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Fermarsi per amare: Il buon samaritano nella catechesi di Papa Leone

Le udienze del Papa.

Il 28 Maggio Papa Leone ha tenuto la sua seconda udienza generale in Piazza San Pietro. La seconda parabola analizzata è stata quella del buon Samaritano.
Nel suo discorso, sottolineando l’atteggiamento dei tre passanti, il Papa ha detto: “Prima di essere credenti, siamo chiamati a essere umani”.

Si, è vero, a volte rischiamo di essere uomini e donne che mettono perfettamente in pratica le norme del sacro, senza alcun errore ma poi ci perdiamo nell’amore verso il prossimo.
Così ci ricorda l’Apostolo Se non ami il fratello che vedi, come potrai amare Dio che non vedi? (1 Io 4, 20)
“Possiamo immaginare – ha continuato il Papa – che, dopo essere rimasti a lungo a Gerusalemme, quel sacerdote e quel levita abbiano fretta di tornare a casa. È proprio la fretta, così presente nella nostra vita, che molte volte ci impedisce di provare compassione. Chi pensa che il proprio viaggio debba avere la priorità, non è disposto a fermarsi per un altro.
Ma ecco che arriva qualcuno che effettivamente è capace di fermarsi: è un samaritano, uno quindi che appartiene a un popolo disprezzato (cfr 2Re 17). Nel suo caso, il testo non precisa la direzione, ma dice solo che era in viaggio. La religiosità qui non c’entra. Questo samaritano si ferma semplicemente perché è un uomo davanti a un altro uomo che ha bisogno di aiuto.
La compassione si esprime attraverso gesti concreti. L’evangelista Luca indugia sulle azioni del samaritano, che noi chiamiamo “buono”, ma che nel testo è semplicemente una persona: il samaritano si fa vicino, perché se vuoi aiutare qualcuno non puoi pensare di tenerti a distanza, ti devi coinvolgere, sporcare, forse contaminare”.
Le parole del Pontefice ci invitano a mettere in discussione la nostra fede e il nostro modo di amare. L’amore non si nutre di parole ma di gesti concreti .

Spesso, siamo distratti dalle nostre cose o dai nostri impegni e rischiamo di non accorgerci dell’altro che sta a noi vicino. Esso può essere un estraneo o una persona a noi cara.
Papa Leone ci interroga ma ci dona anche una risposta. Cari fratelli e sorelle, quando anche noi saremo capaci di interrompere il nostro viaggio e di avere compassione? Quando avremo capito che quell’uomo ferito lungo la strada rappresenta ognuno di noi. E allora la memoria di tutte le volte in cui Gesù si è fermato per prendersi cura di noi ci renderà più capaci di compassione.

don Francesco Cristofaro

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