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Quelle cose che ci paralizzano nella vita

Papa Leone riprendendo il ciclo di catechesi che si svolge lungo l’intero Anno Giubilare, “Gesù Cristo nostra speranza” – mercoledì 18 giugno ha incentrato la sua meditazione sul tema La guarigione del paralitico. «Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: “Vuoi guarire?”». (Gv 5,2-9).

Questa pagina del Vangelo l’ho meditata tante volte e in quel paralitico ho rivisto la mia storia. Per molti hanno ho mendicato il miracolo della guarigione dalla paresi alle gambe. Ho avvertito la solitudine, l’abbandono. Ho versarlo tante lacrime per frasi crudeli e atteggiamenti discriminatori.

“Vorrei invitarvi a pensare – ha detto Papa Leone – alle situazioni in cui ci sentiamo “bloccati” e chiusi in vicolo cieco. A volte ci sembra infatti che sia inutile continuare a sperare; diventiamo rassegnati e non abbiamo più voglia di lottare”.

Facendo eco alle parole del Pontefice, ci sono situazioni e momenti della vita in cui non sapendo cosa fare o come muoverci sembriamo paralizzati.

Un fatto alquanto particolare viene raccontato. C’è una piscina le cui acque sono miracolose e qui si radunano tanti ammalati. Queste persone speravano in un prodigio.
In alcuni momenti l’acqua si agitava e, secondo la credenza del tempo, chi si immergeva per primo veniva guarito.
“Si veniva a creare così una sorta di “guerra tra poveri”: possiamo immaginare – continua Papa Leone – la scena triste di questi malati che si trascinavano faticosamente per entrare nella piscina. Quella piscina si chiamava Betzatà, che significa “casa della misericordia”: potrebbe essere un’immagine della Chiesa, dove i malati e i poveri si radunano e dove il Signore viene per guarire e donare speranza.

In effetti, quello che ci paralizza, molte volte, è proprio la delusione. Ci sentiamo scoraggiati e rischiamo di cadere nell’accidia.
Gesù rivolge a questo paralitico una domanda che può sembrare superflua: «Vuoi guarire?» (v. 6). È invece una domanda necessaria, perché, quando si è bloccati da tanti anni, può venir meno anche la volontà di guarire. A volte preferiamo rimanere nella condizione di malati, costringendo gli altri a prendersi cura di noi. È talvolta anche un pretesto per non decidere cosa fare della nostra vita”.

Questo uomo che da trentotto anni è paralitico dice a Gesù che non ha nessuno che lo aiuti ad immergersi nella piscina e quando succede che riesca ad arrivare in acqua, altri lo precedono . Beh, penso che qualcuno potrebbe pensare e dire: “ci vuole fortuna nella vita!”.

“Quest’uomo sta esprimendo una visione fatalistica della vita – dice il Papa. Pensiamo che le cose ci capitano perché il destino ci è avverso. Quest’uomo è scoraggiato. Si sente sconfitto nella lotta della vita.

Gesù invece lo aiuta a scoprire che la sua vita è anche nelle sue mani. Lo invita ad alzarsi, a risollevarsi dalla sua situazione cronica, e a prendere la sua barella (cfr v. 8). Quel lettuccio non va lasciato o buttato via: rappresenta il suo passato di malattia, è la sua storia. Fino a quel momento il passato lo ha bloccato; lo ha costretto a giacere come un morto. Ora è lui che può prendere quella barella e portarla dove desidera: può decidere cosa fare della sua storia! Si tratta di camminare, prendendosi la responsabilità di scegliere quale strada percorrere. E questo grazie a Gesù”.
Succede che le nostre storie si blocchino ed è per questo che dobbiamo confidare nel Signore che è venuto a risollevarci.

don Francesco Cristofaro

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