DALLA POESIA DI OMERO AL.CINEMA: COSA RESTA DELL’ODISSEA. (Paolo Fedele)
L’Odissea è uno dei più grandi capolavori della letteratura mondiale ed è giunta fino a noi attraverso quasi tremila anni di tradizione.
Proprio per questo, un adattamento cinematografico dovrebbe rispettarne il più possibile i personaggi, l’ambientazione e l’identità culturale.
Questo spunto di riflessione mi è venuto dalla critica di una donna di sinistra, un’osservazione interessante proprio perché non nasce da una posizione ideologica contrapposta, ma dalla considerazione del rapporto tra un’opera e la sua rappresentazione.
Il punto, infatti, non riguarda il valore dell’attrice, ma la fedeltà alla fonte letteraria e al mondo che Omero ci ha tramandato.
Nell’epica omerica la bellezza femminile è spesso descritta attraverso formule poetiche come “dalle bianche braccia” (leukṓlenos), che richiamano l’ideale estetico del mondo greco.
Elena rappresenta nell’immaginario omerico la donna di straordinaria bellezza legata alla guerra di Troia e fa parte di una precisa tradizione culturale.
Un regista ha certamente il diritto di proporre una propria interpretazione, ma quando si modificano elementi fondamentali dei personaggi ci si allontana dalla trasposizione fedele per entrare nel campo della libera reinterpretazione.
I classici possono essere riletti, ma senza dimenticare il valore di ciò che la storia ci ha tramandato.
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