Dopo tredici anni di attesa, dolore e determinazione civile, arriva una svolta decisiva nel caso di Filippo Ceravolo, il giovane di Soriano Calabro ucciso il 25 ottobre 2012 in un agguato di ’ndrangheta mentre rientrava a casa.
La Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro ha eseguito una vasta operazione che ha portato all’arresto dei presunti responsabili dell’omicidio, individuati tra gli esponenti del clan Loielo, attivo nelle Preserre vibonesi.
Secondo quanto emerso dalle indagini, Filippo fu colpito per errore: il vero obiettivo del commando sarebbe stato Domenico Tassone, ritenuto vicino a un gruppo rivale.
Il giovane, che non aveva alcun legame con ambienti criminali, si trovò nel posto sbagliato al momento sbagliato, diventando vittima innocente di una faida feroce.
L’operazione, condotta dai Carabinieri del Comando Provinciale di Vibo Valentia e coordinata dalla DDA, ha portato a 15 misure cautelari.
Tra gli arrestati figurano soggetti indicati come presunti esecutori materiali e basisti dell’agguato, tra cui Nicola Ciconte e Giovanni Alessandro “Alex” Nesci, nomi già emersi negli anni nelle ricostruzioni investigative.
Le accuse comprendono:
omicidio e tentato omicidio aggravati dal metodo mafioso
associazione di tipo mafioso
estorsione
traffico e detenzione di armi da guerra
Restano indagati, in stato di libertà, alcuni presunti mandanti per i quali non sono stati ritenuti sufficienti elementi per misure cautelari.
La reazione della famiglia Ceravolo
La notizia è stata accolta con profonda emozione dalla famiglia.
Martino Ceravolo, padre di Filippo, ha parlato di “una giornata che aspettavamo da tredici anni”, sottolineando come la battaglia per la verità non si sia mai fermata, sostenuta da scuole, associazioni, istituzioni e cittadini.
La figura di Filippo, nel tempo, è diventata simbolo di innocenza violata e di resistenza civile contro la violenza mafiosa. Numerose iniziative, premi e percorsi educativi portano oggi il suo nome.
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