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Dal 2026 obbligo di collegare POS e registratore telematico: cresce il malcontento tra i commercianti

A partire dal 2026 tutti gli esercenti saranno obbligati a collegare il POS al registratore telematico, una misura pensata dal Governo per rafforzare la lotta all’evasione fiscale. Una riforma che, nelle intenzioni, punta a rendere immediata la tracciabilità delle transazioni e a ridurre il margine per comportamenti irregolari.

Nella pratica, però, molti operatori economici sollevano perplessità. Secondo diverse categorie del commercio, chi evade realmente continuerà a farlo: non usa il POS, non emette scontrini e resterà comunque fuori dal perimetro dei controlli, indipendentemente dai nuovi obblighi. A essere coinvolti, invece, saranno soprattutto gli imprenditori già perfettamente tracciati, chiamati a sostenere ulteriori costi di adeguamento tecnico, aggiornamenti software e nuovi adempimenti burocratici.

Un sentimento diffuso tra negozianti e partite IVA è quello di un crescente squilibrio: chi rispetta le regole si trova sottoposto a verifiche e vincoli sempre più stringenti, mentre chi agisce nell’illegalità rimane spesso invisibile. Molti imprenditori non chiedono agevolazioni, ma equità: una pressione fiscale più sostenibile, un sistema contributivo meno gravoso, servizi pubblici più efficienti e una riduzione degli sprechi che finiscono per pesare su chi produce reddito in modo trasparente.

Gli esempi internazionali non mancano. Paesi come l’Estonia hanno puntato su una forte semplificazione delle norme fiscali e sulla digitalizzazione dei processi, rendendo più conveniente rimanere pienamente all’interno del sistema. Un approccio che ha portato a una significativa riduzione dell’evasione, favorendo al tempo stesso la crescita economica.

Secondo gli operatori, se l’obiettivo è migliorare l’efficienza del sistema Italia, la priorità dovrebbe essere individuare e colpire chi è realmente fuori dai radar, invece di aggiungere ostacoli a chi sostiene ogni giorno l’economia reale tra affitti, fornitori, personale, tasse e una concorrenza sempre più complessa.

Per molti, la strada per ridurre l’evasione passa da un ambiente più favorevole all’imprenditorialità e da regole che incoraggino la crescita anziché penalizzare la compliance. Le nuove norme, temono in tanti, rischiano invece di avere l’effetto opposto.

Gianluca Iannottta

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