La fiaccolata che si è svolta ieri sera nell’area industriale di Vibo Valentia ha rappresentato molto più di un gesto simbolico. È stata una presa di posizione collettiva, un atto di coraggio civile con cui la comunità ha voluto stringersi attorno agli imprenditori, alle aziende, agli amministratori, ai dirigenti del Comune e anche agli studenti, che vivono sulla propria pelle il clima di tensione generato dai recenti atti intimidatori.
Colpi d’arma da fuoco, danneggiamenti, minacce dirette e indirette: una sequenza di episodi che ha ferito il tessuto economico, istituzionale e sociale del territorio. E quando si colpiscono imprenditori, istituzioni, lavoratori, giovani e famiglie, non si ferisce solo un singolo individuo: si colpisce un’intera comunità, la sua economia, la sua fiducia, la sua speranza.
La risposta della città è stata chiara: non c’è spazio per la violenza dove una comunità sceglie di essere unita.
A guidare il corteo, insieme a centinaia di cittadini, associazioni e studenti, è stato il vescovo Attilio Nostro. Accanto a lui hanno partecipato il Sindaco di Vibo Valentia, Enzo Romeo, il presidente di Confindustria, imprenditori, numerosi amministratori locali, diversi parroci del territorio e una folla composta e partecipe. Una presenza corale che ha dato voce a un sentimento diffuso: la necessità di reagire non solo con l’indignazione, ma con la costruzione.
Perché la sicurezza non si difende soltanto con la repressione. La sicurezza si difende riempiendo gli spazi, non lasciandoli vuoti. E gli spazi si riempiono con cultura, spiritualità, idee positive, partecipazione.
Ogni luogo in cui si fa cultura è un luogo sottratto alla violenza. Ogni iniziativa che educa, unisce, ispira, è un passo avanti verso una società più libera. Ogni gesto di solidarietà verso chi è minacciato è un mattone nella costruzione di una comunità più forte.
La fiaccolata ha ricordato che la Calabria – e Vibo Valentia in particolare – può crescere solo se sceglie di farlo in libertà, solidarietà e dignità. E questo percorso non riguarda solo gli imprenditori colpiti, ma anche gli amministratori, i dirigenti pubblici e gli studenti, che rappresentano il futuro e che non devono mai essere costretti a crescere in un clima di paura.
La luce delle fiaccole ha illuminato un messaggio semplice e potente: la comunità vibonese non arretra. Non lascia soli i suoi imprenditori. Non abbandona i suoi amministratori. Non dimentica i suoi studenti. Non cede alla logica della minaccia.
Ora, però, occorre trasformare quella luce in un cammino. Un cammino fatto di presenza, di partecipazione, di progetti culturali, di percorsi spirituali, di idee che generano futuro. Solo così sarà possibile sottrarre terreno alla violenza e restituirlo alla vita civile.
La fiaccolata di ieri è stata un inizio. La strada da percorrere è lunga, ma la direzione è chiara: riconquistare gli spazi, costruire comunità, difendere la dignità di tutti.
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