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Un nuovo modello trattamentale approda in Calabria

Percorsi dedicati agli autori di reati sessuali e di violenza di genere

A Vibo Valentia si apre una nuova fase nel trattamento penitenziario rivolto agli autori di reati sessuali e di violenza di genere. Il modello già sperimentato presso la Casa di Reclusione di Milano Bollate viene ora adottato anche in Calabria, grazie alla collaborazione tra gli Istituti Penitenziari “Giuseppe Panzera” di Reggio Calabria e la Casa Circondariale di Vibo Valentia.

Il progetto è stato presentato a Palazzo Gagliardi durante un tavolo tematico dedicato alle prospettive di intervento penitenziario e alla prevenzione della recidiva, con un confronto istituzionale e tecnico sulle modalità di responsabilizzazione e recupero delle persone detenute.

Entrambi gli istituti coinvolti dispongono di sezioni detentive dedicate agli autori di reati sessuali e di violenza di genere, condizione che consente di sviluppare percorsi mirati fondati su consapevolezza del reato, responsabilizzazione e riduzione del rischio di recidiva.

Il modello adottato integra competenze giuridiche, psicologiche, pedagogiche e criminologiche, valorizzando un lavoro di équipe che negli anni ha dimostrato efficacia e continuità.

Il ruolo della Direzione di Vibo ValentiaLa Casa Circondariale di Vibo Valentia, guidata dalla Direttrice Angela Marcello, ha contribuito in modo determinante alla costruzione del progetto, mettendo a disposizione esperienza, professionalità e una sezione specializzata già operativa.

La sinergia tra la Direzione di Vibo e quella degli Istituti Penitenziari “G. Panzera” di Reggio Calabria ha permesso di consolidare un modello condiviso, capace di unire metodo, rigore e attenzione alla persona detenuta.

Le progettualità sviluppate dalle due Direzioni hanno trovato un sostegno convinto da parte della Provveditrice dell’Amministrazione Penitenziaria per la Calabria, Lucia Castellano, che ha favorito l’attivazione del modello sul territorio regionale e il coinvolgimento del CIPM Calabria.

Il progetto rappresenta un investimento culturale e istituzionale che guarda alla sicurezza sociale come risultato di un lavoro complesso: prevenzione della recidiva, responsabilizzazione, accompagnamento al reinserimento.

Un percorso che unisce rigore, metodo e visione, con l’obiettivo di costruire condizioni più solide per la tutela della collettività.

Domenico Nardo

Presidente dell'"Associazione Culturale Rachele Nardo-LLFF", avvocato, docente di discipline giuridiche ed economiche presso gli Istituti Superiori di Secondo Grado, scrittore, conduttore radiofonico.

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