Il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, si è dimesso. Una scelta politica dettata dalle conseguenze- anche sul piano amministrativo-delle indagini giudiziarie, e da un clima politico che apre ufficialmente una campagna elettorale lunga due mesi. Le urne, probabilmente a metà ottobre, faranno da spartiacque tra il prima e il dopo, tra le accuse e le ambizioni, tra promesse vecchie e programmi nuovi.
Ma mentre la politica si riorganizza, i cittadini restano lì, in attesa. Le loro urgenze, invece, non si dimettono. Non aspettano, non slittano. Continuano a bussare, ogni giorno, alla porta della realtà.
Ci sono giovani che preparano valigie senza ritorno, sanità pubblica che implode tra reparti chiusi e medici insufficienti, strade statali che sembrano cicatrici dell’abbandono. E poi c’è l’acqua: quella che manca nelle case, quella sporca che finisce a mare, quella che ci ricordiamo solo d’estate, quando l’inquinamento toglie bandiere e speranze.
Ecco perché il racconto non può diventare un teatrino tra destra e sinistra. Non è lo scontro all’ultimo sangue tra gli schieramenti a cambiare la vita delle persone, ma la capacità – o l’incapacità – di ascoltarle, capirle, servirle.
Che nessuno si illuda: questa campagna elettorale, se sarà solo uno show di slogan e veleni, sarà l’ennesima occasione mancata. Che la stampa, i giornalisti, i comunicatori non cedano al comodo riflesso del tifo. La Calabria non ha bisogno di cronache da stadio, ma di verità quotidiane.
Ogni editoriale, ogni servizio, ogni foto dovrebbe chiedere conto di una sola cosa: come si migliora la vita dei calabresi, adesso?
Perché le poltrone si assegnano, ma la dignità non si vota. La si conquista.
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