CROTONE – Una serata dedicata alla memoria, al giornalismo e alle radici italiane nel mondo. È stato Giuseppe “Pino” Livadoti, storico giornalista di Crotone e firma di riferimento de La Prima Pagina, il protagonista dell’appuntamento del venerdì di Fast News Platform, condotto da Antonio Nesci.
Una puntata che ha assunto il valore di un vero e proprio viaggio nella storia dell’informazione calabrese, attraverso i ricordi di un professionista che da oltre mezzo secolo racconta il territorio crotonese, la politica, lo sport, la cultura e i cambiamenti sociali della Calabria.
Ad accompagnare il dialogo, come ormai consuetudine del format, anche la partecipazione internazionale di Liliana Di Masi dall’Argentina, mentre dalla redazione hanno seguito e contribuito ai lavori Domenico Nardo, Augusto Oriani collegato da Vancouver, in Canada, e Attilio Carbone da New York, a testimonianza di una comunità italiana all’estero sempre più coinvolta nelle iniziative editoriali del gruppo.
«Questa trasmissione del venerdì – ha ricordato Antonio Nesci – è diventata un appuntamento importante perché racconta le storie di persone che hanno scritto pagine significative per i loro territori. E Giuseppe Livadoti rappresenta senza dubbio una parte importante della storia di Crotone».
Nel corso della trasmissione Livadoti è stato definito un vero e proprio “decano dell’informazione”, uno di quei giornalisti che hanno attraversato intere generazioni raccontando il proprio territorio.
La sua esperienza professionale affonda le radici negli anni in cui il giornalismo locale si faceva con strumenti oggi quasi dimenticati. Nessun computer, nessun telefono cellulare, soltanto macchine da scrivere, passione e sacrificio.
Livadoti ha ricordato i suoi esordi accanto al professor Giovanni Castelletti, fondatore del giornale locale “Forza Crotone”.
«Avevamo diciotto anni – ha raccontato – e scrivevamo gli articoli a penna. C’era una sola macchina da scrivere e la utilizzava il professor Castelletti. Poi prendeva tutti i nostri appunti, li trascriveva e li portava personalmente in tipografia».
Da quella esperienza nacque una passione destinata a trasformarsi in una carriera lunga decenni, durante la quale Livadoti avrebbe raccontato migliaia di eventi e intervistato numerosi protagonisti della vita pubblica italiana.
«Posso dire di aver intervistato quasi tutti. Mi mancano soltanto il Papa e il Presidente della Repubblica», ha affermato sorridendo durante il collegamento.
Uno dei momenti più emozionanti della serata è stato il racconto del rapporto tra Livadoti e il grande cantautore crotonese Rino Gaetano.
Un rapporto nato nell’infanzia, quando entrambi vivevano nello stesso quartiere di Crotone.
«Le nostre abitazioni erano separate da appena tre metri», ha spiegato Livadoti. «Siamo cresciuti praticamente uno accanto all’altro».
Il giornalista ha ripercorso anche le circostanze che portarono la famiglia Gaetano a trasferirsi a Roma quando Rino aveva soltanto sette anni.
Secondo il suo racconto, il padre del futuro artista, originariamente fornaio, fu costretto a lasciare il lavoro a causa della silicosi, una malattia professionale molto diffusa all’epoca tra gli addetti ai forni. Grazie all’intervento del parroco del quartiere, la famiglia riuscì a trasferirsi nella Capitale, dove il padre ottenne la gestione di un portierato.
Nonostante il trasferimento, Rino Gaetano continuò a tornare a Crotone durante le vacanze estive per visitare parenti e amici.
«Veniva spesso a trovare i familiari rimasti qui. Per noi era sempre uno di casa», ha ricordato Livadoti.
Nei racconti del giornalista emerge una Crotone diversa da quella odierna, fatta di spiagge, estati interminabili e pomeriggi trascorsi all’aperto.
«La scuola finiva a maggio e riapriva a ottobre. Passavamo mesi interi al mare. Eravamo tutti lì, ragazzi e ragazze, ogni giorno».
Livadoti ha descritto anche l’ambiente in cui il giovane Rino Gaetano trascorse la propria infanzia.
«Era sempre attratto dalla musica. Cantava, canticchiava continuamente. Già allora si capiva che aveva qualcosa di speciale».
Particolarmente suggestivo il ricordo delle rondini che popolavano il cielo di Crotone.
«Quando arrivava la primavera il cielo era pieno di rondini. Oggi quasi non si vedono più. Quando sento “Ma il cielo è sempre più blu” mi tornano in mente quelle immagini».
Tra i passaggi più curiosi dell’intervista, Livadoti ha raccontato quella che, secondo la memoria popolare del quartiere, sarebbe stata l’ispirazione per la celebre canzone “Gianna”.
«La Gianna della canzone abitava vicino a noi», ha affermato. «Viveva nello stesso palazzo dove abitava Rino Gaetano. Era una ragazza conosciuta da tutti nel quartiere».
Un ricordo personale che testimonia quanto il cantautore fosse profondamente legato alla realtà crotonese e alle persone che avevano accompagnato la sua crescita.
Nel corso del collegamento Livadoti ha espresso anche una riflessione sul riconoscimento ottenuto da Rino Gaetano dopo la sua morte.
Il cantautore nacque a Crotone il 29 ottobre 1950 e morì a Roma il 2 giugno 1981, a soli trent’anni.
«La sua scomparsa ci ha scioccati tutti. Quelli che lo avevano conosciuto da ragazzi hanno vissuto quella perdita con grande dolore», ha spiegato.
Secondo Livadoti, il valore artistico di Gaetano è stato compreso pienamente soltanto negli anni successivi.
«Gli è stato riconosciuto il giusto valore quando ormai non c’era più. Oggi tutto il mondo parla di lui e delle sue canzoni».
Un altro momento significativo della trasmissione è stato dedicato alla grande passione sportiva di Livadoti: l’Inter.
Da ragazzo, infatti, il giornalista affrontava viaggi che oggi sembrano quasi impossibili.
Partiva il sabato sera da Crotone, raggiungeva Milano in treno la domenica mattina, assisteva alla partita a San Siro e la sera stessa ripartiva verso la Calabria.
«Dormivamo sul treno. Arrivavamo a Milano, andavamo allo stadio, vedevamo la partita e poi tornavamo subito indietro».
Il lunedì mattina, spesso senza passare da casa, si presentava direttamente a scuola.
«Erano altri tempi. Avevamo entusiasmo e tanta passione».
Antonio Nesci ha ricordato che il tragitto tra Crotone e Milano supera i 1.100 chilometri per tratta.
«Facevamo due notti in treno, una all’andata e una al ritorno. Ma da giovani si dormiva ovunque», ha scherzato Livadoti.
La conversazione si è poi spostata sul calcio contemporaneo e sulle difficoltà della Nazionale italiana.
Livadoti ha espresso preoccupazione per l’assenza dell’Italia dai Mondiali per la terza edizione consecutiva.
«È una situazione molto grave per una nazionale che ha scritto la storia del calcio mondiale».
Secondo il giornalista, il problema riguarda soprattutto la mancanza di talenti italiani nei principali club.
«Le grandi squadre sono ormai composte prevalentemente da giocatori stranieri. È diventato difficile costruire una nazionale competitiva».
Un’analisi condivisa anche da Antonio Nesci, che ha sottolineato come l’esclusione dell’Italia sia ancora più pesante in un torneo che oggi coinvolge ben 48 nazionali.
La puntata si è conclusa con una riflessione sul valore della comunità italiana nel mondo.
I collegamenti dall’Argentina, dal Canada e dagli Stati Uniti hanno dimostrato come l’interesse per le storie italiane continui a unire persone separate da migliaia di chilometri.
In questo contesto, la testimonianza di Giuseppe Livadoti ha rappresentato non soltanto il racconto di una carriera giornalistica straordinaria, ma anche la memoria viva di una città, di una generazione e di un’Italia che continua a riconoscersi nelle proprie radici.
Una storia fatta di giornali scritti a mano, di treni attraversati per seguire una partita, di amicizie nate nei quartieri popolari e di ricordi condivisi con un artista diventato immortale come Rino Gaetano.
Una storia che, ancora oggi, continua a parlare a chi ama il giornalismo, la cultura e il valore della memoria.
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