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Italia, il Paese dove i migliori restano ai margini.

Viviamo in una società dove il merito ha smesso di contare. Da oltre vent’anni assistiamo a un lento, ma costante, processo di smantellamento della cultura del merito e della competenza. La conferma è sotto gli occhi di tutti: gran parte delle posizioni verticistiche del settore pubblico sono finite, nel tempo, nelle mani di figure inadeguate. E non si parla di simpatia o antipatia personale, ma di risultati concreti. O, meglio, della loro assenza.

È sufficiente analizzare l’evoluzione di enti, istituzioni, amministrazioni pubbliche o aziende partecipate per rendersi conto che molte delle decisioni prese negli ultimi due decenni non hanno migliorato le cose. Anzi. Spesso ciò che di buono era stato costruito in passato è stato smantellato, cancellato o semplicemente ignorato. L’efficienza è stata sostituita dall’improvvisazione, la progettualità dalla gestione d’emergenza, la visione dall’opportunismo.

Nel frattempo, i migliori — quelli che avevano competenze reali, esperienze solide, risultati concreti — sono stati progressivamente messi da parte. Colpevoli, forse, di non essersi piegati, di non aver accettato le logiche clientelari, o semplicemente di non essere “organicamente funzionali” ai giochi di potere.

Al loro posto, sono avanzati personaggi che spesso, nei fatti, valgono zero. Ma che compensano il vuoto di sostanza con l’arroganza, la presunzione e un delirio di onnipotenza che sfiora il grottesco.

E attorno a loro, come in ogni sistema degenerato, si è consolidata la solita corte dei miracoli: lecchini, yes-men, opportunisti. Persone che, pur di avanzare, rinunciano a ogni dignità critica, riducendosi a esecutori silenziosi. Il pensiero indipendente è diventato una colpa, la fedeltà cieca una virtù.

In un contesto così malato, il declino è inevitabile. Il Paese non cresce, i servizi peggiorano, la qualità cala. Ma soprattutto si diffonde un senso di rassegnazione: la convinzione che nulla possa cambiare, perché il sistema premia chi si adegua e punisce chi prova a distinguersi.

È una fotografia amara, ma necessaria. Perché solo riconoscendo la realtà possiamo provare a invertire la rotta. E rimettere al centro ciò che davvero serve per costruire una società giusta, efficiente e sostenibile: il valore, il merito, la responsabilità.

(Paolo Fedele)

Paolo Fedele

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