La poesia Non puoi essere un poeta di Domenico Nardo ha recentemente ricevuto una profonda e articolata recensione da parte della studiosa Francesca Misasi, che ne ha colto con rara sensibilità la forza etica, spirituale e umana.
L’incontro tra il testo poetico e la lettura critica di Misasi offre l’occasione per riflettere su una lirica che non si limita a essere letta, ma attraversata.
Ci sono poesie che non cercano l’effetto, ma la verità. Questa è una di quelle: una poesia che nasce dall’esperienza, dalla caduta e dalla rinascita, dalla carne viva dell’esistenza.
La struttura anaforica che scandisce il componimento non è un artificio retorico: è un ritmo interiore, un passo dopo l’altro, come in un rito iniziatico. Ogni verso è una soglia che conduce più in profondità dentro l’umano.
La poesia non spiega: rivela.
Il testo
Non puoi un poeta essere
Non puoi essere un poeta
se non hai amato e non hai odiato.
Non puoi essere un poeta
se non hai gioito e non hai conosciuto la tristezza.
Non puoi essere un poeta
se non sei caduto e poi rialzato.
Non puoi essere un poeta
se non hai conosciuto la passione e la delusione.
Non puoi essere un poeta
se non sei morto a te stesso e poi rinato.
Non puoi essere un poeta
se non sei sceso all’inferno e poi risalito senza farti male.
Non puoi essere un poeta
se ciò che ti strugge ti distrugge.
Non puoi essere un poeta
se non ti sei chiuso nel dolore senza restarne prigioniero.
Non puoi essere un poeta
se pensi che il mondo sia il tuo ego.
Per te non esiste il confine:
se ti chiudi, ti uccidi;
se ti imprigioni, muori;
se ti chiudono, ti abbattono.
Puoi essere un poeta solo se hai vissuto
e non ti sei rinnegato.
Ma soprattutto,
puoi essere un poeta solo se ti sei amato.
La lettura critica di Francesca Misasi
Prima di riportare il testo integrale, è utile ricordare che la recensione di Francesca Misasi non è un semplice commento: è un atto di ascolto profondo.
La studiosa attraversa i versi, li interpreta, li abita, mettendo in luce la dimensione antropologica, filosofica e spirituale del componimento.
Ecco la recensione integrale:
Non puoi essere un poeta
Una lirica coinvolgente, di grande sensibilità comunicativa sorretta dall’eloquenza e dalla sostanzialità di versi che sperimentano le anguste geometrie dell’animo umano e rovinano sul cuore in una valanga di emozioni. Una lirica che apre varchi di senso in poche e mirate immagini, dove la parola non urla, non condanna ma inchioda laddove il poeta riconosce il deserto morale e il grande vuoto che riempie il nostro tempo. Un tempo, il nostro, dove i poeti possono fare molto per cambiarlo perché “La poesia resta l’atto di ricostruire il mondo con il linguaggio” (Octavio Paz).
Ma per l’autore bisogna che i poeti siano veri poeti affinché la poesia non venga svalutata, screditata e non perda la sua finalità, perché il vero poeta è solo quello che ha vissuto la vita, ne ha respirato le emozioni, i sentimenti e le profonde contraddizioni, ne ha colto i momenti di gioia e di dolore, di passioni e delusioni. Il vero poeta deve affrontare quella descensus ad inferos, quella discesa agli inferi per poi risalire, accettare la vita e cedere il posto al poeta perché “La poesia non è un modo di esprimere un’opinione. È un canto che sale da una ferita sanguinante o da labbra sorridenti” (Kahlil Gibran).
Solo in questo modo la poesia diventa coscienza, ricerca interiore ed il poetare diventa messaggio, comunicazione, idee per cambiare il mondo. Una poesia che si trasmuta in una riflessione incisiva sulla fragilità umana, sulla condizione di una umanità che lievita in uno smisurato egocentrismo, in un immanentismo degenerativo e dove la presunzione di “saper fare tutto” non è altro che un guscio vuoto.
E non a caso i versi di Domenico Nardo sottendono anche, con convincente delicatezza, un forte richiamo allo spirituale, alla necessità, per l’uomo, di accettare, nella loro interezza, la vita e il proprio destino. Un concetto non lontano dall’Amor Fati di F. Nietzsche, dove l’accettazione della propria vita, del proprio destino con tutti i suoi momenti di gioia e di dolore, va accolta con entusiasmo.
Un concetto che Domenico Nardo, quale uomo di profonda Fede, accoglie ma che riempie e riveste del suo pensiero e della sua visione profondamente cristiana della vita. Un invito, il suo, ad accettare ciò che ci è destinato perché “… se ti chiudi, ti uccidi / se ti imprigioni, muori / se ti chiudono ti abbattono …”. Versi di icastica bellezza emozionale e ben lontani dalla noluntas, dall’atteggiamento rinunciatario, di fuga dalla vita di Schopenhauer.
Per il poeta la vita va accettata con la stessa volontà di Colui che si è sottomesso, nel Getsemani, alla volontà del Padre. Una poesia che diventa, per il poeta, un viaggio dentro se stesso, la ricerca interiore di chi, avendo attraversato il dolore sgranandolo come i granelli di un rosario, cerca di definirsi, di svelarsi nella propria essenzialità per concentrarsi su tutto ciò che dà valore alla vita.
Una spoliazione e una palingenesi la sua, una nuova rinascita, con la consapevolezza di aver vissuto senza rinnegare o rinnegarsi e, soprattutto, di essere capace di “amarsi per amare”.
Un componimento di ineffabile fattura compositiva che defluisce come un fiume in piena fino a diventare una teoresi, una profonda esperienza interiore. I versi, potenti e autentici, sorretti dall’enfasi delle anafore che imprimono al ritmo musicalità e spessore, evocano immagini suggestive e conferiscono alla poesia un’intensa energia emozionale e un alto livello di tensione comunicativa.
Una lirica che racchiude l’affannoso respiro dell’esistenza, dove la parola, scabra, cruda, scarnificata dal superfluo, confluisce in tematiche a valenza universale. Un piacevole quanto profondo intreccio tra poesia, psicologia, filosofia e spiritualità che scandagliano la complessità delle esperienze umane.
Una lirica intensa questa di Domenico Nardo, suffragata da un codice lirico di illuminante sensibilità etica ed espressiva, declinata con magistrale chiarezza, spirito critico e fondamento etico, nonché dalla vitalità e dall’efficacia significativa di ogni singolo verso che rendono. Non puoi essere un poeta una lirica di incomparabile bellezza e trascinante emozione.