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A Maierato i quaderni di Nonna Pina, memoria del passato che rientra nelle scienze psicologiche, storiche e sociali

Sarà presentato sabato prossimo 9 agosto alle ore 17, presso il Cas Falcone Borsellino di Maierato, l’opera della ricercatrice Maria Antonietta Silvaggio: I quaderni di Nonna Pina

I romantici videro nel popolo i depositari di autenticità e spontaneità in contrapposizione della fredda relazionalità illuminista. Questo portò ad una esaltazione della cultura popolare vista come espressione genuina dell’identità nazionale e alla riscoperta di usi e costumi, leggende e canti popolari, tradizione e linguaggio semplice che nel cantare la donna esprime paragoni con elementi astrologici (stelle, luna, sole), mondo floreale (rosa, giglio) e anche dal mondo animale (cerva, cerbiatto, ecc). Il folklore traduce quindi la cultura popolare che già James Macpherson diffondeva, attraverso il bardo galenico, con i Canti Ossianici. Di questa complessità letteraria fa parte l’opera di Maria Antonietta Silvaggio “I quaderni di Nonna Pina”, Adhoc editore, che verrà presentato sabato 9 agosto alle ore 17, presso il Cas di Maierato, promosso da movimento Over 50 presieduto dal Professore Fortunato Silvaggio e con il patrocinio dell’amministrazione Comunale. Un’opera che l’antropologo Teti, che ha curato l’introduzione, definisce “memoria del passato che rientra nelle scienze psicologiche, storiche e sociali”.

La narratrice della monumentale opera della Silvaggio è la suocera, Filippina Natale, Nonna Pina classe 1920, di San Gregorio d’Ippona nella provincia di Vibo Valentia. Una famiglia di benestanti, proprietari di una masseria dove si piega la schiena alla terra, si coltiva di tutto e si alleva il bestiame, compreso il maiale che permetteva di mangiare carne per tutto l’anno. Un lavoro che la famiglia di nonna Pina aumentava con le terre in fitto del barone Paparo giunto nelle terre vibonesi nel 1600 da Napoli.

Lo studio di Antonietta Silvaggio, in modo cronologico secondo gli eventi ripercorre con la memoria della suocera fatti e circostanze di una comunità che guardava alla scuola come luogo di riscatto; una comunità che ha affrontato il dramma dell’emigrazione che come una malattia entrò in ogni casa. Un lavoro prezioso per demologi, folkloristi, etnologi, antropologi e quanti lavorano con le scienze sociali. Un lavoro strutturato in modo accademico che diventa opportunità monografico nello studio e nelle osservazioni di una comunità, in questo caso San Gregorio d’Ippona a qualche chilometro da Vibo Veltia. In esso canti d’amore e di sdegno, proverbi, preghiere verso la madonna e i santi, racconti religiosi storie e leggende, filastrocche e indovinelli e molto altro ancora ripercorrono quei momenti che ci proiettano nell’identità tutta da leggere e codificare perché come dice Albert Camus “per comprendere un popolo davi capire come ama, come parla, come mangia” e tutto si intreccia nella narrazione della Silvaggio con dovizia di annotazioni i cui linguaggi dialetto/italiano divengono le coiné delle storie multiple riportate in questo lavoro.

Pino Cinquegrana

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