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Filtri a carboni attivi: caratteristiche e utilizzi

In ambito industriale e corporate, la qualità dell’aria non è solo una questione di comfort, infatti odori, vapori e contaminanti gassosi incidono su sicurezza, continuità di processo e perfino costi energetici. In questo ambito, i filtri a carbone attivi entrano in gioco quando ciò che va gestito è la componente molecolare, ovvero sostanze volatili e odorigeni che richiedono un principio diverso dalla filtrazione meccanica tradizionale. Abbiamo parlato di questa tipologia di filtri con gli esperti di FCR Filtrazione Condizionamento Riscaldamento S.r.l.

Filtri a carboni attivi: caratteristiche

Per capire come funziona un filtro a carboni attivi, bisogna partire dal materiale di cui è composto. Il carbone attivo nasce dalla carbonizzazione di materiali organici e da una successiva fase di attivazione, dove si crea una fitta rete di pori microscopici che aumenta enormemente la superficie disponibile per catturare le molecole. Il meccanismo chiave è l’adsorbimento (da non confondere con l’assorbimento), in cui le molecole vengono attirate e trattenute sulla superficie interna dei pori. In altre parole, la porosità diventa una sorta di parcheggio molecolare: è il motivo per cui il carbone attivo è impiegato da tempo nella filtrazione e oggi, grazie a processi più controllati, è diventato un media estremamente efficiente sia per aria che per acqua.

Un punto però che spesso è trascurato nella fase di scelta e quindi di acquisto di questa tipologia di filtri è che “carbone attivo” non significa sempre la stessa cosa: cambiano forma, quantità e soprattutto obiettivo. A tal proposito possiamo distinguere principalmente due obiettivi:

  • Per neutralizzare odori, il carbone viene spesso inserito in un supporto (cellulosa o sintetico) oppure in strutture multistrato;
  • Per bloccare vapori, gas tossici o sostanze pericolose, serve più carbone e serve tempo di contatto: per questo si usano soluzioni granulari o celle più compatte, progettate per garantire un tempo di trattamento adeguato.

Non dimentichiamo che l’attivazione può essere fisica o chimica e genera pori con dimensioni diverse, con effetti sul tipo di molecole che vengono trattenute e sulla dinamica di saturazione. Inoltre, i filtri possono essere potenziati con trattamenti chimici per ottimizzare la cattura di inquinanti specifici: ciò incide su performance e durata.

Filtri a carboni attivi: a cosa servono

I filtri a carbone attivi servono a ridurre contaminanti indesiderati nell’aria come i composti odorigeni e composti organici volatili (VOC/COV), come ad esempio (in ambiente indoor e industriale) idrogeno solforato, ammoniaca, aromatici e diversi COV tra cui acetone e benzene.

Quando dobbiamo decidere quale tipologia di filtro impiegare, dobbiamo domandarci quando la soluzione funziona davvero e quanto ci costa in esercizio. Qui entrano in gioco tre variabili operative, tutte decisive:

  • Portata e tempo di contatto. Se la portata è troppo alta rispetto alla capacità del filtro, l’aria attraversa il carbone troppo rapidamente, il contact time cala e l’efficienza scende. La raccomandazione pratica è scegliere un filtro con portata leggermente superiore a quella dell’aspiratore.
  • Umidità. Se l’umidità è elevata, il carbone tende ad adsorbire soprattutto acqua, penalizzando la cattura degli inquinanti target. Il suggerimento è di mantenere l’umidità sotto il 70% per evitare l’assorbimento di umidità nel filtro.
  • Saturazione e manutenzione. Quando i pori sono saturi, il carbone non trattiene più e può persino rilasciare parte di quanto precedentemente catturato. Ecco perché la sostituzione regolare non è un dettaglio di manutenzione, ma una misura di controllo del rischio. La durata tipica di questa tipologia di filtri è compresa tra 1.200 e 3.000 ore (variabile in funzione di diversi fattori) e richiama la possibilità, su alcuni modelli, di sostituire carbone e filtro interno mantenendo la struttura.

Un’ultima nota, utile in fase di progettazione, riguarda l’uso in sinergia con un prefiltro a monte (ad esempio un G4), che aiuta a evitare che particelle grossolane saturino e intasino i pori del carbone, mantenendo l’efficacia più a lungo: si tratta di un accorgimento semplice e spesso decisivo per trasformare un acquisto una tantum in una soluzione stabile e prevedibile nei costi.

I filtri a carbone attivi sono uno strumento concreto per la gestione di odori e contaminanti gassosi e funzionano bene quando sono scelti in base all’obiettivo corretto (odori vs gas più critici), quando dimensionati sulla portata, protetti da prefiltro e gestiti con manutenzione e sostituzioni coerenti con umidità e saturazione dell’ambiente.

Leggi anche l’articolo: Invecchiamento dei capelli: cause e rimedi

Sergio Pinto

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