Mi raccontano che camminare per le strade del centro storico di Palermo (la mia città natia), in questi giorni, fa un effetto strano. Ti giri a Piazza Bologni e, al posto dei tavolini dei caffè e del solito viavai di turisti e ragazzi, ti ritrovi catapultato in un bazar dell’antica capitale dell’Impero Ottomano. Carrozze d’epoca, tappeti persiani stesi al sole, bancarelle cariche di spezie proprio a due passi da Santa Caterina e dalla Martorana.
Non è un miraggio e non è un viaggio nel tempo: è il cinema che ha scelto, ancora una volta, di invadere la città. Stavolta la colpa, o il merito, è della mega produzione internazionale firmata Amazon Prime Video, “The Young Sherlock”. Le trattative sono andate avanti a fari spenti per mesi (la produzione era indecisa fino all’ultimo tra il capoluogo siciliano e Marrakech), ma alla fine la straordinaria teatralità dei palazzi palermitani ha vinto. E così, dopo le riprese a Custonaci, la lunghissima carovana di camion, camerini e maestranze ha letteralmente occupato il cuore del centro.
Le riprese stanno toccando i luoghi dell’anima di questa terra: Piazza Bellini, la zona della Cattedrale e, immancabile, il Teatro Massimo. Proprio all’interno del Massimo, la sala grande è stata trasformata nel set di un sontuoso ricevimento per la nobiltà ottomana. E veder girare su quella scalinata iconica fa sempre sobbalzare il cuore a chi, come me, è cresciuto qui e ha stampate nella memoria le scene immortali di Francis Ford Coppola per Il Padrino – Parte III.
Ma se ci pensiamo bene, che Palermo sia un set a cielo aperto non è certo una novità. Fa parte del suo DNA. Questa splendida realtà non ha bisogno di scenografie artificiali: possiede una luce e una stratificazione storica tali che basta piazzare una macchina da presa all’angolo di una strada per avere già un’inquadratura perfetta.
È la città del capolavoro assoluto di Luchino Visconti, quel Gattopardo che ha immortalato le dimore nobiliari locali; lo sfondo ideale per le grandi storie di denuncia e di riscatto, ma anche per la commedia pura. Negli ultimi anni il territorio ha vissuto un vero e proprio record di produzioni: più di 450 tra film, serie tv e spot pubblicitari hanno scelto le sue strade.
Pensiamo alle risate e all’ironia di Ficarra e Picone con Incastrati (che ha portato le telecamere persino dentro i Cantieri Culturali alla Zisa), o al fascino noir di The Bad Guy con Luigi Lo Cascio. E persino le grandi saghe hollywoodiane non hanno saputo resistere: basti pensare che le banchine del porto erano state scelte per simulare uno sbarco a Napoli nel celebre Il Talento di Mr. Ripley con Matt Damon.
Cosa buscan i registi quando vengono qui? Cercano una complessità unica. Quella capacità tutta palermitana di unire il fasto barocco delle piazze alla meravigliosa e cruda verità dei mercati storici come la Vucciria o la Kalsa. Palermo non recita una parte: offre se stessa, con le sue ferite e la sua sfolgorante bellezza, diventando co-protagonista di ogni storia che ospita.
Mi piacerebbe guardare i tecnici montare i riflettori e le comparse in costume passeggiare vicino ai Quattro Canti, non posso che provare un profondo moto di orgoglio (e nostalgia) per le mie radici. Sherlock Holmes cammina su queste strade basolate, ma chi è nato e vive qui sa bene che il vero spettacolo, da secoli, lo fa la città stessa.
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