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Riflessioni di Mons. Giuseppe Fiorillo. Un comandamento nuovo: che vi amiate  gli uni e gli altri.

Carissime, carissimi celebriamo la 5ª domenica di Pasqua. Con questo brano del Vangelo di Giovanni della liturgia odierna inizia, nel Cenacolo, il discorso di addio di Gesù, rivolto. ai suoi. Ascoltiamo:
” Quando Giuda  fu uscito dal Cenacolo Gesù disse: <<Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato , e Dio  è stato glorificato in lui. Se  Dio  è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà, da parte sua e lo glorificherà subito. Figliuoli, ancora per poco, sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate  gli uni e gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo, tutti sapranno che siete miei  discepoli: se avete amore, gli uni verso gli altri>> (Giovanni 13, 31-35).
La cena Pasquale è ormai celebrata, secondo il rituale, previsto da Mosè. Si apre la porta del Cenacolo e Giuda esce per definire con i Sommi Sacerdoti la consegna del Maestro. L’Evangelista annota: “è notte”. Notte  nell’animo di Giuda. Notte  nelle trame degli Scribi e Farisei  che comprano il tradimento con 30 danari. Notte nei pensieri confusi degli Apostoli  nell’ascoltare il  Maestro  che parla di un partire  senza di loro.
Gesù nella  notte, in cui veniva tradito, affida il Nuovo Testamento, ai suoi con una parola affettuosa, carica di tenerezza:” Figliuoli, ancora per poco sono  con voi”.
Perché Nuovo Testamento? La Bibbia ha una grande narrazione  sull’ amore, ma sempre nella  reciprocità di un comune interesse: si amano i propri congiunti, quelli della propria tribù, quelli dello stesso popolo.
Nel Nuovo Testamento di Gesù c’è, invece,  l’annunzio di una visione di un amore  nuovo, un amore gratuito. “Amatevi gli uni gli altri  come io vi ho amato”. C’è un “come”, avverbio di relazione, che ci indica il modo come  amare, amare come Lui!
Amare come Lui che lava i  piedi, gesto  riservato ai servi della casa; che dà il boccone, nella cena  dell’amicizia, a Giuda, che sta per tradirlo. Che vede sempre il bello nella fragilità dell’esistenza: in  Simone di Giovanni vede la roccia sulla quale costruire la sua Chiesa; in Maria di Magdala, la donna, posseduta da sette demoni, vede la prima missionaria  della sua Resurrezione: “vai a riferire ai  miei discepoli che  sono risorto  e li aspetto in Galilea”; in Zaccheo, un ladro, arricchito, con la corruzione della gestione delle dogane di Gerico, vede un uomo che, per riparare il danno commesso, distribuisce le disoneste  ricchezze ai bisogni dei poveri.
Un amore, il suo, che vede sempre il buono e il bello nelle persone che incontra e mette olio di speranza  nella  lucerna della vita che sta per spegnersi.
“Amatevi, gli uni gli altri”.
I primi cristiani, come ci narra  la letteratura di quel tempo, hanno appreso così bene il messaggio del testamento di Gesù da far dire ai Pagani: volete
conoscere i cristiani? Guardate come si amano!
Oggi siamo lontani da questo vissuto dei primi cristiani, perché ci stiamo incamminando  velocemente “verso un lungo e  freddo inverno del  cuore e della ragione”. (Karl Rahner, teologo).
E  siamo ancora lontani, perché, oggi, il potere è sempre più’ nelle mani di chi controlla la finanza e  non nelle mani di chi( la buona politica) conosce il modo di spendere il denaro a favore delle primarie necessità delle comunità umane.
Buona domenica nel ricordarci che ” abbiamo bisogno tutti di molto amore per vivere bene”(J. Maritain).
*Don Giuseppe Fiorillo.
Vicario per il Clero della Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea
Assistente spirituale dell’ “Associazione Culturale Rachele Nardo-LLFF”
Mons. Giuseppe Fiorillo

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