La puntata di Report che prometteva «scoperte clamorose» sul generale Roberto Vannacci ha generato grande attesa ma, nei fatti, poco più di suggestioni e supposizioni. Le accuse principali della trasmissione vertevano su presunti legami con logge massoniche, iniziative associative poco chiare e rapporti politici discutibili, oltre alla creazione di nuovi soggetti come la Fondazione Generazione Xa e il centro studi Rinascimento Nazionale, entrambi legati alla figura del generale e alla sua cerchia (con critiche implicite sul coinvolgimento di un dirigente massone) e citati proprio da Report nel servizio.
Paradossalmente, l’effetto finale sembra opposto a quello auspicato. Vannacci ne esce più solido, non indebolito. Il generale ha scelto di metterci la faccia, di non nascondersi, di esporsi direttamente davanti alle telecamere, dando un’immagine di sicurezza e trasparenza che molti telespettatori hanno colto con chiarezza.
Quando un’inchiesta punta più sulla costruzione dell’attesa che sulla forza dei contenuti, il rischio è quello di perdere credibilità e di rafforzare proprio il bersaglio che si voleva colpire. In questo caso, il “grande annuncio” si è sgonfiato rapidamente, lasciando la sensazione di un’operazione più mediatica che sostanziale.
Più che una rivelazione, una delusione. E, alla fine, un assist involontario a chi avrebbe dovuto essere messo in difficoltà.
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