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Conflitto in Medio Oriente, l’indagine sulle imprese di Promos Italia

Promos Italia, l’Agenzia Nazionale del Sistema Camerale per l’Internazionalizzazione delle Imprese, ha condotto un’indagine su circa 800 imprese italiane che negli ultimi hanno realizzato iniziative in Paesi del Medio Oriente, o che hanno manifestato interesse verso l’Area. Di queste, 97 hanno risposto alla survey.

L’indagine evidenzia con chiarezza come la crisi in Medio Oriente sia percepita dalle imprese non come un rischio potenziale, ma come un fenomeno già pienamente in atto e capace di incidere concretamente sull’operatività aziendale. Il 37% delle imprese segnala un impatto molto elevato e un ulteriore 33,3% lo giudica elevato ma gestibile, portando oltre il 70% la quota di aziende significativamente colpite, a fronte di un marginale 7,4% che non rileva effetti.

L’aspetto più rilevante che emerge riguarda la natura delle criticità: non sono i costi o le difficoltà operative a pesare maggiormente, bensì l’incertezza della domanda. L’81,5% delle imprese indica infatti il rallentamento o l’imprevedibilità degli ordini come principale problema, ben al di sopra dell’aumento dei costi logistici (63%) e dei problemi operativi su consegne e forniture (40,7%), mentre i rischi finanziari risultano più contenuti (22,2%). Questo dato è coerente con i segnali provenienti dal mercato: il 63% delle imprese segnala un allungamento dei tempi decisionali da parte di clienti e partner e il 33,3% parla di maggiore prudenza, mentre solo il 29,6% rileva una riduzione concreta degli ordini e appena il 7,4% una domanda stabile. Ne emerge quindi un contesto di “attesa” più che di contrazione, in cui le decisioni vengono sospese o rinviate.

Le imprese reagiscono con un atteggiamento prudente ma non rinunciatario. Il 40,7% dichiara di mantenere invariata la propria presenza commerciale nell’area, mentre il 37% sta diversificando mercati, clienti o rotte e una quota analoga ha deciso di rinviare investimenti o decisioni commerciali. Solo il 22,2% sta rafforzando strumenti di monitoraggio e prudenza operativa. Questo comportamento evidenzia una strategia di adattamento: le aziende non abbandonano il mercato, ma ne riducono l’esposizione e aumentano la flessibilità.

Guardando al futuro, prevale una visione cauta e orientata alla durata della crisi. Il 74,1% teme un aumento dell’instabilità geopolitica nell’area, mentre il 63% indica come rischio sia l’aumento prolungato dei costi energetici sia il rallentamento degli ordini. Più contenuto, ma comunque significativo, è il timore di perdita di competitività sui prezzi (29,6%). Questi dati suggeriscono che le imprese non si attendono un rapido ritorno alla normalità, ma piuttosto una fase prolungata di incertezza.

In questo contesto, le richieste alle istituzioni si concentrano soprattutto su misure economiche: il 77,8% delle imprese chiede interventi per contenere i costi energetici e logistici e il 51,9% sollecita maggiori strumenti finanziari e assicurativi per l’export. Solo il 29,6% indica come prioritaria l’apertura a mercati alternativi e il 25,9% richiede più informazioni e accompagnamento operativo. Questo conferma che la crisi è percepita principalmente come sistemica e macroeconomica.

“Questa indagine conferma come le tensioni in Medio Oriente stiano incidendo sull’attività delle imprese italiane, non tanto attraverso un calo immediato della domanda, quanto piuttosto generando un clima diffuso di incertezza che rallenta le decisioni e allunga i tempi del business – dichiara Giovanni Rossi, Direttore Generale di Promos Italia – Le aziende non stanno abbandonando questi mercati, che restano strategici, ma stanno adottando un approccio più prudente, rinviando investimenti e diversificando le proprie direttrici di sviluppo. In questo contesto, il ruolo del sistema pubblico diventa ancora più centrale: è necessario affiancare le imprese non solo con strumenti di accompagnamento all’export, ma anche con misure concrete a sostegno della competitività, in particolare sul fronte dei costi energetici, logistici e dell’accesso al credito.”

Nel complesso, l’indagine restituisce l’immagine di un sistema imprenditoriale che non si ritira dai mercati del Medio Oriente, ma entra in una fase di gestione difensiva del rischio. Il dato più significativo è la paralisi delle decisioni commerciali, più che il crollo della domanda: un contesto che rallenta le opportunità nel breve periodo, ma che potrebbe anche lasciare spazio a una ripresa qualora l’incertezza geopolitica si riduca.

Promos Italia è l’agenzia nazionale del sistema camerale che supporta le imprese italiane nei processi di internazionalizzazione e affianca le istituzioni nello sviluppo dell’economia locale e la valorizzazione del territorio. Promos Italia, l’agenzia italiana per l’internazionalizzazione, è partecipata da numerose Camere di Commercio, tra cui quelle di Bergamo, Caserta, Catanzaro-Crotone-ViboValentia, Cosenza, Genova, Milano Monza Brianza Lodi, Modena, Pordenone-Udine, Ferrara-Ravenna, Salerno, Sondrio, Sud Est Sicilia, Toscana Nord Ovest, Umbria, oltre a Unioncamere, Unioncamere Lombardia e Unioncamere Emilia-Romagna.

Manuela Croci

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