camminare. In silenzio. Con dignità. Con quella tempra d’altri tempi che oggi sembra quasi leggenda. Umile, religiosa, generosa nel suo piccolo, sempre pronta ad aiutare chiunque bussasse alla sua porta: Vita Carluccio è diventata nel tempo un punto di riferimento, una memoria vivente, un ponte tra generazioni.
Il suo centenario è stato celebrato con la gioia semplice delle cose autentiche. I bambini delle scuole, i docenti, il Sindaco le hanno reso omaggio, portando in casa sua il sorriso fresco del futuro.
Nel pomeriggio, circondata dai suoi cari, dal Parroco e dai vicini, ha ricevuto l’abbraccio della comunità. Un abbraccio che sapeva di gratitudine. Domenica 8 febbraio i festeggiamenti sono proseguiti a Nociglia, nella Chiesa Madre di San Nicola Vescovo, con una Santa Messa di ringraziamento, seguita da un momento comunitario nel Palazzo Baronale. Luoghi simbolo di una storia collettiva che si intreccia con quella personale di Vita, come fili di un unico grande ricamo.
E a suggellare questo secolo straordinario è giunto il gesto solenne del millenario Casato Antinolfi, che ha voluto conferirle il titolo di “Dama d’Onore”. Un riconoscimento che unisce la nobiltà della storia alla nobiltà dell’anima. Il Casato Antinolfi, le cui origini affondano nei secoli e attraversano la tradizione con senso dell’onore e responsabilità morale, ha individuato in Vita Carluccio l’incarnazione dei valori più alti: fedeltà, resilienza, coraggio, fede incrollabile. Non un’onorificenza di facciata, ma un tributo autentico a una donna che, pur nella semplicità della sua vita contadina, ha vissuto con la grandezza delle eroine silenziose. In un tempo che corre e dimentica, Vita resta. Come una quercia antica che ha visto tempeste e siccità, ma continua a offrire ombra e riparo. Nei suoi occhi c’è il riflesso di due guerre, di partenze e ritorni, di lacrime e rinascite. Nei suoi cento anni c’è la storia di un’intera comunità. Il suo secolo non è soltanto una misura cronologica, ma un patrimonio di memoria, sofferenza e amore. E mentre le campane di Nociglia hanno suonato per lei, sembrava che ogni rintocco dicesse la stessa cosa: ci sono vite che non fanno rumore, ma lasciano un’eco eterna.


Dalla sede storica del Casato Antinolfi, 11 febbraio 2026 A.D.
