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Aggredire un medico significa ferire una comunità

Ci sono notizie che non si vorrebbero mai leggere, e che fanno male due volte: come cittadini e come persone. L’aggressione subita dalla dottoressa Alessia Piperno, medico del 118 e del Pronto Soccorso, è una di queste. Un episodio che scuote, che indigna, che interroga. E che non può essere archiviato come l’ennesima “intemperanza” ai danni di chi lavora in prima linea per la salute di tutti.

Secondo le ricostruzioni, Alessia è stata raggiunta da minacce e da un tentativo di aggressione mentre svolgeva il proprio servizio. Un gesto violento e inaccettabile, che solo l’intervento tempestivo dei colleghi ha impedito degenerasse ulteriormente. Non è la prima volta che nel nostro territorio si verificano episodi simili, ma ogni volta è come se fosse la prima: perché ogni aggressione contro un medico è un colpo inferto alla fiducia, alla cura, alla convivenza civile.

Alessia non è soltanto una professionista stimata. È una persona che molti di noi conoscono, una presenza luminosa nei reparti e nella vita quotidiana. Per chi le vuole bene — e io sono tra questi — leggere di un attacco così gratuito e feroce significa sentire un dolore che non è solo pubblico, ma profondamente umano.

Eppure, anche in questa vicenda, emerge qualcosa che merita di essere ricordato: la solidarietà immediata dei colleghi, la reazione compatta delle istituzioni, la voce di una comunità che non accetta la normalizzazione della violenza. Difendere chi cura significa difendere noi stessi. Significa ribadire che nessuna frustrazione, nessuna rabbia, nessuna pretesa può trasformarsi in minaccia verso chi dedica la propria vita a proteggere quella degli altri.

Oggi la priorità è stare accanto ad Alessia, con discrezione e rispetto, e pretendere che quanto accaduto non venga minimizzato. Ma c’è anche un impegno più grande: costruire un clima in cui un medico possa lavorare senza paura, in cui la cura non sia mai esposta all’odio, in cui la sanità sia un luogo di umanità e non di tensione.

La violenza non è mai una risposta. La cura, invece, lo è sempre.

Domenico Nardo

Presidente dell'"Associazione Culturale Rachele Nardo-LLFF", avvocato, docente di discipline giuridiche ed economiche presso gli Istituti Superiori di Secondo Grado, scrittore, conduttore radiofonico.

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