Categories: Economia

Euro digitale: una riflessione necessaria tra innovazione e prudenza

Negli ultimi giorni sto riflettendo molto sull’euro digitale proposto dalla Banca Centrale Europea.

Non mi interessa fare allarmismo, ma neanche fingere che sia solo “progresso inevitabile”. Ogni innovazione monetaria cambia gli equilibri di potere. Sempre.

L’idea di avere una moneta digitale pubblica può avere senso: più autonomia europea, meno dipendenza da circuiti privati, infrastruttura moderna. Fin qui, tutto razionale.

Quello che mi lascia perplesso però sono alcune questioni strutturali.

Primo: se i cittadini potessero spostare facilmente i loro soldi dalle banche a un wallet diretto garantito dalla banca centrale, cosa succede in caso di crisi? La fiducia nel sistema bancario diventerebbe ancora più fragile. La stabilità non è un dettaglio tecnico: è la base dell’economia.

Secondo: il tema della programmabilità. Anche se oggi viene esclusa, la tecnologia permetterebbe in teoria di applicare limiti, condizioni, perfino scadenze al denaro. Non è una questione di “oggi mi fido o no”. È una questione di quali strumenti lasciamo disponibili per il futuro.

Terzo: la privacy. Non sarà come il contante. E quando una società riduce l’uso del contante, aumenta inevitabilmente la tracciabilità dei comportamenti economici. Non è per forza un male, ma è un cambio culturale enorme.

Infine c’è un punto più profondo: l’euro digitale non risolve i veri problemi europei. Non aumenta la produttività, non abbassa il debito, non rilancia la crescita. È un’infrastruttura, non una riforma strutturale.

Quindi la mia posizione non è “contro a prescindere”. È una richiesta di prudenza.

Se sarà:

– opzionale
– con limiti chiari
– con tutela reale del contante
– con divieti espliciti di utilizzo coercitivo

allora può essere uno strumento utile.

Se invece diventa un passo verso una società senza contante e con maggiore centralizzazione del potere monetario, allora la discussione diventa molto più seria.

La tecnologia non è mai neutrale. È sempre una scelta politica. E prima di cambiare la natura del denaro, forse dovremmo parlarne molto di più, senza slogan e senza paure irrazionali.

* Gianluca Iannotta imprenditore del settore digitale

Gianluca Iannottta

Recent Posts

Peste suina africana, primo segnale positivo in Catalogna: nessun nuovo caso tra i cinghiali nella zona ad alto rischio

Per la prima volta dall’inizio dell’epidemia di peste suina africana in Catalogna, arriva un dato…

4 ore ago

Don Matteo, i luoghi del cuore di Terence Hill: viaggio nella Gubbio della fiction

Per otto stagioni Gubbio è stata molto più di uno sfondo televisivo. È stata la…

11 ore ago

Barcellona. Jaume Collboni riscopre l’anima del Poblenou: visita a El Tío Che

Il sindaco di Barcellona, Jaume Collboni, ha fatto tappa da El Tío Che, storico locale…

1 giorno ago

La Vuelta 2026 parte da Monaco: 132 agenti della Guardia Civil per la sicurezza della corsa

È tutto pronto per il via della Vuelta a España 2026, che prende il via…

2 giorni ago

Dall’identificazione al passaporto: l’Europa alza l’asticella per chi viaggia con animali domestici

Viaggiare con cane, gatto o furetto all’interno dell’Unione europea diventa più rigoroso. Le nuove disposizioni…

2 giorni ago

Il paradosso della Lega: il Sud l’ha fatta crescere, i nordisti ora la rivogliono loro

Salvini ha trasformato la Lega da partito del Nord a forza nazionale. Ha portato il…

3 giorni ago