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Don Matteo, i luoghi del cuore di Terence Hill: viaggio nella Gubbio della fiction

Per otto stagioni Gubbio è stata molto più di uno sfondo televisivo. È stata la città di Don Matteo, il paese umbro nel quale Terence Hill ha costruito uno dei personaggi più popolari della televisione italiana e nel quale la fiction ha trovato alcuni dei suoi luoghi più riconoscibili: Piazza Grande, la chiesa di San Giovanni Battista, il Bar Ducale, Palazzo Pretorio, San Marziale e le strade del centro storico.

Oggi la serie è ambientata a Spoleto e il protagonista è Raoul Bova, che dal 2022 interpreta Don Massimo dopo l’uscita di scena di Terence Hill. Ma per milioni di spettatori Gubbio rimane indissolubilmente legata al volto di Mario Girotti, diventato celebre con il nome d’arte di Terence Hill.

Gubbio, la città di Don Matteo

La storia televisiva di Don Matteo comincia il 7 gennaio 2000. La prima stagione porta sul piccolo schermo un sacerdote decisamente fuori dagli schemi: Don Matteo Bondini, interpretato da Terence Hill, un prete con una straordinaria capacità di osservazione e un istinto investigativo che lo porta spesso a collaborare con i Carabinieri.

La serie sceglie l’Umbria come territorio narrativo e, dalla prima all’ottava stagione, Gubbio diventa la principale ambientazione delle riprese. È una scelta che si rivela decisiva anche per l’immagine televisiva della città: il centro storico medievale, le piazze, i palazzi e le chiese entrano nelle case degli italiani e diventano parte integrante del racconto.

Non è soltanto il paesaggio a rendere Gubbio riconoscibile. Sono soprattutto i luoghi nei quali i personaggi tornano puntata dopo puntata. La caserma, la canonica, la chiesa, il bar, le strade percorse in bicicletta da Don Matteo e le piazze dove si incontrano Cecchini, Tommasi e gli altri protagonisti finiscono per diventare una sorta di geografia sentimentale della serie.

E ancora oggi, camminando nel centro di Gubbio, è possibile riconoscere molti di quegli scorci.

Piazza Grande, il cuore della fiction

Il punto di partenza ideale di un viaggio nella Gubbio di Don Matteo è Piazza Grande.

È uno degli spazi più scenografici della città e nella fiction concentra alcune delle location più importanti. Qui si trova Palazzo Pretorio, utilizzato come esterno della caserma dei Carabinieri, e qui si trova anche il Bar Ducale, il luogo nel quale Don Matteo e il maresciallo Cecchini si incontrano e trascorrono parte del loro tempo.

La caserma della serie non corrisponde quindi a un edificio costruito appositamente per la televisione. L’esterno è quello di Palazzo Pretorio. Nelle prime stagioni furono utilizzati anche gli interni reali, mentre successivamente gli ambienti interni della caserma vennero riprodotti in studio per ragioni organizzative. Anche l’ingresso utilizzato nella fiction cambiò nel corso delle stagioni.

Di fronte a Palazzo Pretorio si trova Palazzo dei Consoli, altro edificio simbolo di Gubbio che compare nella serie e che in alcune stagioni viene utilizzato come sede comunale della fiction.

È proprio questa concentrazione di edifici a rendere Piazza Grande una delle tappe fondamentali per chi vuole ritrovare la Gubbio televisiva.

Il Bar Ducale, il luogo degli incontri

Ma se c’è un posto che i fan di Don Matteo associano immediatamente alla quotidianità della serie, quello è il Bar Ducale.

Il locale si trova in Piazza Grande e nella fiction rappresenta sostanzialmente se stesso. È qui che si ritrovano Don Matteo e Cecchini, ed è qui che il loro rapporto viene raccontato attraverso dialoghi, ironia e soprattutto le celebri partite a scacchi.

Il Bar Ducale non è dunque una semplice scenografia. È un vero locale di Gubbio che è entrato nella storia della televisione italiana grazie alla fiction. La documentazione sulle location segnala numerose scene ambientate proprio nel bar e nell’Hotel Ducale. Tra gli episodi ricordati figurano Morte di un cantastorie, Crisi sentimentale e Un tocco di fard.

Nel locale sono inoltre rimasti nel tempo riferimenti alla fiction, fotografie, fotogrammi delle riprese, dediche e autografi degli interpreti.

È uno di quei luoghi nei quali la distanza tra televisione e realtà sembra quasi scomparire: il visitatore entra nel bar e ritrova immediatamente l’atmosfera di una serie che ha accompagnato generazioni di spettatori.

La chiesa di Don Matteo: San Giovanni fuori, San Marziale dentro

Un’altra tappa imprescindibile è la Chiesa di San Giovanni Battista, nella parte bassa del centro storico.

È questa la chiesa che gli spettatori vedono come chiesa di Don Matteo negli esterni. La facciata e gli spazi esterni appartengono realmente alla chiesa di San Giovanni Battista.

Ma c’è un particolare che molti spettatori non conoscono.

Quando nella fiction Don Matteo entra nella sua chiesa, gli interni che vediamo non sono quelli di San Giovanni. Per le riprese interne è stata utilizzata la chiesa di San Marziale, situata poco fuori dal centro storico, nei pressi della funivia che conduce alla Basilica di Sant’Ubaldo.

È uno dei piccoli trucchi cinematografici che contribuiscono alla magia della serie: lo spettatore percepisce un unico ambiente, mentre la produzione ha utilizzato due luoghi differenti.

Anche la canonica merita una precisazione. Gli esterni sono riconducibili alla zona di Piazza San Giovanni, mentre gli interni, a partire dalla quarta stagione, furono riprodotti in un apposito set cinematografico.

Le strade di Cecchini, Tommasi e Don Matteo

La forza della Gubbio di Don Matteo non sta soltanto nei grandi monumenti.

La fiction ha utilizzato molte strade e piazze del centro storico, trasformandole in luoghi della vita quotidiana dei protagonisti. È anche per questo che rivedere oggi Gubbio significa riconoscere angoli che, pur non essendo stati costruiti per la televisione, sono entrati nell’immaginario degli spettatori.

Tra le location individuate nella documentazione specializzata compaiono, oltre a Piazza Grande e San Giovanni, diverse zone del centro storico, il Parco Ranghiasci, Piazza dei 40 Martiri, Via Baldassini, Via Camignano, Piazza San Pietro e Via Ducale.

Il Parco Ranghiasci, in particolare, è associato alle scene nelle quali i personaggi si muovono all’aperto e alle passeggiate e corse che caratterizzano alcune delle situazioni ricorrenti della serie.

Sono luoghi che hanno contribuito a creare quella particolare atmosfera di Don Matteo: un mondo raccolto, riconoscibile, nel quale chiesa, caserma, piazza e abitazioni sembrano appartenere a un’unica grande scenografia naturale.

Terence Hill, da Mario Girotti a Don Matteo

Al centro di tutto c’è naturalmente lui: Terence Hill, nome d’arte di Mario Girotti.

Nato a Venezia il 29 marzo 1939, Hill comincia a recitare da giovanissimo. La sua carriera cinematografica attraversa generi e generazioni, ma il suo nome diventa internazionale soprattutto grazie alla collaborazione con Bud Spencer, con il quale forma una delle coppie più celebri del cinema italiano.

Prima di arrivare a Don Matteo, Hill è stato protagonista di film entrati nella memoria collettiva come Lo chiamavano Trinità…, …continuavano a chiamarlo Trinità, …altrimenti ci arrabbiamo! e Il mio nome è Nessuno. La sua carriera comprende anche attività da regista e produttore. Nel 2010, insieme a Bud Spencer, riceve il David di Donatello alla carriera.

Il passaggio dal western alla tonaca potrebbe sembrare sorprendente. In realtà Don Matteo conserva qualcosa dell’eroe cinematografico di Hill: il protagonista è silenzioso, rapido nel capire le persone, capace di muoversi con naturalezza e di arrivare alla soluzione dei casi senza perdere il sorriso.

La bicicletta prende il posto del cavallo, la tonaca sostituisce gli abiti del pistolero, ma resta quella presenza calma e autorevole che ha caratterizzato tanti personaggi interpretati dall’attore.

Il legame personale con l’Umbria

Il rapporto tra Terence Hill e l’Umbria non nasce soltanto con Don Matteo.

Il padre dell’attore era originario di Amelia, nel Ternano, e Hill ha trascorso proprio ad Amelia una parte della sua infanzia. Nel 2018, presentando a Terni Il mio nome è Thomas, l’attore definì l’Umbria e in particolare quei luoghi come qualcosa di profondamente personale, ricordando gli anni trascorsi ad Amelia.

C’è dunque una ragione biografica oltre a quella professionale nel rapporto tra Hill e questa regione.

L’attore ha inoltre raccontato di avere vissuto per circa trent’anni negli Stati Uniti, in Massachusetts, prima di trasferirsi in Umbria. In un’intervista del 2018 spiegò di vivere ormai in Umbria e di recarsi occasionalmente a Roma.

È una storia particolare: un attore italiano diventato celebre anche nel mondo, che ha trascorso decenni negli Stati Uniti e che proprio attraverso una fiction ambientata in Umbria ha ritrovato un legame ancora più forte con la terra della sua famiglia.

Fonti più recenti confermano il suo legame stabile con l’Umbria e la scelta di vivere nella regione insieme alla moglie Lori, dopo oltre trent’anni trascorsi negli Stati Uniti.

Per questo parlare di Terence Hill e Gubbio non significa soltanto parlare di un attore che ha lavorato in una città. Significa raccontare un rapporto che nel corso degli anni è diventato anche personale.

Quando Gubbio lasciò il posto a Spoleto

Il capitolo eugubino di Don Matteo si conclude con l’ottava stagione.

Dalla nona stagione, la produzione trasferisce l’ambientazione principale a Spoleto. Il cambiamento non cancella Gubbio dalla storia della fiction, ma inaugura una nuova fase del programma. Il Comune di Spoleto definisce infatti la città l’ambientazione della serie dalla nona stagione.

Anche a Spoleto la produzione trova un centro storico capace di diventare immediatamente riconoscibile sul piccolo schermo.

Il Duomo di Santa Maria Assunta, Palazzo Bufalini e la Basilica di Sant’Eufemia diventano alcuni dei luoghi simbolo della nuova ambientazione. Palazzo Bufalini viene utilizzato come caserma, mentre Sant’Eufemia è la chiesa associata a Don Matteo.

Il trasferimento non rappresenta quindi la fine del rapporto tra Don Matteo e l’Umbria. Al contrario, la fiction continua a utilizzare il territorio umbro come elemento fondamentale del proprio racconto.

Da Terence Hill a Raoul Bova

Il passaggio più significativo avviene nella tredicesima stagione.

Terence Hill rimane protagonista nelle prime quattro puntate. Dalla quinta puntata entra in scena Raoul Bova, nel ruolo di Don Massimo, raccogliendo l’eredità del personaggio e della serie.

Non si tratta quindi semplicemente di un cambio di attore. È la conclusione di un’epoca.

Don Matteo era stato per oltre vent’anni il volto televisivo di Terence Hill. La sua uscita dal cast ha segnato uno dei passaggi più delicati nella storia della fiction, ma la serie ha continuato il proprio percorso.

Oggi il protagonista è Raoul Bova e la fiction continua a essere girata a Spoleto. Nel 2026 il Comune di Spoleto ha annunciato anche le nuove riprese della quindicesima stagione, confermando la città come sede della produzione.

Gubbio, però, resta la Gubbio di Don Matteo

C’è una differenza difficile da cancellare.

Spoleto è ormai da anni la città di Don Matteo. Ma quando si pensa al Don Matteo di Terence Hill, il pensiero corre inevitabilmente a Gubbio.

Alla bicicletta che attraversa le strade del centro.

A Piazza Grande.

Alla caserma di Palazzo Pretorio.

Al Bar Ducale.

Alle partite a scacchi con Cecchini.

Alla facciata di San Giovanni Battista.

Alla piccola chiesa di San Marziale che diventava, davanti alle telecamere, l’interno della parrocchia.

A quelle piazze medievali che per otto stagioni hanno fatto da teatro alle indagini, agli inseguimenti, alle storie d’amore, ai drammi e alle battute del maresciallo Cecchini.

E soprattutto al volto di Terence Hill.

Perché la forza di quelle immagini non è soltanto nella bellezza di Gubbio. È nel modo in cui la fiction ha legato definitivamente la città a un personaggio televisivo diventato patrimonio della cultura popolare italiana.

Oggi un visitatore può attraversare Piazza Grande, fermarsi davanti a Palazzo Pretorio, entrare nel Bar Ducale e raggiungere San Giovanni. Può cercare gli scorci che per anni sono comparsi in televisione e ricostruire, passo dopo passo, una parte della storia della fiction.

È questo il valore delle location di Don Matteo: non sono semplicemente luoghi dove sono state girate delle scene.

Sono diventate luoghi della memoria televisiva.

E Gubbio, più di ogni altra città, rimane la città di quel primo Don Matteo che arrivò in bicicletta, con la tonaca e il sorriso di Terence Hill, e che per otto stagioni fece dell’Umbria uno dei personaggi più importanti della serie.

Oggi Don Matteo vive televisivamente a Spoleto e ha il volto di Raoul Bova. Ma per chi ha seguito le prime stagioni, basta pronunciare il nome di Gubbio per sentire riaffiorare immediatamente quelle immagini: Don Matteo, Cecchini, la caserma, il Bar Ducale e Piazza Grande.

È la Gubbio che la televisione ha consegnato alla memoria collettiva. E quella Gubbio, almeno nell’immaginario dei fan, continua ad avere il volto inconfondibile di Terence Hill.

Redattore Travel

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