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Gran Bretagna convoca l’incaricata d’affari israeliana: «Fermare subito il progetto E1 in Cisgiordania»

Il governo britannico ha convocato l’incaricata d’affari israeliana a Londra per protestare contro il nuovo passo avanti del progetto di insediamento E1 in Cisgiordania. La decisione è arrivata dopo che Israele ha aperto la gara d’appalto per la costruzione di circa 1.200 abitazioni nell’area, rilanciando un piano da anni al centro delle critiche della comunità internazionale.

Il ministro degli Esteri britannico Ed Miliband ha definito l’iniziativa israeliana «un atto inaccettabile e distruttivo» e ha chiesto al governo di Benjamin Netanyahu di interrompere immediatamente il progetto, ritirare il bando e fermare l’espansione degli insediamenti.

«Il governo israeliano deve fermare immediatamente i piani per E1, ritirare la gara d’appalto e interrompere ogni ulteriore espansione degli insediamenti», ha dichiarato Miliband, ribadendo la posizione britannica a sostegno della soluzione a due Stati.

Il progetto E1 e il nodo di Gerusalemme Est

L’area E1 si trova a est di Gerusalemme e rappresenta uno dei punti più delicati del conflitto israelo-palestinese. Il progetto prevede un’importante espansione edilizia collegata all’insediamento di Ma’ale Adumim e, secondo il governo britannico, rischia di interrompere la continuità territoriale necessaria alla nascita di uno Stato palestinese.

Londra sostiene che la realizzazione del progetto potrebbe separare ulteriormente la Cisgiordania da Gerusalemme Est, territorio occupato da Israele dal 1967 e successivamente annesso, annessione non riconosciuta dalla maggior parte della comunità internazionale. La conseguenza, secondo il governo britannico, sarebbe un ulteriore ostacolo alla possibilità di creare uno Stato palestinese territorialmente contiguo.

Il progetto è particolarmente controverso perché la sua realizzazione potrebbe dividere la Cisgiordania in modo significativo, rendendo più difficile la continuità territoriale tra le comunità palestinesi e Gerusalemme Est.

La protesta diplomatica di Londra

La rappresentante israeliana Daniela Grudsky Ekstein è stata convocata per ricevere la formale protesta britannica. Londra ha espresso una «profonda opposizione» alla decisione del governo israeliano e ha chiesto un’immediata inversione di rotta.

Miliband ha inoltre annunciato che il Regno Unito sta valutando ulteriori misure in risposta alle politiche israeliane relative agli insediamenti, comprese iniziative mirate contro chi partecipa all’espansione degli insediamenti.

La posizione britannica si inserisce in una linea già adottata nei mesi scorsi. Il governo di Londra aveva infatti invitato imprese e operatori economici a non partecipare alle gare d’appalto relative al progetto E1 e aveva rafforzato le proprie indicazioni contro le attività economiche e finanziarie negli insediamenti israeliani considerati illegali secondo il diritto internazionale.

«A rischio la soluzione a due Stati»

Per Miliband, il problema non riguarda soltanto la costruzione di nuove abitazioni, ma il futuro assetto territoriale della regione.

«E1 attraverserebbe il cuore della Palestina e rischia di separare la Cisgiordania da Gerusalemme Est», ha affermato il ministro britannico, sottolineando che il progetto «metterebbe in pericolo la fattibilità di una soluzione a due Stati».

Il governo britannico considera infatti la soluzione a due Stati l’unica prospettiva in grado di garantire, nel lungo periodo, sicurezza e stabilità sia agli israeliani sia ai palestinesi.

La questione degli insediamenti continua dunque a rappresentare uno dei principali punti di frizione tra Israele e diversi governi occidentali. Londra ha ribadito che l’espansione degli insediamenti costituisce un ostacolo alla pace e ha avvertito che non intende assistere passivamente a iniziative che, secondo la sua valutazione, potrebbero rendere sempre più difficile la nascita di uno Stato palestinese.

La nuova gara d’appalto per circa 1.200 abitazioni riporta così il progetto E1 al centro della scena diplomatica internazionale, aumentando ulteriormente la pressione sul governo israeliano.

Redattore Travel

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