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L’arte della ceramica da farmacia in Calabria: pezzi pregiati e ricchi di storia

A partire dal XVI secolo, nelle terre di Calabria fiorisce l’arte figula le cui tracce le cui tracce artistiche sono ancora visibili nei vasi delle antiche spezierie o come riportano le carte sorianesi sull’uso di albarelli, contenitori in ceramica per conservare i medicamenti sotto forma di pomate, sciroppi e caramelle, per la cura di infezioni della pelle, della raucedine, di malattie interne e così via.

Aromatari, àrchiatra, erbolai, droghieri, acquaioli, confettieri, droghieri diventeranno, nel tempo, le nuove arti mediche con esperienze che vanno dalla raccolta delle erbe officinali alla produzione del farmacon da conservare nei pregiati vasi in ceramica e vendere all’occasione al paziente. Gli speziali erano considerati l’ultimo anello della catena di sopravvivenza, in quanto conoscitori della preparazione della dose medicamentosa. Famosa, a Vibo Valentia, la farmacia Sorbilli che già a metà del Seicento produceva un amaro contro le malattie del fegato, famosissimo anche presso gli apotecari di Londra e Parigi.

In Calabria, a Soriano Calabro, Mileto, Gerocarne, Squillace, Gerace, Nicotera, Crotone, Reggio Calabria, ma in realtà un po’ ovunque erano presenti numerosi figuli che appresa l’arte di cultura orientale producevano vasi per destinazione domestica quanto per le farmacie come come oriole e versatori.

Gli albarelli oltre ad essere contenitori dei medicamenti venivano visti, per la loro similitudine, come arte scultorea per la preziosità ornamentale e fino al XVIII secolo l’alberello fu il simbolo degli speziali (i moderni farmacisti, la cui professione dal punto di vista scientifico viene riconosciuta a partire dal XX secolo). Su richiesta il ceramista realizzava e personalizzava queste opere d’arte da farmacia. In passato, l’argilla di Soriano Calabro, nella provincia di Vibo Valentia, era considerata tra le più pregiate del meridione. Sulla superfice degli albarelli i mastri vasai realizzavano immagini floreali, della frutta da bosco e sottobosco che diveniva tratto distintivo di quanto conservato in essi e la sua funzione medicamentosa. Spesso il nome del prodotto veniva scritto in lingua latina: l’iperico indicava la bontà del prodotto per curare la depressione.

Pino Cinquegrana

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