“San Luca reclama la sua anima culturale: si riapra la Fondazione Corrado Alvaro” di Paolo Fedele
Seguendo l’urlo di dolore dell’amica scrittrice Giusy Staropoli, da sempre voce autentica e instancabile nella difesa delle radici culturali della nostra terra, non possiamo tacere di fronte all’ennesima ferita inferta a San Luca. Dopo la cancellazione della festa di Polsi, oggi si chiede a gran voce la riapertura della Fondazione Corrado Alvaro, presidio di memoria, cultura e speranza per un territorio che non può essere lasciato al silenzio.
La casa e la Fondazione dedicate a Corrado Alvaro, gigante della letteratura e della Calabria, hanno rappresentato per anni un faro di luce, un riferimento illuminante capace di restituire dignità e respiro a una comunità troppo spesso raccontata soltanto attraverso le ombre della criminalità.
Chiudere le porte di quel luogo significa chiudere simbolicamente le porte all’anima di un popolo che ha dato i natali a uno dei più grandi scrittori del Novecento.
San Luca non può più attendere. I calabresi non possono rassegnarsi a vedere serrato l’accesso a un tempio culturale che custodisce e rinnova la straordinarietà di Corrado Alvaro.
Sì alle sagre, sì alle manifestazioni ludiche della Regione – ma non si lasci morire il cuore pulsante della cultura. Si riaprano i battenti della casa del “sommo Alvaro”, simbolo di rinascita e di riscatto.
Il prossimo governo regionale non potrà ignorare questo nodo nevralgico: la riapertura della Fondazione deve diventare priorità di un programma che creda nella rinascita culturale della Calabria.
La fruizione della Casa di Corrado Alvaro e del Santuario di Polsi non sono solo gesti di ordinaria amministrazione, ma sfide epocali che intrecciano fede e cultura: i due polmoni vitali di cui, grazie a Dio, la nostra terra è ancora ricca.
Lasciare che il silenzio e l’abbandono prevalgano sarebbe un oltraggio.
Restituire vita a questi luoghi, invece, significa consegnare al futuro la possibilità di raccontare una Calabria diversa, degna e luminosa
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