L’ennesimo caso in Calabria e i ripetuti ritorni alle urne con costi elevati riportano alla ribalta un interrogativo mai risolto: le Regioni servono davvero?
Negli ultimi dieci anni, la spesa regionale è cresciuta di 89 miliardi di euro, l’equivalente di tre manovre finanziarie. Un incremento che stride con la qualità della gestione in settori cruciali come la sanità, dove l’amministrazione regionale ha spesso dimostrato un’inefficienza cronica. Direzioni generali e primariati vengono affidati secondo logiche politiche e clientelari, contribuendo a rendere il nostro sistema sanitario tra i più costosi e meno efficienti d’Europa.
In questo contesto, si fa strada un’idea radicale: superare il regionalismo. Potrebbero bastare i Comuni, supportati da un numero limitato di Province regionali o da macroaree sovraregionali (quattro o cinque al massimo), per garantire un’amministrazione più snella, economica e vicina ai cittadini.
Destinando anche solo un terzo delle attuali risorse regionali ai Comuni, si potrebbe rilanciare l’Italia partendo da una gestione locale più trasparente, partecipata e storicamente radicata nel nostro DNA comunale.
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