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Porto Santa Venere: ricordi di un tempo che profumava di vita

C’era una volta un posto che non era solo un paese, ma un piccolo universo incastonato tra mare e cielo: Porto Santa Venere, oggi Vibo Marina. Un luogo dove il tempo sembrava scorrere a un ritmo umano, carico di emozioni, di sogni semplici, ma profondi. Era lì che si intrecciavano le giornate della mia giovinezza, fatte di sole, di lavoro, di voci sincere e di quella socialità genuina che oggi pare lontana come una fiaba antica.

Porto Santa Venere pullulava di vivacità, un fermento continuo dove il benessere non era solo economico, ma soprattutto umano. Le strade erano animate da figure speciali, veri pilastri della comunità: come dimenticare Monsignor Costa, la guida spirituale che sapeva toccare i cuori, o Don Domenico Cantore, che con voce ferma e sguardo dolce vegliava sulla nostra educazione. L’asilo delle suore di San Giovanni Antida era un’oasi di amore e disciplina, un rifugio affettuoso per tanti di noi.

Non esistevano piscine, né palestre moderne. Eppure c’era tutto ciò che serviva: spazi aperti, piazze, campetti di terra battuta, marciapiedi larghi abbastanza da farci diventare amici. La socialità non era organizzata, era spontanea. Era un bene comune, come l’aria che respiravamo.

E poi c’erano i protagonisti silenziosi, coloro che hanno forgiato il miracolo di sviluppo e benessere del nostro paese: Satriani, De Maria, Schiavone, Cammarota, e tanti altri nomi scolpiti nel cuore della comunità. Le sedi dei partiti con le loro insegne, dove si discuteva, ci si confrontava, si cresceva. Dove si respirava democrazia, vera, tangibile.

Il calcio era il battito della collettività, con più squadre dilettantistiche a contendersi gloria e passione, con derby che univano le frazioni e accendevano gli animi in modo sano, autentico. E poi il basket, con la famiglia Cantafio, che ci ha insegnato che l’impegno, se fatto col cuore, può costruire mondi. E la pallavolo, il mio grande amore. I nomi di Carmelo Sestito e Pino De Seta sono impressi in ogni istante felice di quel tempo: due uomini che hanno creduto nei giovani, accompagnandoli con cura e fermezza lungo i sentieri della legalità, del rispetto, del senso civico.

Ricordo ancora quelle auto cariche di ragazzi, col bagagliaio della speranza sempre aperto. Nessuno veniva lasciato indietro. Il loro esempio era un faro acceso nel buio di una società che spesso offriva scorciatoie pericolose. Chi ha orbitato attorno a loro oggi è adulto, spesso affermato, ed è proprio a quei valori seminati tra campetti, trasferte e abbracci che deve parte del suo successo.

Ecco cosa è mancato, negli anni, al nostro territorio: figure che amassero illimitatamente il luogo dove vivevano. Uomini e donne capaci di donare tutto se stessi, senza chiedere nulla in cambio.

Quanto era bello il mio paese. Non solo perché lo era, ma perché c’erano persone che lo rendevano tale, ogni giorno, con piccoli gesti, con grandi ideali, con il cuore.

 

La foto di Vibo Marina è uno scatto gentilmente concesso dall’Avvocato Lino Matera.

Paolo Fedele

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